menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"

domenica 25 giugno 2017

L' intelligencija borghese, lo Stato e la rivoluzione

E' morto Stefano Rodotà.
Non abbiamo mai condiviso l'idea d'una "democrazia reale" depurata dalla lotta tra le classi. Questa assenza concettuale è il limite dell'intelligencija borghese.
La società capitalistica, considerata nelle sue condizioni di sviluppo piú favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia piú o meno completa. Ma questa democrazia è sempre compressa nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico, e rimane sempre, in fondo, una democrazia per la minoranza, per le sole classi possidenti, per i soli ricchi La libertà, nella società capitalistica, rimane sempre, approssimativamente quella che fu nelle repubbliche dell'antica Grecia: la libertà per i proprietari di schiavi. Gli odierni schiavi salariati, in forza dello sfruttamento capitalistico, sono talmente soffocati dal bisogno e dalla miseria, che «hanno ben altro pel capo che la democrazia», «che la politica», sicché, nel corso ordinano e pacifico degli avvenimenti, la maggioranza della popolazione si trova tagliata fuori dalla vita politica e sociale. Democrazia per un'infima minoranza, democrazia per i ricchi: è questa la democrazia della società capitalistica. Se osserviamo piú da vicino il meccanismo della democrazia capitalistica, dovunque e sempre - sia nei «minuti», nei pretesi minuti particolari della legislazione elettorale (durata di domicilio, esclusione delle donne, ecc.), sia nel funzionamento delle istituzioni rappresentative, sia negli ostacoli che di fatto si frappongono al diritto di riunione (gli edifici pubblici non sono per i «poveri»!), sia nell'organizzazione puramente capitalistica della stampa quotidiana, ecc. vedremo restrizioni su restrizioni al democratismo. Queste restrizioni, eliminazioni, esclusioni, intralci per i poveri, sembrano minuti, soprattutto a coloro che non hanno mai conosciuto il bisogno e non hanno mai avvicinato le classi oppresse né la vita delle masse che le costituiscono (e sono i nove decimi, se non i novantanove centesimi dei pubblicisti e degli uomini politici borghesi), ma, sommate, queste restrizioni escludono i poveri dalla politica e dalla partecipazione attiva alla democrazia. Marx afferrò perfettamente questo tratto essenziale della democrazia capitalistica, quando, nella sua analisi della esperienza della Comune, disse: agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!
 (Lenin, Stato e Rivoluzione)

martedì 6 giugno 2017

Claudio Lolli: Il grande freddo

copertina dell'album Il grande freddo di Claudio LolliOtto brani e uno strumentale quelli che compongono Il grande freddo. Lo si potrebbe definire in tanti modi. In particolare per i testi che spesso galleggiano in quel fiume chiamato poesia. Filosofico, cinematografico, politico e personale sono gli aggettivi che potremmo usare ascoltando Il grande freddo che si presenta in tutta la sua delicatezza e profondità fin dalla grafica con cui l’artista salentino Enzo De Giorgi ha visualizzato i brani dell’album, “finestre pittoriche” come le ha definite lo stesso De Giorgi.
Claudio Lolli ritorna, in bello stile, dopo otto anni da Lovesongs (Storie di Note, 2009) e dopo undici da La scoperta dell’America (2006), l’ultimo disco di canzoni originali. E ci torna con Danilo Tomasetta (sassofoni) e Roberto Soldati (chitarre) musicisti del Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna con cui produsse l’indimenticabile “Ho visto anche degli zingari felici” del 1976. Con loro troviamo anche Felice Del Gaudio (basso e contrabasso), Lele Veronesi (batteria e percussioni), Pasquale Morgante (piano e tastiere) e Paolo Capodacqua (chitarra).
Claudio Lolli
Un disco armonioso, costruito con atmosfere leggiadre e ovattate, arrangiamenti di levatura necessari a sostenere un racconto che parte anche dall’animo. Quell’animo che sembra mancare alla nostra società perché mostra indifferenza invece che solidarietà, dove si fa fatica a trovare l’amore. Delicati tocchi di pianoforte in pochi passaggi arricchiti dal sax che lascia spazio alla riflessione  
copertina dell'album Il grande freddo di Claudio LolliE quanto amore sprecato negli autobus tra gente che potrebbe volersi bene perché siamo tutti umani e mortali nella natura e nelle sue catene E quanto amore sprecato negli autobus in questo circo di gente diversa per cui la vita è soltanto una lotta ma è troppo spesso una battaglia persa
Una semplice e lenta bossa nova in Gli uomini senza amore: parla di uomini e di solitudini. Prigioniero politico, molto poco politica, autobiografica, pennellate di disillusioni, riflessioni sui ricordi incastonati in un ritmo più veloce e che vede una bella chitarra elettrica nella seconda parte. Senza dubbio il gioiello del disco
E non importa la luce negli angeli né la bellezza di un sorriso equivoco ma nei tuoi occhi io ero un prigioniero politico E poi Sai com’è, una ballata con arpeggi lievi e la voce di Lolli che essa stessa diventa narrato, poesia, appunto la lettera che, postuma, il partigiano Giovanni indirizza alla moglie Nori, il cui nome di battaglia era Sandra. Ma ricordo non solo la guerra e il terrore in quei campi in montagna io ho visto dei fiori un miracolo assurdo che invita all’amore e di tutti quei fiori il più bello eri tu, era la Nori
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione
mentinfuga

Genere: cauntautorato Claudio Lolli Il grande freddo
etichetta: La Tempesta Dischi
data di uscita: 19 maggio 2017
brani: 9 durata: 48:35 cd: singolo

sabato 27 maggio 2017

Note per la cultura - 7 - A volte capita di pensare, scrivere, agire ...

Stupido è chi lo stupido fa!” questa è la frase che Tom Hanks nei panni di Forrest Gump usava per difendersi (intelligentemente) dagli attacchi di chi lo etichettava come stupido nell’omonimo film di Robert Zemeckis (1994).

