menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"
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mercoledì 11 aprile 2018

Pensiero critico - Media education, come creare il “cittadino scientifico” nella società digitale

La Media Education concorre alla formazione del “cittadino scientifico” della network society proprio perché l’uso delle nuove tecnologie deve comportare un’attitudine critica e riflessiva nei confronti delle informazioni, l’uso responsabile dei mezzi di comunicazione, un interesse a impegnarsi in reti con scopi culturali.

Il pioniere degli studi sulla comunicazione sociale e precursore del World Wide Web, Marshall McLuhan, circa la non neutralità dei mass media affermò cheil medium è il messaggio” [1]. In altri termini: un insieme di risorse informative che la rete rende disponibili prevede una comunità di individui che usa consapevolmente Internet per comunicare, informarsi, apprendere ed effettuare transazioni; prevede un’organizzazione culturale delle conoscenze e competenze, immanenti all’insieme di risorse informative rese fruibili dalla rete, che possa esprimersi in modalità coscienziali.

La network society e le contraddizioni tra “pensiero” e “applicazioni”

Le contraddizioni tra procedure, tecnica (funzionalità) e pensiero critico (abilità che permette di indagare cercando riscontri oggettivi e di verificare le informazioni acquisite, di valutare e interpretare dati e esperienze al fine di giungere – autonomamente – a conclusioni chiare e precise), tra “efficacia operativa” e “razionalità” e, generalizzando, tra “lavoro manuale” e “lavoro intellettuale”, non sono storicamente una novità. Tuttavia, l’asse portante dell’attuale network society, sembra divaricare in modo accentuato la “fruizione” dal “senso”, il “lessico” dalla “semantica”, permeando le relazioni sociali con la peculiare dicotomia, pedagogicamente nociva per lo sviluppo culturale della società, tra le “abilità” e le “esperienze della riflessione”.

Nella contemporaneità, essere edotti sull’evidente contraddizione tra il “pensiero”, generato e sostenuto dal sistema tecnico-economico, e le “applicazioni” è di fondamentale importanza per saper valutare le informazioni che si vogliono gestire e ben progettare le azioni che si intendono intraprendere. Si tratta non di una velleitaria singola life skills, ma di un insieme organico di sotto skills che portano il soggetto a saper svolgere diverse operazioni:
  • la chiarificazione come capacità di vagliare e mettere a fuoco la questione e attribuire ad essa un significato
  • l’analisi come capacità ad articolare la problematicità della questione nei suoi aspetti diversi, analizzandone anche i punti impliciti
  • la valutazione, il saper accertare il valore delle fonti di informazione verificandone l’attendibilità, l’accordo tra esse, la credibilità
  • l’influenza come capacità di ampliare i dati di partenza, tramite inferenze e deduzioni
  • il controllo come abilità nel saper monitorare il ragionamento durante tutto il processo

Capacità di critica e gestione delle tecnologie: la Media Education

L’assenza della capacità di critica – nel campo dell’I. C. T. – si rileva, esemplificando, nella scarsa considerazione delle derive mercantili indotte dall’obsolescenza programmata, quella strategia produttiva che causa la “svalutazione economica di un bene o di uno strumento di produzione derivante dal progresso scientifico e tecnologico che ne fa immettere continuamente sul mercato di nuovi e più sofisticati”. Esercitare la critica, viceversa, vuol dire discernere, distinguere consentendo alla mente di suddividere gli oggetti di pensiero in ricevibili e non-ricevibili, di produrre rappresentazioni attendibili della realtà, di non cedere alla logica che rende precocemente obsoleto ciò che ha un ciclo di vita più esteso [2].
Il ragionamento allude ad una necessità storico-sociale: conciliare le prassi sociali di produzione e consumo (comprese le innovazioni tecniche) con lo sviluppo cognitivo e di personalità individuale e collettiva per definire in modo rigoroso una persona come digital-addicted.
La conoscenza e la capacità di padroneggiare e gestire strumenti tecnologici non è scindibile dalla capacità di veicolare ed interpretare i contenuti che vengono trattati con i diversi media, dai libri (strumenti quest’ultimi ben lontani dallo scomparire, anche perché spesso valido antidoto a certa superficialità mediatica) ai mezzi digitali.
Il potenziale scientifico insito nella riorganizzazione odierna dei sistemi di produzione  e riproduzione della formazioni economico-sociali ha posto le basi allo sviluppo delle reti di telecomunicazione, alla nascita dei circuiti integrati e dei microprocessori, allo sviluppo dei protocolli di comunicazione digitale e, infine, all’avvento di interNET (come infrastruttura di telecomunicazioni) e del WEB (come ragnatela di contenuti digitali legati tra loro attraverso collegamenti ipertestuali), ma non ha innescato contestuali percorsi di “cittadinanza scientifica”.
È così emersa la network societycome forma dominante di organizzazione socio-economica della nostra epoca -, ma ancora tardano ad apparire i “cittadini scientifici” essendo deficitari della consapevolezza necessaria nel distinguere l’alfabetizzazione digitale dell’essere online dal saper usare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informatica (TSI) in ambito lavorativo, comunicativo e nel tempo libero; nell’essere consapevoli di come le TSI possono incentivare la creatività e l’innovazione; nel comprendere le problematiche legate all’efficacia delle informazioni disponibili e dei principi giuridici ed etici che si pongono nell’uso interattivo delle TSI.
La Media Education [3] trova oggi il terreno di intervento nel concorrere alla formazione del “cittadino scientifico” della network society proprio perché l’uso delle TSI deve comportare – evitando “passività”, “alienazione”, “subalternità” -, un’attitudine critica e riflessiva nei confronti delle informazioni disponibili, l’uso responsabile dei mezzi di comunicazione interattivi, un interesse a impegnarsi in comunità e reti con scopi culturali, sociali e/o professionali.
È noto che esiste «una vera e propria funzione attiva o formativa messa in atto dai media sul pubblico, perché, al di là della discordanza tra le teorie degli effetti dei media, non si può dubitare del fatto che essi abbiano la capacità di trasmettere messaggi, fornire modelli di comportamento, mettere in risalto opinioni e valori» [4]; non è altrettanto chiaro che su questa dimensione empirica si debba innestare un’intenzionalità socializzatrice nonché d’istruzione e di coerenti percorsi curricolari didattici, educativa e formativa; non è del tutto condivisa la necessità di  introdurre processi semplici e lineari riassumibili in due cardini: “orizzontalità” e “knowledge experience”.