Forrest aveva ragione perché il concetto di stupidità umana (argomento purtroppo vastissimo e ancora inesplorato adeguatamente dal punto di vista bio-psichico) è relativo e spesso utilizzato a sproposito: quasi sempre sono gli atti, le decisioni, le prese di posizione ed i dogmatismi a essere stupidi, in pratica i comportamenti, a configurare l'essere stupido. Si può essere stupidi di natura, ma spesso lo si è per propria volontà. Lo si è sopratutto quando si tradisce la fiducia degli altri ed intenzionalmente si adottano specifici atteggiamenti negativi denunciando uno stato alterato di coscienza.
Il termine deriva dal latino stupĭdus, derivato di stupēre «stupire»; in letteratura trasla nel significato di “preso da stupore, attonito, sbalordito”; ”che è in una condizione d’incapacità o insensibilità indotta da meraviglia, sorpresa, o da altre cause fisiche o morali”; Dante scrive “Non altrimenti stupido si turba Lo montanaro, e rimirando ammuta, Quando rozzo e salvatico s’inurba“; Manzoni: “sopportiamo non rassegnati ma stupidi il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile”. Nel significato di torpido, ottuso, o che induce uno stato di torpore, di ottundimento dei sensi o dell’intelletto, l'usa il Parini: “Non più serti di rose ... Ma stupido papavero, grondante Di crassa onda letea; come il vate: “succedeva al sopore stupido la quiete naturale del sonno” (D’Annunzio). Nell’uso comune: che ha, o denota, scarsissima intelligenza, lentezza e fatica nell’apprendere, ottusità di mente.
Quando s'affermò la teoria delle intelligenze multiple che sostiene la contestuale esistenza di altre diverse forme di intelligenza oltre a quelle logico-matematica e linguistica (Howard Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza, 1987, 2002), sfidando il tradizionale punto di vista sull’intelligenza considerata come una capacità unitaria che può essere misurata attraverso i tests (tanto cari agli obnubilati INVALSI), non si era ancora pronti a degustare l'idea secondo la quale, nell'intrico delle connessioni neurologiche ove risiedono le localizzazioni neurofisiologiche delle competenze intellettuali autonome, c'è possibilità di altrettante plurime espressioni di ignoranza, ottusità, confusione, offuscamento, deficienza con il corollario di aberranti cedimenti psico-sociali (stereotipi e pregiudizi) e morali (disonestà intellettuale).
Spesso non ci si rende conto, ma la stupidità la si incontra, la si sopporta, la si combatte. Quando affiora il malessere relazionale, la concausa più pervasiva risiede nel comportamento dell'interlocutore portatore di stupidità. Per quanto riguarda i luoghi di produzione culturale – come la scuola, l'Università, l'intelligencija "diffusa" – le condotte evidenziate sono poste al centro di una dissennatezza generalizzata; tale irragionevolezza è data per lo più dalla compresenza d'una lacerazione di una memoria comune (rif. a paraocchi equini) e dallo smarrimento di ogni tensione morale (mors tua vita mea). Spesso la condizione di insania (contraddizioni tra pensiero, eloquio ed azioni) genera edulcorate narrazioni delle situazioni e le voci narranti producono menzogne. Si, è constatabile la contestuale presenza di “formazione culturale” e “stupidità”. Ciascun contributo di balordaggine, qualsiasi reperto d'una quotidianità pregna di oltraggio all'intelligenza, mira a mostrare come alcuni esiti tragici dello scivolamento dal “sapere” all'“essere come se non si sapesse” siano il precipitato di percorsi ritenuti normali, nonostante siano manifestamente la costituzione in medias res di rapporti miopi e poco avveduti. Percorsi sociali e professionali in cui gradualmente i saperi agiti – forse unico caso di autentica inter-transdisciplinarietà ! – nell’apparente e rassicurante oggettività ed equidistanza dalle loro formulazioni, hanno scavato il terreno su cui sono radicate le più rigorose e violente forme di stupidità sociale, perchè in rari casi si vive come il proprio sapere (consentirebbe). Anzi, quante più nozioni si posseggono, tanto più convenzionale ed incolta è la mentalità. Paradossale ?
Non più di tanto, considerata l'esperienza quotidiana.
Il dipanarsi della vicenda della mediazione tra l’essere ed il dover essere, nel percorso di consolidamento delle identità individuali e delle relazioni attori-mondo, lacera il “velo di Maya” che non è più sufficiente a coprire l'immonda ambiguità borghese. Identità, negazione ed alterità soffocata dalla stupidità diffusa, dislocate sul terreno bifronte della contrapposizione e della interiorizzazione reciproca, divengono coefficienti di una percezione di sé e dell’altro che deroga dal processo controverso dell’organizzazione dell’umano. Come si fa – testardamente – a non capire che il diaframma delle identità è via via aperto, seppure indefinitivamente, attraverso l’apporto della dialettica, sino a rivolgere la consapevolezza filosofica dell’essere, di là dai confini dell’autosufficienza, alla sua natura intimamente relazionale. É la stupidità, bellezza ! Stupidità ignara del fatto che il rispecchiamento di Sé nell’altro da Sé diviene, a diversa ragione, catalizzatore del superamento dell’autarchia del soggetto ed elemento qualificante il ruolo delle dinamiche di riconoscimento/misconoscimento nell’ambito della riflessione per migliorarsi. Da questa prospettiva, certo, ben si comprende come un’identità morbosamente bloccata, deprivata del rapporto con la propria base emozionale, “possa volgere tale struttura interiore di terrore e dominio in un terrorismo esterno, avendo proiettato e collocato nell’altro il fondo negativo della propria identità”.
Si tratta di prendere atto, nelle more dell’incipiente giuridicizzazione (la gabbia della formalità costituita) della società occidentale, il senso e la misura di un percorso mai domo di implementazione culturale, di incubazione progressiva e discontinua di stupidità che si mette in gioco e ragione. L’ignoranza dell'altro, innervata a ridosso dell’anticollettivismo premoderno, raccogliendo la vernacolare eredità medievale, precipita negli interstizi della contesa, giuridica ma non soltanto giuridica, tra civiltà e ignoranza. Per ora, nel contesto dato, si mostra solo una perniciosa penetrazione del pregiudizio nei luoghi della ragione.
Sono eliminabili la stupidità e le stereotipie ? È questo l’interrogativo che va acclarato, indagando tra i refusi della dia-logicità di matrice discriminatoria, tutt'altro, quindi, che inclusiva. Emergono intendimenti neotribali ed una diversificata nefasta progettualità che tende al “potere”, quand’anche intrise della medesima cifra di intolleranza e disprezzo dell’alterità. La maniera “civile” borghese è la foglia di fico d'una prassi dell'introversione che connota l’approdo di alcuni "operatori della cultura", unitamente ad altri profili professionali, nel porto sicuro del conservatorismo e della negazione della collaboratività, nel gruppale appello mistico e disperato alla resurrezione dell'innocuità del fare fine a se stesso, nell'ebbra coalizione contro presenze scomode non essendo più in grado di convivere neanche con la rituale tolleranza.
Contro quanto descritto, se il celebre dipinto “L'urlo” (1893) del pittore norvegese Edvard Munch stenta a conservare la sua alta dignità storico-artistica, il semplice urlo dolente ed antagonista formato black bloc fa la sua figura. Purtroppo, non ancora del tutto agli occhi degli stupidi.
La ragione ci comanda più imperiosamente assai d’un padrone;
perché disobbedendo al padrone, sarai disgraziato;
ma disobbedendo alla ragione, sarai uno sciocco - Blaise Pascal

giovedì 11 maggio 2017

IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE ... 20 maggio 2017 sulla costa adriatica

IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE

MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA

Progetto d’Alternaza scuola / lavoro (c. 33 – 43 L. n°ー 107/2015) Classe IV “C” Liceo delle Scienze umane « LA FILIERA DELLA CONOSCENZA – Produzione e commercializzazione del libro dalla cultura gutenberghiana a quella digitale » – Step: POSEIDON CULTURE Conservation plan – Il mio nome è corto, Corto Maltese” a cura del Centro di educazione e formazione S. Giorgio Scuola Cooperativa sociale a mutualità prevalente. Invito alla partecipazione all’iniziativa formativo-culturale di Sabato 20 Maggio 2017.

50 anni del personaggio di Corto Maltese

nato dalla creatività di HUGO PRATT

Sabato 20 Maggio 2017

Costa dei Trabocchi FOSSACESIA (CH) ORE 8:30
TRABOCCO PALOMBO ORE 13:30
VILLA MAYER – PARCO DEI PRIORI – FOSSACESIA (CH) ORE 16:00
(di fronte all’Abbazia di S. Giovanni in Venere)
Disegni di Piero Caruso – Immagini di Hugo Pratt – Film Produzione ITALIA-FRANCIA
Musica live: Simone D’Andreagiovanni (chitarra classica)
Simone Marini (fisarmonica e bandoneón)
Aspetti organizzativi e d’animazione
a cura della Classe IV Sez. “C” Liceo delle Scienze umane
in attività d’alternanza scuola – lavoro
Organizzazione:
SAN GIORGIO SCUOLA EDUCAFORM – PESCARA
LICEO STATALE G. MARCONI di PESCARA
TEMA CONDUTTORE: Conoscenza del personaggio CORTO MALTESE, (Marco Steiner ha lavorato per ben 13 anni con HUGO PRATT) – Propensione al VIAGGIO, curiosità verso il MISTERO, inclinazione a guardare oltre le apparenze. Corto, moderno Ulisse s’inserisce nella costellazione dei grandi viaggiatori, dei visionari che sognano la magia dell’oriente, degli uomini che considerano l’AVVENTURA come una pulsazione essenziale per creare e rigenerare la vita stessa, di coloro che considerano il viaggio non come raggiungimento di una meta, ma come un percorso fisico e spirituale. La Curiosità di Corto Maltese è importante per affrontare percorsi che rasentano il limite tra sogno e follia perché sa che ogni cambiamento non sarà altro che un ulteriore passaggio. Tra le letture preferite di Corto (anche se spesso lo fa addormentare) c’è L’Utopia di Tommaso Moro, filosofo londinese. Non è un caso. In quel libro si narra di un navigatore, tal Raffaele Itlodeo, che scopre un’isola ideale, l’isola di Utopia, appunto, che vuol dire “In nessun luogo”. Tommaso Moro denunciava le società che prima creano i ladri e poi li puniscono. Corto invece ci vive tra i ladri, senza illusioni. Combatte i criminali perchè fanno venale mercimonio di tutto ciò che nutre i sogni, cioè la vita.
“…Tutti gli uomini sognano, ma non nello stesso modo. Quelli che sognano di notte, nelle pieghe polverose dei loro pensieri, si svegliano di giorno e sognano che tutto era vanità. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, poiché possono vivere il loro sogno ad occhi aperti per renderlo possibile” (Rif. a T. E. Lawrence)
INTERVENTI:
  • MARCO STEINER – SCRITTORE DEI ROMANZI «OLTREMARE», «IL CORVO DI PIETRA» e «L’ULTIMA PISTA», SELLERIO, PALERMO, CADMO, FIRENZE
  • PIERO CARUSO RICERCATORE SCIENTIFICO IN CIVILTÀ E SOCIETÀ DEL MEDITERRANEO
  • GIOVANNI DURSI DOCENTE M.I.U.R di Filosofia e Scienze umane: Il viaggio: Aspetti antropici, biopsichici e filosofici
  • BARBARA FRANCESCA PAMBIANCHIPROGETTO POSEIDON SAN GIORGIO SCUOLA di PESCARA
  • MARIA DI DEDDADOCENTE M.I.U.R di Filosofia e Scienze umane: Referente Progetto d’A SL « LA FILIERA DELLA CONOSCENZA – Produzione e commercializzazione del libro dalla cultura gutenberghiana a quella digitale »
MUSICHE:
  • SIMONE D’ANDREAGIOVANNI Esecuzione di brani con la chitarra classica
  • SIMONE MARINI – Esecuzione di brani con fisarmonica e bandoneón
MOSTRA d’acquerelli e tempere su CORTO MALTESE dell’artista PIERO CARUSO (Collezione privata 2013-2017)
IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE
MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA
50 anni del personaggio di Corto Maltese
nato dalla creatività di HUGO PRATT
Sabato 20 Maggio 2017