Media Education, media literacy e pensiero critico

L’attuale tematizzazione culturale e pedagogica della Media Education, a partire dall’uso stesso di questa efficace dizione, si deve a Len Masterman nei primi anni Novanta, collocandosi in una zona di incrocio fra Cultural Studies ed “educazione attiva”, il concetto di “Sistema formativo” e di educazione alla cittadinanza. L’aspetto  più recente della Media Education risiede nella sua identità epistemologica che tiene insieme l’alfabetizzazione (media litercy) e il “pensiero critico”, l’educazione dei soggetti come fruitori e come produttori di messaggi, la multimedialità come ricombinazione degli elementi della dimensione extragenetica, artificiale, culturale della condizione umana, come “attualità antropologica” che incorpora una strategia didattica pervasiva dove i media di longeva configurazione e nuova generazione interagiscono nei processi di socializzazione e, precipuamente, d’insegnamento e apprendimento [5].
Conseguentemente, l’orizzonte della Media Education non è riducibile al solo fare qualche “buona esperienza” utilizzando una certa strumentazione tecnologia, ma a come l’organizzazione sociale e le istituzione delegate alla formazione sono in grado di assumere i media come parte integrante della propria fisiologia d’inclusione sociale e di metodologie apprenditive, investendo risorse e competenze per migliorare la formazione nelle conoscenze e nelle competenze di cui la scuola ha la prerogativa pedagogica [6]. La Pedagogia della Media Education mette in evidenza la necessità di uscire dal paradigma difensivista, tipico di una cultura che vedeva nei media soprattutto i caratteri dell’aggressione culturale. La Media Education [7] oggi si propone come strategia di empowerment, di emancipazione culturale, persino di uscita dalla subalternità d’una gerarchia sociale cristallizzata.

La Media Education e l’oligarchia delle produzioni digitali

Ancor più efficace il ruolo della Media Education risalta quando si osservano fenomeni costitutivi d’una nuova e potente oligarchia planetaria delle produzioni digitali [8]. InterNET ne rappresenta l’intelaiatura, e i suoi utenti, vale a dire circa tre miliardi di persone, la forza lavoro utilizzata. Le nuove tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, le portiamo addosso e controllano tutti gli ambienti della vita sociale, dai luoghi di lavoro ai templi del consumo. La Media Education propone una riflessione sui dispositivi attraverso i quali questa oligarchia e queste tecnologie catturano e colonizzano l’immaginario umano a fini di profitto economico e di controllo sociale. Può mettere in luce il risvolto di tutto ciò, ovvero l’emergere di una nuova e impercepita sudditanza di quel popolo virtuale che, riversando ingenuamente messaggi, fotografie, selfie, ansie e desideri su piattaforme e social-network, contribuisce con le sue stesse pratiche a rafforzare forme di dominio, discriminazioni, esclusione scoiale. Non conosciamo ancora le conseguenze sui tempi lunghi di questo ulteriore passaggio del modo di produzione di beni e servizi Chiara invece appare la necessità di immaginare pratiche di decolonizzazione personale e collettiva per istituire nei luoghi ordinari della vita varchi di liberazione dall’ignoranza.
Ripercorrendo la micro-fisica dei processi innescati dai dispositivi digitali che mediano l’attività lavorativa – smartphone, piattaforme, sistemi gestionali, registri elettronici – si esplorano alcune metamorfosi radicali che, mentre rovesciano il rapporto millenario tra gli umani e i loro strumenti, sconvolgono ciò che fino a ieri è stato chiamato familiarmente chiamato “lavoro”. Alcuni territori chiave – la digitalizzazione della scuola, della professione medica, dei servizi, dei trasporti condivisi, dei grandi studi legali e delle banche – assunti come analizzatori, raccontano l’impatto trasformativo delle nuove tecnologie e il disorientamento dei lavoratori. Ma, nello stesso tempo, fanno emergere le linee su cui questo processo procede: la cattura degli atti, la dittatura dei dati, il trionfo della quantità e le narrazioni sostitutive con cui esso si racconta. Eventi di stringente attualità.
Proprio riflettendo su queste tendenze che velocemente attraversano la condizione umana fino al punto di chiamare in causa il singolo, infine, la Media Education può intervenire con efficacia per contrastare quattro pericolose tendenze generali – l’autismo digitale, l’obesità tecnologica, l’ethos della quantità, lo smarrimento dei limiti – e si chiede se non sia forse giunto il momento, dopo le ambigue interpretazioni del Novecento, di cominciare a distinguere il progresso sociale dal progresso tecnologico [9].

Note
[1]  Cfr. Understanding Media: The Extensions of Man, 1964.
[2] Cfr. A. Maestri, F. Gavatorta, Content evolution. La nuova era del marketing digitale, FrancoAngeli Edizioni, 2015.
[3] La Media Education è un’attività, educativa e didattica, finalizzata a sviluppare una informazione e comprensione critica circa la natura e le categorie dei media, le tecniche da loro impiegate per costruire messaggi e produrre senso, i generi e i linguaggi specifici, in grado di orientare verso l’uso consapevole dei media e dei dispositivi tipici dell’Information and Communications Technology.
[4] Rif. a D. Felini, Pedagogia dei media, Questioni, percorsi e sviluppi, Editrice La Scuola, Brescia, 2004.
[5] Cfr. a cura di R. Farné, Le buone pratiche di Media Education nella scuola dell’obbligoUna ricerca empirica in Emilia-Romagna, 2010; reperibile al link: http://www.corecomragazziemiliaromagna.it/pdf/media_education.pdf
[6]Op. cit.  Le buone pratiche di Media Education
[7] Rif. J. Gonnet, Educazione, formazione e media, Armando, Roma, 2001. P.C. Rivoltella, Media education. Modelli, esperienze, profilo disciplinare, Carocci, Roma, 2001. D. Buckingham, 2006, Media education. Alfabetizzazione, apprendimento e cultura contemporanea, Erikson, Trento, 2006.
[8]Approfondite analisi su questi temi sono contenute in R. Curcio, L’IMPERO VIRTUALE – COLONIZZAZIONE DELL’IMMAGINARIO E CONTROLLO SOCIALE, Sensibili alle foglie, 2015; a cura di R. Curcio, L’EGEMONIA DIGITALE – L’IMPATTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE NEL MONDO DEL LAVORO, Sensibili alle foglie, 2016; R. Curcio, LA SOCIETÀ ARTIFICIALE – MITI E DERIVE DELL’IMPERO VIRTUALE, Sensibili alle foglie, 2017.
[9] Cfr. opere citate in nota 8.
Fonte: 
AGENDA DIGITALE

giovedì 11 maggio 2017

IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE ... 20 maggio 2017 sulla costa adriatica

IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE

MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA

Progetto d’Alternaza scuola / lavoro (c. 33 – 43 L. n°ー 107/2015) Classe IV “C” Liceo delle Scienze umane « LA FILIERA DELLA CONOSCENZA – Produzione e commercializzazione del libro dalla cultura gutenberghiana a quella digitale » – Step: POSEIDON CULTURE Conservation plan – Il mio nome è corto, Corto Maltese” a cura del Centro di educazione e formazione S. Giorgio Scuola Cooperativa sociale a mutualità prevalente. Invito alla partecipazione all’iniziativa formativo-culturale di Sabato 20 Maggio 2017.