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

SABATO 20 MAGGIO 2017 Dalle 8:30 alle 20.30 – COSTA DEI TRABOCCHI
● RITROVO PRESSO SEDE LICEO MARCONI ORE 8:30
● PARTENZA degli studenti in AUTOBUS PER IL BORGO ACQUABELLA RISERVA NATURALE ACQUABELLA ORTONA ORE 8:45
● ARRIVO AL BORGO DEI PESCATORI DEL 1700 CONTRADA MORO ORE 9:45
● PASSEGGIATA STORICA E NATURALISTA FINO ALLE ORE 12:00 (BASILICA DI SAN MARCO-BORGO- STORIA DEI PESCATORI dell’800 e 900)
● PARTENZA PER IL TRABOCCO PALOMBO (FOSSACESIA MARE) – INCONTRO CON I RELATORI – TECNICHE DI PESCA E FUNZIONAMENTO DEL TRABOCCO DALLE ORE 12:00 alle ORE 13;:00
● PRANZO COMUNITARIO SUL TRABOCCO CON L’AUTORE MARCO STEINER ORE 13:30 – 15:30 (per la scuola: euro 20 a persona per tutti i partecipanti, max n° 60)
● PRESENTAZIONE “IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE” DALLE Ore 16:00 alle 19:00 presso IL PARCO DEI PRIORI DI FOSSACESIA (CH) VILLA MAYER – VISITA DELL’ABAZZIA DI SAN GIOVANNI IN VENERE (XII SECOLO) DALLE Ore 19.00 alle 20:00
● PARTENZA PER PESCARA LICEO MARCONI ARRIVO PREVISTO Ore 20.15 circa.
Aspetti organizzativi e d’animazione a cura della Classe IV sez. “C” Liceo delle Scienze umane in attività d’alternanza scuola – lavoro
PATROCINIO e SPONSOR DELLA MANIFESTAZIONE
COMUNE DI FOSSACESIA (CHIETI) – Patrocinio
B/B VILLA LETIZIA PESCARA
BRUNO VERI’ COSTA DEI TRABOCCHI – FOSSACESIA (CH)
PROGETTO POSEIDON SAN GIORGIO SCUOLA
Nel corso del secondo anno di attività d’alternanza scuola – lavoro (c. 33 – 43 L. n°ー 107/2015) della Classe IV “C” Liceo delle Scienze umane, la collaborazione con il Centro di educazione e formazione S. Giorgio – nella realizzazione del percorso progettato, attuato, verificato e valutato, sotto la responsabilità dell’Istituzione scolastica, sulla base di apposite convenzioni – genera un successivo step che valorizza l’apprendimento degli studenti relativo ad una circostanza organizzativa di un evento culturale agendo con forte valenza orientativa correlata al “Repertorio delle qualificazioni e dei profili professionali della Regione Abruzzo” (Giunta regionale d’Abruzzo – Dipartimento sviluppo economico, politiche del lavoro, istruzione, ricerca e università), definite in coerenza con le indicazioni comunitarie e le disposizioni nazionali vigenti.
In particolare, nell’intera giornata di Sabato 20 Maggio 2017, gli studenti saranno impegnati nella realizzazione d’attività d’animazione culturale, finalizzate al rafforzamento della conoscenza del territorio e delle competenze relazionale ed organizzativa (gestire le informazioni e risorse disponibili, attuare ed eseguire compiti previsti, risolvere problemi e gestire i comportamenti) volte alla necessità di mantenere un tessuto sociale vivo, di valorizzare le tradizioni culturali, il patrimonio paesaggistico, specificità locali e contemporaneamente far dialogare questa valorizzazione con quella delle culture d’altra provenienza, in questo caso, artisticamente, letterariamente e storicamente evocate.
La giornata rappresenta un’opportunità di
  1. conoscenza del personaggio Corto Maltese, (sarà presente Marco Steiner che ha lavorato per ben 13 anni con Hugo Pratt che presenterà “Il mio nome è corto, Corto Maltese” – MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA 50 anni del personaggio di Corto Maltese nato dalla creatività di Hugo Pratt),
  2. verificare la propensione al viaggio, l’esercizio della curiosità verso l’ignoto e l’inclinazione a guardare oltre le apparenze
  3. attraversare ed esplorare il BORGO ACQUABELLA RISERVA NATURALE ACQUABELLA di ORTONA, il Borgo dei pescatori (1700) in CONTRADA MORO, il Trabocco PALOMBO (Fossacesia al mare) e la passeggiata storico-naturalistica, contestualizzando il personaggio di Corto, moderno Ulisse, inserendolo nella costellazione dei grandi viaggiatori, dei visionari che immaginano la realtà d’Oriente
  4. valorizzare l’aspetto d’impresa degli uomini che considerano l’avventura come una pulsione essenziale per creare e rigenerare la vita stessa
  5. di considerare il viaggio non come raggiungimento di una meta, ma come un percorso fisico e spirituale coessenziale all’adattamento esistenziale contemporaneo

Il compito di realtà «avente caratteristiche di complessità di trasversalità» che gli studenti affrontano con tale iniziativa formativa «trasferendo procedure e condotte cognitive in contesti e ambiti di riferimento moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica … [costituendo] il prodotto finale degli alunni su cui si basa la valutazione» (Linee guida), si presta alla corale partecipazione di tutti i Docenti, degli operatori dell'informazione e della promozione culturale e di tutti coloro interessati che dovranno segnalare alla Prof.ssa M. Di Dedda la loro adesione all’iniziativa.

sabato 6 maggio 2017

EMERGENZE E RESILIENZA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA

Il convegno “EMERGENZE E RESILIENZA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA” è promosso dall’Associazione P.E.A. (Psicologi Emergenza Abruzzo) e dal Centro Culturale SPAZIOPIÙ, realtà entrambe motivate a sviluppare una visione integrata basata sui fattori di protezione e valorizzazione della persona e della comunità. A seguito di esperienze maturate sul campo è nata l’esigenza di un confronto pubblico sul tema della RESILIENZA. Per resilienza – concetto affermatosi sempre più nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali – si intende la capacità individuale di affrontare/superare le difficoltà e, in senso più ampio e variabile, la capacità di coping e di un buon adattamento della comunità nonostante l’esposizione a fattori di rischio, stress, traumi. Finalità della giornata sarà, quindi, quella di introdurre il concetto di COMUNITÀ  RESILIENTE, per evidenziare le possibili reazioni positive delle singole persone e dei gruppi agli eventi critici: secondo quest’ottica le comunità sono competenti e capaci di catalizzare le risorse necessarie per reagire agli eventi stressanti

FINALITA’
Il convegno vuole promuovere un confronto/condivisione tra le figure professionali coinvolte nel processo di prevenzione e superamento degli eventi critici, dal punto di vista sia individuale sia collettivo e nell’ambito del contesto pubblico e privato. Il concetto di resilienza di comunità muove, infatti, dalla scelta di lavorare in rete nella medesima direzione: quella dello stimolare le potenzialità creative del sistema sociale in risposta alle avversità, per raggiungere un nuovo equilibrio qualitativamente migliore rispetto all’originario

OBIETTIVI
  • Approfondire i concetti di resilienza e comunità resiliente
  • Conoscere l’identità lavorativa e le esperienze delle diverse figure che operano nel processo della prevenzione e della gestione dell’emergenza
  • Realizzare un confronto produttivo tra i know how degli operatori del sistema pubblico e privato
  • Contribuire a creare un clima di collaborazione, fiducia, flessibilità ed integrazione in un sistema di prevenzione competente ed efficace
  • Valorizzare la formazione come requisito di eccellenza

DESTINATARI
Per rispondere a possibili circostanze critiche è importante la preparazione non solo degli operatori dell’emergenza ma anche delle persone che compongono una comunità. Diventa, pertanto, essenziale il coinvolgimento non solo gli addetti ai lavori ma anche dei cittadini, nella convinzione che le singole persone e le comunità siano protagonisti attivi della promozione di comportamenti e reazioni pro-attive in un’ottica di resilienza e di empowerment di comunità

PROGRAMMA

Ore 9:30: Saluti delle Autorità
Dott. Tancredi Di Iullo, Presidente Ordine Psicologi Abruzzo
Dott. Mario Mazzocca, Assessore Regionale Protezione Civile
Dott. Antonio Blasioli, Vicesindaco con delega alla Protezione Civile – Comune di Pescara
Ore 9:40: “La protezione civile: cultura della prevenzione e adattamento al cambiamento climatico”  Dott. Mario Mazzocca Assessore Regionale Protezione Civile
Ore 10:00: Apertura lavori
“Rinascere nel cambiamento: una visione d’insieme per integrare le competenze”  Dott.ssa Federica Angelone, Direttivo SpazioPiù, socio Pea, Psicologa Psicoterapeuta Bioenergetica, Counselor; Dott.ssa Monica Isabella Ventura, Presidente Pea, socio SpazioPiù, Psicologa Psicoterapueta Bioenergetica, Esperta in Disaster Management
Ore 10:20: “Psicobiologia: resilienza e coscienza”  Dr.ssa Anna Rita Iannetti, Medico di Prevenzione Ausl Pescara, Esperto in Psicobiologia, Master in PNEI, Master in Medicina Biointegrata, Master in Ottimizzazione NeuroPsicoFisica e CRM Terapia
Ore 10:40: “Il Dispatch: dal dramma alla risposta” – Dr. Adamo Mancinelli,  Medico 118 Chieti, Responsabile Maxiemergenze Asl Chieti
11:00 – 11:15: Pausa caffè
Ore 11:15: La strada ed i rischi correlati. La resilienza negli operatori di Polizia Locale”  Dott.ssa Nicoletta Romanelli, Psicologa, Criminologa, CTU Tribunale di Sulmona, Consulente Polizia Locale, Socio Pea
Ore 11:35: Sostegno tra pari: aumentare la resilienza organizzativa e del singolo”  Dott. Berardino Beccia, D.G.S. Vice Dirigente Corpo Nazionale Vigili del Fuoco L’Aquila, Laurea triennale Psicologia, Master in Counseling dell’ Emergenza, Referente Nazionale per il Supporto Pari a Rigopiano
Ore 11:55: Più forze, un’unica direzione” – Stefano Nieddu, Scrittore e Formatore
Ore 12.15: Resilienza e Security” – Rosario Bonomo, Esperto in Security Consultant
Ore 12:35: Resilienza vs Happiness” – Alessandro Rasetta, PhD, Sociologo, Giornalista pubblicista, Innovation Manager, Corporate Happiness Consultant, Liaison Officier for PhD in Business and Behavioral Sciences at University G. D’Annunzio, CH-PE
Ore 12:55- 13:30: Discussione
Ore 13:30-14:30: Pausa Pranzo
Ore 14:30: “L’assistente sociale come esempio di rete e assistenza alla persona”  Dott.ssa Francesca Ficorilli, Assistente Sociale Coop. Sociale Horizon Service, Sulmona (AQ) 
Ore 14:50: “Nekyia: la rinuncia alla paura e la scelta di se stessi. Esperienze di resilienza  Dott.ssa Federica Angelone, Direttivo SpazioPiù, Socio Pea, Psicologa Psicoterapeuta Bioenergetica, Counselor
Ore 15:10: Sostenersi nel gruppo, navigare in emergenza”  Dott.ssa Monica Isabella Ventura, Presidente Pea, socio SpazioPiù, Psicologa Psicoterapueta Bioenergetica, Esperta in Disaster Management
Ore 15:30:  “Gruppo e Resilienza … Istruzioni per l’uso!”  Dott. Sebastiano Carticiano, Consigliere Pea, Psicologo, Psicologo Formatore Esperto in emergenza e formazione dei gruppi, Psicologo dello Sport
Ore 16:15: Equilibrio emozionale per i soccorritori attraverso la pratica della coerenza cardiaca”  Dr.ssa Silvia Di Luzio, Medico Chirurgo, Cardialoga Ausl Pescara, Formatrice, Mbit Coach
Ore 17:00: Dalla vulnerabilità alla Resilienza: il ruolo dei processi informativi, formativi e comunicativi in ambito organizzativo e sociale”  Dott. Luigi De Luca, Direttore del Centro di Formazione nazionale dei Vigili del Fuoco di Catania. Sociologo e Counselor, esperto nella relazione d’aiuto. Master in Psicologia dell’emergenza e Psicotraumatologia
Ore 17:20-18:00: Dibattito
Ore 18.00: Chiusura dei Lavori
spaziopiù