50 anni del personaggio di Corto Maltese

nato dalla creatività di HUGO PRATT

Sabato 20 Maggio 2017

Costa dei Trabocchi FOSSACESIA (CH) ORE 8:30
TRABOCCO PALOMBO ORE 13:30
VILLA MAYER – PARCO DEI PRIORI – FOSSACESIA (CH) ORE 16:00
(di fronte all’Abbazia di S. Giovanni in Venere)
Disegni di Piero Caruso – Immagini di Hugo Pratt – Film Produzione ITALIA-FRANCIA
Musica live: Simone D’Andreagiovanni (chitarra classica)
Simone Marini (fisarmonica e bandoneón)
Aspetti organizzativi e d’animazione
a cura della Classe IV Sez. “C” Liceo delle Scienze umane
in attività d’alternanza scuola – lavoro
Organizzazione:
SAN GIORGIO SCUOLA EDUCAFORM – PESCARA
LICEO STATALE G. MARCONI di PESCARA
TEMA CONDUTTORE: Conoscenza del personaggio CORTO MALTESE, (Marco Steiner ha lavorato per ben 13 anni con HUGO PRATT) – Propensione al VIAGGIO, curiosità verso il MISTERO, inclinazione a guardare oltre le apparenze. Corto, moderno Ulisse s’inserisce nella costellazione dei grandi viaggiatori, dei visionari che sognano la magia dell’oriente, degli uomini che considerano l’AVVENTURA come una pulsazione essenziale per creare e rigenerare la vita stessa, di coloro che considerano il viaggio non come raggiungimento di una meta, ma come un percorso fisico e spirituale. La Curiosità di Corto Maltese è importante per affrontare percorsi che rasentano il limite tra sogno e follia perché sa che ogni cambiamento non sarà altro che un ulteriore passaggio. Tra le letture preferite di Corto (anche se spesso lo fa addormentare) c’è L’Utopia di Tommaso Moro, filosofo londinese. Non è un caso. In quel libro si narra di un navigatore, tal Raffaele Itlodeo, che scopre un’isola ideale, l’isola di Utopia, appunto, che vuol dire “In nessun luogo”. Tommaso Moro denunciava le società che prima creano i ladri e poi li puniscono. Corto invece ci vive tra i ladri, senza illusioni. Combatte i criminali perchè fanno venale mercimonio di tutto ciò che nutre i sogni, cioè la vita.
“…Tutti gli uomini sognano, ma non nello stesso modo. Quelli che sognano di notte, nelle pieghe polverose dei loro pensieri, si svegliano di giorno e sognano che tutto era vanità. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, poiché possono vivere il loro sogno ad occhi aperti per renderlo possibile” (Rif. a T. E. Lawrence)
INTERVENTI:
  • MARCO STEINER – SCRITTORE DEI ROMANZI «OLTREMARE», «IL CORVO DI PIETRA» e «L’ULTIMA PISTA», SELLERIO, PALERMO, CADMO, FIRENZE
  • PIERO CARUSO RICERCATORE SCIENTIFICO IN CIVILTÀ E SOCIETÀ DEL MEDITERRANEO
  • GIOVANNI DURSI DOCENTE M.I.U.R di Filosofia e Scienze umane: Il viaggio: Aspetti antropici, biopsichici e filosofici
  • BARBARA FRANCESCA PAMBIANCHIPROGETTO POSEIDON SAN GIORGIO SCUOLA di PESCARA
  • MARIA DI DEDDADOCENTE M.I.U.R di Filosofia e Scienze umane: Referente Progetto d’A SL « LA FILIERA DELLA CONOSCENZA – Produzione e commercializzazione del libro dalla cultura gutenberghiana a quella digitale »
MUSICHE:
  • SIMONE D’ANDREAGIOVANNI Esecuzione di brani con la chitarra classica
  • SIMONE MARINI – Esecuzione di brani con fisarmonica e bandoneón
MOSTRA d’acquerelli e tempere su CORTO MALTESE dell’artista PIERO CARUSO (Collezione privata 2013-2017)
IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE
MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA
50 anni del personaggio di Corto Maltese
nato dalla creatività di HUGO PRATT
Sabato 20 Maggio 2017

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

SABATO 20 MAGGIO 2017 Dalle 8:30 alle 20.30 – COSTA DEI TRABOCCHI
● RITROVO PRESSO SEDE LICEO MARCONI ORE 8:30
● PARTENZA degli studenti in AUTOBUS PER IL BORGO ACQUABELLA RISERVA NATURALE ACQUABELLA ORTONA ORE 8:45
● ARRIVO AL BORGO DEI PESCATORI DEL 1700 CONTRADA MORO ORE 9:45
● PASSEGGIATA STORICA E NATURALISTA FINO ALLE ORE 12:00 (BASILICA DI SAN MARCO-BORGO- STORIA DEI PESCATORI dell’800 e 900)
● PARTENZA PER IL TRABOCCO PALOMBO (FOSSACESIA MARE) – INCONTRO CON I RELATORI – TECNICHE DI PESCA E FUNZIONAMENTO DEL TRABOCCO DALLE ORE 12:00 alle ORE 13;:00
● PRANZO COMUNITARIO SUL TRABOCCO CON L’AUTORE MARCO STEINER ORE 13:30 – 15:30 (per la scuola: euro 20 a persona per tutti i partecipanti, max n° 60)
● PRESENTAZIONE “IL MIO NOME È CORTO, CORTO MALTESE” DALLE Ore 16:00 alle 19:00 presso IL PARCO DEI PRIORI DI FOSSACESIA (CH) VILLA MAYER – VISITA DELL’ABAZZIA DI SAN GIOVANNI IN VENERE (XII SECOLO) DALLE Ore 19.00 alle 20:00
● PARTENZA PER PESCARA LICEO MARCONI ARRIVO PREVISTO Ore 20.15 circa.
Aspetti organizzativi e d’animazione a cura della Classe IV sez. “C” Liceo delle Scienze umane in attività d’alternanza scuola – lavoro
PATROCINIO e SPONSOR DELLA MANIFESTAZIONE
COMUNE DI FOSSACESIA (CHIETI) – Patrocinio
B/B VILLA LETIZIA PESCARA
BRUNO VERI’ COSTA DEI TRABOCCHI – FOSSACESIA (CH)
PROGETTO POSEIDON SAN GIORGIO SCUOLA
Nel corso del secondo anno di attività d’alternanza scuola – lavoro (c. 33 – 43 L. n°ー 107/2015) della Classe IV “C” Liceo delle Scienze umane, la collaborazione con il Centro di educazione e formazione S. Giorgio – nella realizzazione del percorso progettato, attuato, verificato e valutato, sotto la responsabilità dell’Istituzione scolastica, sulla base di apposite convenzioni – genera un successivo step che valorizza l’apprendimento degli studenti relativo ad una circostanza organizzativa di un evento culturale agendo con forte valenza orientativa correlata al “Repertorio delle qualificazioni e dei profili professionali della Regione Abruzzo” (Giunta regionale d’Abruzzo – Dipartimento sviluppo economico, politiche del lavoro, istruzione, ricerca e università), definite in coerenza con le indicazioni comunitarie e le disposizioni nazionali vigenti.
In particolare, nell’intera giornata di Sabato 20 Maggio 2017, gli studenti saranno impegnati nella realizzazione d’attività d’animazione culturale, finalizzate al rafforzamento della conoscenza del territorio e delle competenze relazionale ed organizzativa (gestire le informazioni e risorse disponibili, attuare ed eseguire compiti previsti, risolvere problemi e gestire i comportamenti) volte alla necessità di mantenere un tessuto sociale vivo, di valorizzare le tradizioni culturali, il patrimonio paesaggistico, specificità locali e contemporaneamente far dialogare questa valorizzazione con quella delle culture d’altra provenienza, in questo caso, artisticamente, letterariamente e storicamente evocate.
La giornata rappresenta un’opportunità di
  1. conoscenza del personaggio Corto Maltese, (sarà presente Marco Steiner che ha lavorato per ben 13 anni con Hugo Pratt che presenterà “Il mio nome è corto, Corto Maltese” – MARINAIO AVVENTURIERO GENTILUOMO DI FORTUNA 50 anni del personaggio di Corto Maltese nato dalla creatività di Hugo Pratt),
  2. verificare la propensione al viaggio, l’esercizio della curiosità verso l’ignoto e l’inclinazione a guardare oltre le apparenze
  3. attraversare ed esplorare il BORGO ACQUABELLA RISERVA NATURALE ACQUABELLA di ORTONA, il Borgo dei pescatori (1700) in CONTRADA MORO, il Trabocco PALOMBO (Fossacesia al mare) e la passeggiata storico-naturalistica, contestualizzando il personaggio di Corto, moderno Ulisse, inserendolo nella costellazione dei grandi viaggiatori, dei visionari che immaginano la realtà d’Oriente
  4. valorizzare l’aspetto d’impresa degli uomini che considerano l’avventura come una pulsione essenziale per creare e rigenerare la vita stessa
  5. di considerare il viaggio non come raggiungimento di una meta, ma come un percorso fisico e spirituale coessenziale all’adattamento esistenziale contemporaneo

Il compito di realtà «avente caratteristiche di complessità di trasversalità» che gli studenti affrontano con tale iniziativa formativa «trasferendo procedure e condotte cognitive in contesti e ambiti di riferimento moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica … [costituendo] il prodotto finale degli alunni su cui si basa la valutazione» (Linee guida), si presta alla corale partecipazione di tutti i Docenti, degli operatori dell'informazione e della promozione culturale e di tutti coloro interessati che dovranno segnalare alla Prof.ssa M. Di Dedda la loro adesione all’iniziativa.

martedì 2 maggio 2017

Giovane poesia che s'apre alla realtà

Una volta aperto il volume  - MARGINI, Edizioni Tabula fati, Chieti, Maggio 2017 - ed entrati nell’immaginario poetico di FrancescoTorlontano, si pende dalle labbra, pardon, dalla penna di un giovane uomo che, poco più che un ragazzo, scrive con la consapevolezza e la disinvoltura di un adulto. Il suo stile diventa fin dai primi versi la bussola potente e imperiosa per orientarsi in un labirinto di esperienze tali nel duplice senso della parola: la capacità di esperire la realtà e le sue forme in modo quasi sinestetico, ma anche quella di sperimentare la trasfigurazione (anche grafica, come avviene nel caso di Nomi), della quotidianità nel simbolismo.
E tuttavia questo gusto dello sperimentalismo non si rivela mai vuoto né tantomeno fine a se stesso: piuttosto, sembra uno di quei passepartout universali che Francesco utilizza per interpretare, e in certi casi riscattare, situazioni, persone, luoghi, relazioni. Che sono situazioni, persone, luoghi, relazioni reali eppure, nello stesso tempo, altre.

Così, come dotato di una telecamera virtuale, Francesco parte dal dettaglio, all’apparenza insignificante, e, verso dopo verso, mette a fuoco la scena che però, a quel punto, è la sua scena. Con metodo, e aggirandosi nel vasto caleidoscopio dell’amore (Tra i tuoi seni) e degli affetti in genere (Se mi dai un’altra possibilità), del detto e del non detto (Prassi), della normalità (Colazione domenicale) e, addirittura, dell’a tal punto radicale da essere estremo (Cristo).

A colpire di più, allora, è che per l'Autore i versi non sono un semplice divertissement o l’effusione delle proprie emozioni in metrica, cosa che potrebbe non interessare affatto il lettore. Piuttosto, le sue poesie diventano le tracce e il segno tangibile di un percorso in cui la poesia ha il valore di aprirsi alla realtà, di caricarla di significato o, che è uguale, di scoprirlo. E così, gli ipermetri e la prosa poetica, tanto per citare degli esempi, introdotti con tanta perizia, diventano strumenti e riflessi di un universo poetico complesso, che si rivela attraverso immagini lapidarie e clausole che sorprendono il lettore come veri e propri colpi di teatro.

Queste immagini, a volte, feriscono addirittura, nella loro ruvidezza, chi legge. C’è qualcosa di estremamente nuovo eppure dal sapore antico in ciò ma, di certo, l’unica sensazione che non si può provare di fronte a questa prima prova dell’Autore è l’indifferenza.
Prof. G. Giuliani