martedì 2 maggio 2017

Giovane poesia che s'apre alla realtà

Una volta aperto il volume  - MARGINI, Edizioni Tabula fati, Chieti, Maggio 2017 - ed entrati nell’immaginario poetico di FrancescoTorlontano, si pende dalle labbra, pardon, dalla penna di un giovane uomo che, poco più che un ragazzo, scrive con la consapevolezza e la disinvoltura di un adulto. Il suo stile diventa fin dai primi versi la bussola potente e imperiosa per orientarsi in un labirinto di esperienze tali nel duplice senso della parola: la capacità di esperire la realtà e le sue forme in modo quasi sinestetico, ma anche quella di sperimentare la trasfigurazione (anche grafica, come avviene nel caso di Nomi), della quotidianità nel simbolismo.
E tuttavia questo gusto dello sperimentalismo non si rivela mai vuoto né tantomeno fine a se stesso: piuttosto, sembra uno di quei passepartout universali che Francesco utilizza per interpretare, e in certi casi riscattare, situazioni, persone, luoghi, relazioni. Che sono situazioni, persone, luoghi, relazioni reali eppure, nello stesso tempo, altre.

Così, come dotato di una telecamera virtuale, Francesco parte dal dettaglio, all’apparenza insignificante, e, verso dopo verso, mette a fuoco la scena che però, a quel punto, è la sua scena. Con metodo, e aggirandosi nel vasto caleidoscopio dell’amore (Tra i tuoi seni) e degli affetti in genere (Se mi dai un’altra possibilità), del detto e del non detto (Prassi), della normalità (Colazione domenicale) e, addirittura, dell’a tal punto radicale da essere estremo (Cristo).

A colpire di più, allora, è che per l'Autore i versi non sono un semplice divertissement o l’effusione delle proprie emozioni in metrica, cosa che potrebbe non interessare affatto il lettore. Piuttosto, le sue poesie diventano le tracce e il segno tangibile di un percorso in cui la poesia ha il valore di aprirsi alla realtà, di caricarla di significato o, che è uguale, di scoprirlo. E così, gli ipermetri e la prosa poetica, tanto per citare degli esempi, introdotti con tanta perizia, diventano strumenti e riflessi di un universo poetico complesso, che si rivela attraverso immagini lapidarie e clausole che sorprendono il lettore come veri e propri colpi di teatro.

Queste immagini, a volte, feriscono addirittura, nella loro ruvidezza, chi legge. C’è qualcosa di estremamente nuovo eppure dal sapore antico in ciò ma, di certo, l’unica sensazione che non si può provare di fronte a questa prima prova dell’Autore è l’indifferenza.
Prof. G. Giuliani