mercoledì 26 aprile 2017

Classifiche sulla libertà di stampa

World Press Freedom Index
The 2017 World Press Freedom Index compiled by Reporters Without Borders (RSF) reflects a world in which attacks on the media have become commonplace and strongmen are on the rise. We have reached the age of post-truth, propaganda, and suppression of freedoms – especially in democracies.
L’organizzazione non governativa Reporter Senza Frontiere (RSF) ha pubblicato il “World Press Freedom Index” del 2017, la classifica annuale che sostiene di ordinare i paesi del mondo sulla base di quanto è libera la loro stampa. L’Italia quest’anno è al 52° posto su 180, recuperando 25 posti rispetto al 2016 (quando era al 77° posto). Ai primi posti ci sono Norvegia, Svezia, Finlandia (che ha ceduto il primo posto, che deteneva da sei anni, a causa di «pressioni politiche e conflitti d’interesse»). L’ultima nazione in classifica è la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea (la Turchia è al 155° posto). Davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia: per esempio al 42° posto, nella stessa posizione del 2016, c’è il Burkina Faso, un paese che non ha grandi organizzazioni editoriali e dove negli ultimi anni si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida e dove l’anno scorso si sono tenute le prime elezioni democratiche in 27 anni (il Burkina Faso ha incredibilmente ottenuto posizioni in classifica superiori all’Italia anche quando era una dittatura).
La metodologia utilizzata da RSF per stilare la classifica segue alcuni criteri qualitativi e altri quantitativi. RSF distribuisce un questionario tradotto in 20 lingue ai suoi partner in tutto il mondo: sono associazioni, gruppi e singoli giornalisti, scelti a discrezione di RSF. La lista dei partner non viene diffusa (per proteggerli, dice RSF). Questi partner rispondono alle 87 domande raggruppate in sette argomenti assegnando un punteggio. Gli argomenti sono: pluralismo, indipendenza dei media, contesto e autocensura, legislatura, trasparenza, infrastrutture e abusi. I vari punteggi vengono “pesati” diversamente con una complicata formula matematica con la quale, in base ai primi sei argomenti, si ottiene un primo punteggio, il cosiddetto “ScoA”.
Il secondo punteggio viene elaborato tenendo conto del numero di giornalisti uccisi nel paese, di quelli arrestati, di quelli minacciati e di quelli licenziati. Anche questi valori vengono pesati in maniera differente: un giornalista ucciso conta più di un giornalista arrestato, per esempio. Il risultato di questa formula viene a sua volta inserito in un’altra formula insieme allo “ScoA”. Dati quantitativi su violenze e minacce sommati allo “ScoA” producono il secondo punteggio, lo “ScoB”. Nello “ScoB” l’analisi quantitativa sugli abusi pesa per il 20 per cento, mentre il resto del punteggio deriva dallo “ScoA”. Nella classifica finale, RSF utilizza il dato più alto tra “ScoA” e “ScoB”. La mappa viene infine colorata in base ai punteggi ricevuti: da 0 a 15 punti “buono” (colore giallo chiaro), da 15,01 a 25 punti “abbastanza buono” (colore giallo), da 25,01 a 35 punti “problematico” (colore arancione, l’Italia sta qui), da 35,01 a 55 punti: “grave” (colore rosso), da 55,01 a 100 punti “molto grave” (colore nero).
È un metodo molto complesso, che RSF ha raffinato nel corso degli anni – un grosso cambiamento di metodologia è avvenuto nel 2013 – e che è stato discusso e criticato su diverse riviste specializzate. La cosa più importante da capire è che si basa in gran parte sulle opinioni soggettive di enti e persone scelte da RSF, e questo ha causato negli anni diverse critiche. RSF è stata accusata di avere tra i suoi partner personaggi legati all’opposizione cubana e venezuelana, per esempio, che quindi nel valutare i loro paesi potrebbero non essere stati completamente obiettivi; cose simili possono essere successe anche in altri paesi. Gran parte del punteggio – almeno l’80 per cento – deriva dalle valutazioni dei partner di RSF ed è quindi influenzato dalla loro sensibilità personale e dal loro contesto: un “4” assegnato in Italia, insomma, non ha necessariamente lo stesso valore di un “4” assegnato in Burkina Faso.
Di certo la metodologia rischia di portare a risultati bizzarri o difficilmente spiegabili. Tra il 2013 e il 2014 per esempio, l’Italia aveva perso 24 posizioni in un solo anno, scendendo dal 49° al 73° posto. Tra le ragioni fornite da RSF per questo calo c’era stato un aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti, con «un grande incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili». Erano aumentate anche le cause di diffamazione che RSF giudicava infondate, passate da 84 nel 2013 a 129 nei primi dieci mesi del 2014. Per il 2015, l’anno a cui si riferiva il rapporto dello scorso anno, RSF non era scesa altrettanto nei dettagli per spiegare un’ulteriore perdita di quattro posti in classifica, ma segnalava comunque altre motivazioni: il numero di giornalisti sotto protezione della polizia (tra i 30 e i 50, ma il rapporto lo diceva citando Repubblica) e il processo in cui erano coinvolti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, giornalisti autori di due libri sugli scandali nella Chiesa cattolica. Il processo di Nuzzi e Fittipaldi aveva influito negativamente sul punteggio italiano anche se, di fatto, avveniva in uno stato che non era l’Italia bensì il Vaticano. Nuzzi e Fittipaldi sono stati poi assolti.
Nel rapporto appena uscito, Reporter Senza Frontiere scrive che comunque l’Italia si trova al 52° posto perché sei giornalisti sono ancora sotto protezione avendo ricevuto minacce di morte soprattutto da parte della mafia o di gruppi fondamentalisti e perché il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali, fisiche e minacce) è allarmante, soprattutto a causa di «politici che non esitano a colpire pubblicamente i giornalisti che non amano». Il rapporto cita esplicitamente Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle tra gli autori di queste minacce. Si dice poi che i giornalisti si sentono in generale sotto pressione da parte dei politici, che sempre di più scelgono di censurarsi e che nel sud del paese si devono confrontare con gruppi mafiosi e bande criminali locali. Infine, si parla del disegno di legge presentato dalla senatrice Doris Lo Moro del PD sul contrasto alle intimidazioni agli amministratori locali, licenziato nel giugno del 2016 dalla commissione Giustizia del Senato. La proposta è stata approvata al Senato e dal 17 aprile scorso è in corso di esame alla commissione Giustizia della Camera: l’articolo 3 dice che «Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 582, 595, 610, 612 e 635 sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso ai danni di un componente di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario a causa dell’adempimento del mandato, delle funzioni o del servizio». In sostanza, dice RSF, esiste il rischio di un aumento della pena per un giornalista che diffama a scopo ritorsivo (da dimostrare in tribunale) un politico o un magistrato. Il disegno di legge non è stato però ancora approvato definitivamente.
Fonte:
ilPOST

 

sabato 22 aprile 2017

Fiera dell'editoria italiana - 19 / 23 Aprile 2017

TEMPO DI LIBRI
Festa, orgoglio,"traguardo raggiunto" per 'Tempo di libri', la Fiera dell'editoria italiana che si è inaugurata alla presenza del ministro Dario Franceschini. Una prima edizione che sfodera un programma gigantesco realizzato in sette mesi, in cui c'è la voglia di "condividere", "lavorare insieme", "fare sistema", di non pensare più alle polemiche con Torino e al suo Salone che si inaugurerà il 18 maggio.
"E' una fiera bella, dinamica ed è parte di una sfida complessiva che il sistema Paese deve vincere: aumentare il numero dei lettori" ha detto il ministro Franceschini. E ai cronisti che gli chiedevano "lei era per un unico Salone?" ha risposto: "adesso vediamo Milano, in maggio Torino. Continuo a pensare che sia possibile una forma di collaborazione integrata ma lo vedremo dopo aver visitato i due Saloni. Non è una competizione". Anche il presidente di Aie, Federico Motta si è augurato di poter "continuare un percorso comune" dopo aver detto "un grazie personale a Dario Franceschini perché, al di là dei confronti stimolanti di questi mesi, possiamo interloquire con un ministro che ha a cuore il destino della cultura di questo Paese". L'Aie, ha aggiunto Motta, "è la casa di tutti gli editori italiani.
Finite le polemiche c'è però un clima di attesa e sospensione su quello che accadrà dopo lo sdoppiamento del Salone del Libro. Il rapporto con Torino "è molto buono e credo che anche loro faranno un buon lavoro quest'anno, poi più avanti si vedrà" ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni ha sottolinea che "non c'è divisione tra Milano e Torino ma al contrario credo ci sia una sana competizione".
Che si debba aspettare lo fa capire però chiaramente da Torino la sindaca Chiara Appendino che domenica sarà in visita a 'Tempo di Libri' insieme al presidente della Fondazione per il Libro Massimo Bray. "Per ora stiamo lavorando per fare un gran Salone del Libro e non abbiamo ancora ragionato su eventuali sinergie future" spiega la Appendino e aggiunge: "Le valutazioni si fanno alla fine. Con il sindaco Sala ci sono sempre stati ottimi rapporti, poi loro fanno il loro salone noi il nostro su cui sono concentrati i nostri sforzi".
Nel giro tra gli stand, su una superficie di 37 mila metri quadri, con 552 espositori e 2000 ospiti, la Fiera si presenta molto bella, meno dispersiva e più compatta, ariosa e dai colori più riposanti rispetto a quella di Torino. Ma al primo giorno non c'è molto frastuono tra i padiglioni. Poche le scolaresche e il pubblico ma all'inaugurazione è sempre un po' così. Il vero test sarà il week end anche se c'è il ponte del 25 aprile.
Il ministro Franceschini si ferma agli stand dei grandi gruppi, Gems, Mondadori, Einaudi, Rizzoli, saluta Elisabetta Sgarbi a quello de La nave di Teseo, è incuriosito dalla biblioteca digitale Future Library e anche alle Edizioni San Paolo e all'editrice Vaticana. Si sofferma a guardare alcuni libri, gli viene regalato 'Siamo in un libro. Reginald e Tina' (Il Castoro) di Mo Willems e annuncia anche l'uscita del suo romanzo 'Daccapo', domani per Gallimard, pubblicato in Italia nel 2011 per Bompiani. "So quanta emozione c'è qua. Quando nasce un libro è un figlio".
A Tempo di libri ci saranno 600 ospiti donne e "in questo senso la fiera rappresenta un'eccezione" ha spiegato la presidente della Fabbrica del libro, che organizza la Fiera, Renata Gorgani. "Nelle fiere del libro di solito le donne sono il 10%" ha aggiunto spiegando che tra le novità della fiera c'è "il fatto che non ci saranno tante presentazioni di libri, ma incontri con autori, giornalisti, professionisti, scienziati, esperti. Ci saranno autori che parlano di altri autori e i piccoli editori sono l'80 per cento delle presenze".
E il presidente di Fiera Milano, Roberto Rettani, lancia l'internazionalizzazione: "'Tempo di Libri' sarà sempre più votata all'internazionalità" dice. "Abbiamo fatto qualcosa di eccezionale contando solo su di noi e sulle nostre idee. Questo è solo l'inizio" ha concluso Motta.
E Franceschini ha lanciato l'idea di un sostegno pubblico al settore dei libri. "Se il libro è importante per la crescita culturale del Paese, perché lo Stato aiuta il cinema, lo spettacolo dal vivo e non le case editrici?. Pensiamoci". L'obiettivo è sempre "creare più lettori".
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domenica 26 marzo 2017

Bill Viola. Rinascimento elettronico

Organizzata da: Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con Bill Viola Studio
A cura di: Arturo Galansino e Kira Perov
Dal 10 marzo al 23 luglio 2017 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta al pubblico Bill Viola. Rinascimento elettronico, una grande mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.
In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila.

Esplorando spiritualità, esperienza e percezione Viola indaga l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze ed energie della natura come l’acqua e il fuoco, la luce e il buio, il ciclo della vita e quello della rinascita.
Nella cornice rinascimentale di Palazzo Strozzi si crea soprattutto uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo attraverso un inedito confronto diretto delle opere di Viola con quei capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e ne hanno segnato l’evoluzione del linguaggio.
Si celebra così la speciale relazione tra Bill Viola e Firenze. È qui infatti che l’artista ha iniziato la sua carriera nel campo della videoarte quando, tra il 1974 e il ’76, è stato direttore tecnico di art/tapes/22, centro di produzione e documentazione del video. Il rapporto di Viola con la storia e l’arte viene inoltre esaltato attraverso importanti collaborazioni con musei e istituzioni quali il Grande Museo del Duomo, le Gallerie degli Uffizi e il Museo di Santa Maria Novella a Firenze, ma anche con le città di Empoli e Arezzo.



Con il patrocinio di
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
United States Mission to Italy

Con il sostegno di
Comune di Firenze
Camera di Commercio di Firenze
Associazione Partners Palazzo Strozzi
Regione Toscana

Con il contributo di
Fondazione CR Firenze

Main Sponsor
Banca CR Firenze / Intesa Sanpaolo

Con la collaborazione di
Fondation Etrillard

venerdì 6 gennaio 2017

Bio-image and General Intellect: can images transform bodies?

This text results from KAFCA (Knowledge Against Financial Capitalism) conference, which was held in Macba, Barcelona, 1-3 december, 2011.

In spring 2011, hundreds of migrants arriving from revolutionary Tunisia to Paris opened a harsh conflict within the metropolis, reclaiming the right to circulate freely, and the right to have rights. In November 2011, the Central Tunisian Bank decides to state explicitly its independency in the lawconcerning public powers. « If we do nothing, it simply becomes the death of revolution », a Tunisian Comrade says.
But beyond the catastrophe, the « Occupy » global movement - starting from revolutions in Maghreb and Mashrek, until Spanish acampadas, and all the occupations that are taking place all over the world - teaches us, that we experience a new temporality : the temporality of crisis and the temporality of global becoming. How do the « occupy-bodies » struggle against their financial captation, and transform singular micro-politics of resistance in a common power to act against it?How do they re-appropriate, through bodies and images, their wealth and potency and that produced, generated, created by bodies, from within, but against financial capitalism ?
As an example, the concentration of economic, political and media powers in the hands of one single man determined, in Italy, a homologation of modes of subjectivation which constitutes an anomaly of violence : it has normalised the social body, and fragmented it, in order to control it. It is therefore necessary to develop our understanding of how images have performed, during the last thirty years, this in-formationof bodies. There seems to be a specific mode through which one builds his or her body, a mode determined by an extreme power of normativity and, on the contrary, there seems to be also, coming from below, an empowering capacity of subjective and collective constitution. At the horizon, there is the necessity to re-appropriate our lives, our bodies, through the re-appropriation of our commonwealth.
I would like here to draw just one line in the midst of the multitudinary network of resistances to financial appropriation of the material and immaterial wealth that we are producing. At this purpose, I will show two examples of generation of life through images, beyond the opposition between the notions of production and that of creation, on the basis of some distinctions between these two concepts. What I would like to concentrate on, is to understand how to evade the financial captation of our immaterial wealth – what constantly results from our creation and our potency – building new powerful relations between images and bodies.
Karl Marx called « general intellect »,in the « Fragment on Machines »,widespread social knowledge that capital exploits especially for the purposes of its technological development1. Paolo Virno writes, in regard to the Postfordist mode of production, that living labour « embodies the general intellect » , or « social brain », and this « social brain » is no longer embedded in machines, and no longer coincides with the fixed capital, but rather coincides with thelinguistic cooperationof a multitude ofliving subjects:
In Postfordism, conceptual and logical schema play a decisive role and cannot be reduced to fixed capital in so far as they are inseparable from the interaction of a plurality of living subjects. The ‘general intellect’ includes formal and informal knowledge, imagination, ethical tendencies, mentalities and ‘language games’. Thoughts and discourses function in themselves as productive ‘machines’ in contemporary labour and do not need to take on a mechanical body or an electronic soul. The matrix of conflict and the condition for small and great ‘disorders under the sky’ must be seen in the progressive rupture between general intellect and fixed capital that occurs in this process of redistribution of the former within living labour2.
Today, financial capitalisminfinitelyregeneratesitselfbyitself, and it does so, not only by the means of languages, but also by the means of knowledge, and the movement of life and images. This means, that there is a performative injunctiontobiologicalregeneration of servitude. Bodies are morphologically shaped by capital which reproduces itself, by means of the flesh. 
It works through an infinite biological reproducibility of body-images.What, then, are the possible strategies that a body can implement, in order to destroy from within its visual performative injunction to reproduce its own enslavement? Embodied images are devices of financial power, but they can also be empowering for bodies, when they are free. What are the images that destroy from within the bonds of capitalistappropriation? How to tearoffthe devicesandmediaimages thatare embedded (incorporated, prosthetized) in our bodies?
 