mercoledì 26 aprile 2017

Classifiche sulla libertà di stampa

World Press Freedom Index
The 2017 World Press Freedom Index compiled by Reporters Without Borders (RSF) reflects a world in which attacks on the media have become commonplace and strongmen are on the rise. We have reached the age of post-truth, propaganda, and suppression of freedoms – especially in democracies.
L’organizzazione non governativa Reporter Senza Frontiere (RSF) ha pubblicato il “World Press Freedom Index” del 2017, la classifica annuale che sostiene di ordinare i paesi del mondo sulla base di quanto è libera la loro stampa. L’Italia quest’anno è al 52° posto su 180, recuperando 25 posti rispetto al 2016 (quando era al 77° posto). Ai primi posti ci sono Norvegia, Svezia, Finlandia (che ha ceduto il primo posto, che deteneva da sei anni, a causa di «pressioni politiche e conflitti d’interesse»). L’ultima nazione in classifica è la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea (la Turchia è al 155° posto). Davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia: per esempio al 42° posto, nella stessa posizione del 2016, c’è il Burkina Faso, un paese che non ha grandi organizzazioni editoriali e dove negli ultimi anni si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida e dove l’anno scorso si sono tenute le prime elezioni democratiche in 27 anni (il Burkina Faso ha incredibilmente ottenuto posizioni in classifica superiori all’Italia anche quando era una dittatura).
La metodologia utilizzata da RSF per stilare la classifica segue alcuni criteri qualitativi e altri quantitativi. RSF distribuisce un questionario tradotto in 20 lingue ai suoi partner in tutto il mondo: sono associazioni, gruppi e singoli giornalisti, scelti a discrezione di RSF. La lista dei partner non viene diffusa (per proteggerli, dice RSF). Questi partner rispondono alle 87 domande raggruppate in sette argomenti assegnando un punteggio. Gli argomenti sono: pluralismo, indipendenza dei media, contesto e autocensura, legislatura, trasparenza, infrastrutture e abusi. I vari punteggi vengono “pesati” diversamente con una complicata formula matematica con la quale, in base ai primi sei argomenti, si ottiene un primo punteggio, il cosiddetto “ScoA”.
Il secondo punteggio viene elaborato tenendo conto del numero di giornalisti uccisi nel paese, di quelli arrestati, di quelli minacciati e di quelli licenziati. Anche questi valori vengono pesati in maniera differente: un giornalista ucciso conta più di un giornalista arrestato, per esempio. Il risultato di questa formula viene a sua volta inserito in un’altra formula insieme allo “ScoA”. Dati quantitativi su violenze e minacce sommati allo “ScoA” producono il secondo punteggio, lo “ScoB”. Nello “ScoB” l’analisi quantitativa sugli abusi pesa per il 20 per cento, mentre il resto del punteggio deriva dallo “ScoA”. Nella classifica finale, RSF utilizza il dato più alto tra “ScoA” e “ScoB”. La mappa viene infine colorata in base ai punteggi ricevuti: da 0 a 15 punti “buono” (colore giallo chiaro), da 15,01 a 25 punti “abbastanza buono” (colore giallo), da 25,01 a 35 punti “problematico” (colore arancione, l’Italia sta qui), da 35,01 a 55 punti: “grave” (colore rosso), da 55,01 a 100 punti “molto grave” (colore nero).
È un metodo molto complesso, che RSF ha raffinato nel corso degli anni – un grosso cambiamento di metodologia è avvenuto nel 2013 – e che è stato discusso e criticato su diverse riviste specializzate. La cosa più importante da capire è che si basa in gran parte sulle opinioni soggettive di enti e persone scelte da RSF, e questo ha causato negli anni diverse critiche. RSF è stata accusata di avere tra i suoi partner personaggi legati all’opposizione cubana e venezuelana, per esempio, che quindi nel valutare i loro paesi potrebbero non essere stati completamente obiettivi; cose simili possono essere successe anche in altri paesi. Gran parte del punteggio – almeno l’80 per cento – deriva dalle valutazioni dei partner di RSF ed è quindi influenzato dalla loro sensibilità personale e dal loro contesto: un “4” assegnato in Italia, insomma, non ha necessariamente lo stesso valore di un “4” assegnato in Burkina Faso.
Di certo la metodologia rischia di portare a risultati bizzarri o difficilmente spiegabili. Tra il 2013 e il 2014 per esempio, l’Italia aveva perso 24 posizioni in un solo anno, scendendo dal 49° al 73° posto. Tra le ragioni fornite da RSF per questo calo c’era stato un aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti, con «un grande incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili». Erano aumentate anche le cause di diffamazione che RSF giudicava infondate, passate da 84 nel 2013 a 129 nei primi dieci mesi del 2014. Per il 2015, l’anno a cui si riferiva il rapporto dello scorso anno, RSF non era scesa altrettanto nei dettagli per spiegare un’ulteriore perdita di quattro posti in classifica, ma segnalava comunque altre motivazioni: il numero di giornalisti sotto protezione della polizia (tra i 30 e i 50, ma il rapporto lo diceva citando Repubblica) e il processo in cui erano coinvolti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, giornalisti autori di due libri sugli scandali nella Chiesa cattolica. Il processo di Nuzzi e Fittipaldi aveva influito negativamente sul punteggio italiano anche se, di fatto, avveniva in uno stato che non era l’Italia bensì il Vaticano. Nuzzi e Fittipaldi sono stati poi assolti.
Nel rapporto appena uscito, Reporter Senza Frontiere scrive che comunque l’Italia si trova al 52° posto perché sei giornalisti sono ancora sotto protezione avendo ricevuto minacce di morte soprattutto da parte della mafia o di gruppi fondamentalisti e perché il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali, fisiche e minacce) è allarmante, soprattutto a causa di «politici che non esitano a colpire pubblicamente i giornalisti che non amano». Il rapporto cita esplicitamente Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle tra gli autori di queste minacce. Si dice poi che i giornalisti si sentono in generale sotto pressione da parte dei politici, che sempre di più scelgono di censurarsi e che nel sud del paese si devono confrontare con gruppi mafiosi e bande criminali locali. Infine, si parla del disegno di legge presentato dalla senatrice Doris Lo Moro del PD sul contrasto alle intimidazioni agli amministratori locali, licenziato nel giugno del 2016 dalla commissione Giustizia del Senato. La proposta è stata approvata al Senato e dal 17 aprile scorso è in corso di esame alla commissione Giustizia della Camera: l’articolo 3 dice che «Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 582, 595, 610, 612 e 635 sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso ai danni di un componente di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario a causa dell’adempimento del mandato, delle funzioni o del servizio». In sostanza, dice RSF, esiste il rischio di un aumento della pena per un giornalista che diffama a scopo ritorsivo (da dimostrare in tribunale) un politico o un magistrato. Il disegno di legge non è stato però ancora approvato definitivamente.
Fonte:
ilPOST

 

Salone internazionale del libro - 2017 - Torino

 