1. From the infinite technical reproducibility of images to their infinite biological reproducibility
Justlike languages, images « generate conscious movements, or social automatisms, or political systems », to say it with Franco Berardi and Alessandro Sarti3. Images build the visible, like biotechnologies build living organisms. Images generate forms in continuity with the living, of which they are visible and material extensions, because « nothing is representative, but all is life and processes of becoming », with Deleuze’s words. If words, discourses and narratives are performative (they act), images are performative in the sense that they can change the real. Our hypothesis is that, beginning from the 1950s, global media system works in a self-referential and autopoietic way, using recursively the image that it has of itself. This system does more than just reproducing bodies as if they were things – through technical and technological reproduction of images -, but it reproduces itself by itself, it regenerates itself, just like a living body. In fact, that of images is not only an « inert » platform – paper, screen, pixel – but a living support : bodies are employed as the platforms of reproduction ; in particular, women’s bodies, migrant’s bodies and marginal bodies.
- Technobiological dynamics. If we consider the important fact of technical reproducibility of images – analyzed at the beginning of last century by Walter Benjamin4-, we experience, since the 50s, the passage from the infinite technical reproducibility of images to their infinite biological reproducibility. The invention of bio-imaging, in that period, is paradigmatic.
Fig. 1 « In the magnified breast tissue above, cancer cells appear lighter. From confocal microscopy of small regions (boxes) the daVinci program constructs images of individual cell nuclei like those at very top; specific genes are labelled with fluorescent probes.5»
 
Images become devices of capture of the living, but also devices of production and reproduction of life itself, of bios. This is not only a question of change/crisis of modern monetary, economical and cultural parameters. These allowed Nation-states to control populations over the production of bodies and images, on the behalf of political and aesthetic representation. We are talking about a more profound dimension, which is the radical change occurred in the form of valorization of images and bodies, as well as a radical change of the exploitation devices, in which consisted modern representation (as Diego Velàzquez has taught our eyes in the XVII century).
The economic exploitation of man by man will the more and more be exerted through media in what can be considered as the beginning of Postfordism6. The new dynamics can be qualified as techno-biological, and it articulates the capitalist need of reproducing and extending itself through bodies, embedding slavery in each of them. Exploiting the regenerative and reproductive attitude of life – living, carnal, affective labour -, cognitive capitalism transforms bodies from within, from their substance.
- From production to creation of bodies and images. In the 1960s, we can see, in the larger context of the globalizing capitalist countries, that a change occurs in the modes by which powers are exerted, in the government of bodies. We pass from disciplinary societies to control societies : societies in which individuals are the more and more controlled by within their imaginaries and their practices of subjectivation7. Visual norms of morphological conformation will start to build bodies, on the basis of the technological revolution articulated with - in a quasi simultaneous way - the media import of a Playboyimaginary: a pornotopic imaginary8.
Contemporarily, labour gradually feminizes. This means, that it acquires the same characteristics that have defined, historically, women's work : not recognized, unpaid work, variable, invisible work, black work, affective and sexual work9. Life put to work is what characterizes the regime of the infinite reproduction of slavery in the neoliberal rationality. We can easily notice that progressive feminization of work and slavery corresponds to a major function of capitalism, which is that of reproduction of work and slavery. We shall seesome essentialrelationsbetweencapitalistic accumulation, technology, bodiesat work andimages, allcenteredon the notions ofreproduction, representation, and regeneration. Someof these relations areclearlypower relations, but we must not forget(and that is why we are here) thatbecause thesepowersmay exist, they need the vital part they appropriate, that of bios, that of living and loving bodiesthat can, on the other side, extend their potency bysplittingthe chainsof bioeconomic slavery.
The articulation between these elements produces a global machine of visual control over bodies and of visual production of bodies. The new extraordinary visual machine has the power to transform the facesand the body of each individual through its gigantic productive eye. We have come to the specification and transformation of the real in a hard-core real: the complete media exploitation of affects, of sexuality, of bodies, coupled with the progressively privatized political space, the more and more devoured by finance. What about this visual production ? What difference, between the capitalistic bio-visual production and a common liberating bio-visual creation ?
The concept of reproduction of body-images, as we will explain later, means that the phenomenon of the infinite technical reproducibility of images (highlighted by Walter Benjamin at the beginning of mass culture) starts to become, in the 50s – 60s, an infinite biological reproducibility of images, and an authoritarian injunction to biological reproduction and regeneration of bodies on the modes and to the purposes of the advanced capitalism. But what about the word « reproduction » ? We must here make a distinction between two radically different modes of this function. Representation works as a bond with our bodies and it is performed through the violence of an infinite reproduction of separations, exclusions, as forms of control (biopower). On the other side, the crisis of political representation takes form in the Occupy places throughout the world, as a desire of transformation, beyond the Nation-state, and beyond its discourses. Here reproduction is not a repetition, it works against mimesis and against identification of subjects in fixed roles, as a living creation of life and of common political possibilities.
- The bio-visual autopoïesis. If words do things, images do things too : they transform bodies. During the last decades, the construction of a specific morphologically determined social body, serving the progressive process of capitalization of life crossed with feminization of work has worked out through a visual auto-reproduction : a bio-visualautopoïesisof the capital through bodies and images.
The autopoïesisis, in its simplest definition, the characteristic of a system which reproduces itself by itself, so as to maintain its structure even though its components change. Autopoïetic systems, as described by Chilian cognitivists Humberto Maturana and Francisco Varela, are « An autopoietic machine is a machine organized (defined as a unity) as a network of processes of production (transformation and destruction) of components which: (i) through their interactions and transformations continuously regenerate and realize the network of processes (relations) that produced them; and (ii) constitute it (the machine) as a concrete unity in space in which they (the components) exist by specifying the topological domain of its realization as such a network10. »
It is a self-referential system, a system capable of using recursively the image that it has of itself : it does not only reproduce bodies like things, but it reproduces, through biological reproduction of bodies, its own system, its own net.
Here stands the difference between two kinds of autopoïesis. From one side, capital reproduces itself mimetically, excluding any alterity by subsuming the whole real : it is the production and the visual reproduction (representative, repetitive, mimetic, schematic) of an autoreferential system based on financial criteria to measure life. It is the difference between the autopoïesis of the capital (the borders of the hegemonic network) and the creation of life. The first border (and order) is auto-produced today by the bonds of financial governance, extracting intelligence from bodies, and the infinite biological reproduction of life and images means immediately an infinite reproduction of debt over life. In fact, this mechanism plays within an eschatological temporality, based on indexes of prefiguration, processes of revelation, promises, a pre-visual(in a temporal sense) dimension based on temporal bets and financial speculations. On the contrary, the second kind of autopoïesis performs figurations, constantly creating itself, open : the word poïesiscomes from the Greek auto and poiesis,creation.
The global financial crisis that we are living in, since 2008, isalso a crisis of the auto-reproductive and autopoietic mechanism of capital. The generalization of precarity and poverty implies a lack of social, biological and creative reproduction. This is the contradiction of bio-economic and cognitive capitalism and here is the crisis : a crisis of the capacity of capital to reproduce while it increases the exploitation of life.
 