IL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

L'appuntamento con il Salone Internazionale del Libro di Torino si rinnova ogni anno a maggio nei quattro padiglioni di Lingotto Fiere. Un capolavoro di architettura industriale, il comprensorio del celebre stabilimento Fiat con la rampa elicoidale e la pista sul tetto. Disegnato fra il 1915 e il 1922 e ammirato da Le Corbusier, dal 1985 il complesso è stato trasformato da Renzo Piano in centro espositivo, congressuale e commerciale.
Il Salone è promosso dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura presieduta da Mario Montalcini. Direttore Editoriale dal 1998 al 2016 è stato Ernesto Ferrero. Dal 14 ottobre 2016 è Nicola Lagioia.
Dai 100.000 passaggi dichiarati e 553 espositori della prima edizione nel 1988, il Salone è cresciuto fino ai 127.596 visitatori e i 1.000 espositori attuali.
Una forza fondata su quattro diverse identità in equilibrio fra loro. Il Salone di Torino è al tempo stesso la più grande libreria italiana del mondo, un prestigioso festival culturale, un essenziale punto di riferimento internazionale per gli operatori professionali del libro e un importante progetto educational dedicato alla promozione del libro e della lettura presso i giovani lettori.
Tutti elementi che, da sempre, gli permettono di affrontare con entusiasmo qualunque sfida all'insegna dell'innovazione e del cambiamento.

sabato 22 aprile 2017

Fiera dell'editoria italiana - 19 / 23 Aprile 2017

TEMPO DI LIBRI
Festa, orgoglio,"traguardo raggiunto" per 'Tempo di libri', la Fiera dell'editoria italiana che si è inaugurata alla presenza del ministro Dario Franceschini. Una prima edizione che sfodera un programma gigantesco realizzato in sette mesi, in cui c'è la voglia di "condividere", "lavorare insieme", "fare sistema", di non pensare più alle polemiche con Torino e al suo Salone che si inaugurerà il 18 maggio.
"E' una fiera bella, dinamica ed è parte di una sfida complessiva che il sistema Paese deve vincere: aumentare il numero dei lettori" ha detto il ministro Franceschini. E ai cronisti che gli chiedevano "lei era per un unico Salone?" ha risposto: "adesso vediamo Milano, in maggio Torino. Continuo a pensare che sia possibile una forma di collaborazione integrata ma lo vedremo dopo aver visitato i due Saloni. Non è una competizione". Anche il presidente di Aie, Federico Motta si è augurato di poter "continuare un percorso comune" dopo aver detto "un grazie personale a Dario Franceschini perché, al di là dei confronti stimolanti di questi mesi, possiamo interloquire con un ministro che ha a cuore il destino della cultura di questo Paese". L'Aie, ha aggiunto Motta, "è la casa di tutti gli editori italiani.
Finite le polemiche c'è però un clima di attesa e sospensione su quello che accadrà dopo lo sdoppiamento del Salone del Libro. Il rapporto con Torino "è molto buono e credo che anche loro faranno un buon lavoro quest'anno, poi più avanti si vedrà" ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni ha sottolinea che "non c'è divisione tra Milano e Torino ma al contrario credo ci sia una sana competizione".
Che si debba aspettare lo fa capire però chiaramente da Torino la sindaca Chiara Appendino che domenica sarà in visita a 'Tempo di Libri' insieme al presidente della Fondazione per il Libro Massimo Bray. "Per ora stiamo lavorando per fare un gran Salone del Libro e non abbiamo ancora ragionato su eventuali sinergie future" spiega la Appendino e aggiunge: "Le valutazioni si fanno alla fine. Con il sindaco Sala ci sono sempre stati ottimi rapporti, poi loro fanno il loro salone noi il nostro su cui sono concentrati i nostri sforzi".
Nel giro tra gli stand, su una superficie di 37 mila metri quadri, con 552 espositori e 2000 ospiti, la Fiera si presenta molto bella, meno dispersiva e più compatta, ariosa e dai colori più riposanti rispetto a quella di Torino. Ma al primo giorno non c'è molto frastuono tra i padiglioni. Poche le scolaresche e il pubblico ma all'inaugurazione è sempre un po' così. Il vero test sarà il week end anche se c'è il ponte del 25 aprile.
Il ministro Franceschini si ferma agli stand dei grandi gruppi, Gems, Mondadori, Einaudi, Rizzoli, saluta Elisabetta Sgarbi a quello de La nave di Teseo, è incuriosito dalla biblioteca digitale Future Library e anche alle Edizioni San Paolo e all'editrice Vaticana. Si sofferma a guardare alcuni libri, gli viene regalato 'Siamo in un libro. Reginald e Tina' (Il Castoro) di Mo Willems e annuncia anche l'uscita del suo romanzo 'Daccapo', domani per Gallimard, pubblicato in Italia nel 2011 per Bompiani. "So quanta emozione c'è qua. Quando nasce un libro è un figlio".
A Tempo di libri ci saranno 600 ospiti donne e "in questo senso la fiera rappresenta un'eccezione" ha spiegato la presidente della Fabbrica del libro, che organizza la Fiera, Renata Gorgani. "Nelle fiere del libro di solito le donne sono il 10%" ha aggiunto spiegando che tra le novità della fiera c'è "il fatto che non ci saranno tante presentazioni di libri, ma incontri con autori, giornalisti, professionisti, scienziati, esperti. Ci saranno autori che parlano di altri autori e i piccoli editori sono l'80 per cento delle presenze".
E il presidente di Fiera Milano, Roberto Rettani, lancia l'internazionalizzazione: "'Tempo di Libri' sarà sempre più votata all'internazionalità" dice. "Abbiamo fatto qualcosa di eccezionale contando solo su di noi e sulle nostre idee. Questo è solo l'inizio" ha concluso Motta.
E Franceschini ha lanciato l'idea di un sostegno pubblico al settore dei libri. "Se il libro è importante per la crescita culturale del Paese, perché lo Stato aiuta il cinema, lo spettacolo dal vivo e non le case editrici?. Pensiamoci". L'obiettivo è sempre "creare più lettori".
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