2. Revealing/creating revolution
- Forecasting revelations. In the substance and in the very way images are build there is something biological. Photographs are techno-biological devices: light is necessary to impress a form on a support, thanks to abonding animal agent : an organic glue fixing light with silver. A photographic impression can last hours : it is life and time embedded in materiality. The organic molecules are spectral sensitizers. Starting from the invention of X rays, and then, bio-imaging technologies, light itself will be produced by technologies of visualization of the interior of a body - and not anymore only by exterior light capturing exterior forms. Images reveal the existent, and this process of revelation of life comes from below : an inside light coming from the interior of the bio-technological device, which is the latent image. Then, it is necessary to apply chemical processes of revelation (development, generation) to the film, to have a stable image.
Furthermore, with bio-imaging, starting from the 50s, if technique can intervene in the processes of biological generation through biogenetics, this seems to be a visual phenomenon. The recombinant model is a generative model that images and life have in common. Technique can interfere in the biogenesis using procedures, which have developed in the realm of images. In this sense, we can talk about some constants, in the biogenetic realm, ways of functioning through visual editing. Therefore, we can assume that, capitalistic autopoïesis (mimetic auto-reproduction) works through a specific biogenetic visual grammar. The possibility to describe biogenetic processes as visual processes becomes an epistemic foundation for all the biotechnological developments. If, starting from the 1950, the analogy between information and life becomes the more and more frequent, why wouldn’t we consider also the analogy between image and life ? The biogenetic process would be the actualization of a code, the deployment of aninformationin spaceand time, spread acrossavisualrevelation/detectiondevice or mediasupport.
This revelationor detectiondevice can be a biological body or an artificial body (as for machines like robots). Therefore, it seems to us necessary, considering the visual saturation of our era and starting from the developments in molecular biology, to point the necessity of explaining life as a visual phenomenon.
The semiotization of biological generation becomes a biologization of images, not only of language. From one side, digital simulation of life needs its visual production. From the other, the very informational biogenesis is a generative process. Here are two different processes, whose node is the re-production : a biological and visual phenomenon, at the same time11. The production of genetic material is inoculated in living organisms : computer simulation intertwined with biological modelling shows that an image can generate and transform life. The morphogenetic bio-image is necessary to the synthetic bio-morfogenesis12. When visualizing “biogenetic grammar”, life appears as an editing of images, on the basis of a code. Mapping human genetic constitution, means then, organizing a set of visual enunciations. The generative bio-editing is made of a complex intertwining between language, images and bodies. Visual reproduction takes the form of biological generation. This visual reproduction, which is, at the same time, biological generation, is produced by the creative potency of the general intellect and then captured by the systems of financial valorization, expropriated for the regeneration and reproduction of the capital itself, infinitely. Our point is, therefore, to understand how to re-appropriate our bio-visual generation, against the perverse performative capitalist injunction to regenerate capital itself. In this scenario, revelations are continuously forecast by financial agencies : rating agencies continuously forecastwaves of depth and speculation, therefore, they producedebt and speculation over depth. The technologies of forecast (global machines of control such as Standard and Poor’s and Fitch) induce waves, processes of accumulation, heterogeneous stratifications.
- Creating revolution.
  
Fig. 2Anonymous, A Young Tunisian Who Burned Himself,4 January 2011 – Sidi Bouzid, Tunisia Fig. 3Unknown, Puerta del Sol - #SpanishRevolution, 17-05-2011- Madrid, Spain
 
If media images are also biological images, the technical automatism is articulated to an image which can last a life, articulated with the deposit of time between an image and an other, so as the deposits of biological substances and natural light on inorganic supports. These inorganic supports or inert material platforms use to work as a fixed capital in the industrial era that Marx describes (would it be in Duchamp, in photography or in cinema) separated from the variable capital that was the visible resultof the image - the visible surface of revelation, coming from below. These elements are today articulated with life as a permanent support, when the substance of an image is a body itself, as for Mohamed Bouazizi self-immolation anonymous photograph on the 4th, January 201113.
Anelliptic visual « biopic », an image of a body captured in a state of transformation, and, in the other, an image of an insurrectional Plaça del Sol (Madrid, 15 may 2011). In a glance, appears, in our political eye, the image of a whole insurrectional generation : a technical body, an inert body, a material body, a revealing-collective body, the general intellect. The articulation of techno-political-mediatic aspects determine living effects which do not only « give visibility », « illuminate » the real, but who do createthe real, against the financial forecasts (revelation as promise, eschatology, pre-vision). These images are biological because they are constituted and linked one to the other by the biological temporality of a common becoming, in the rapid lightening of the temporality of revolution. They articulate, therefore, biological revelations together with bio-imaging modes of production. No more inert supports as machines, but living platforms of bodies at work : this is the infinite biological reproducibility of images.
Revelation is something about newness, it is not the discovery of something which existed before and that was just hidden under the surface, revelation is creation. Revelation of a body is, therefore, creation of a body: it is generation in the most creative sense of the notion.
The neoliberal media-economic-political imperative of the infinite biological reproduction of servitude is a process centred on power of bonds over life, through embeddings of privacy, inertia, insensitiveness inoculated in bodies treated as financial platforms within corporations, and debt over life in its most carnal characteristics. Some biopolitical examples of images show how these very bio-images torn the necropolitical imperatives and the apocalyptical forecasts, and organize its vital elements in a common biopolitical creation of life.
 
3.The biopolitical image, between an alreadyand a not yet
Fig. 4 Gustave Courbet,La Vague,1866
 
The global movement goes forth. It is innovation and change of corporeal, spatial, material, epistemological dimensions, disproportionately, exceedingly. The global wave exceeds itself at the same time it rises, that is to say when it's here: the global wave is the restless, unquiet undulation of the autopoietic movement, that by which the subject builds itself, restlessly. If the wave breaks temporality between the eternal (what is « before » what is about to start) and innovation (what is « after » what begins here), its material field consists in all the events that define it by transformation, that of the becoming-body of a multitude of monads of bio-images - the general intellect constituted by a multitude of single bodies. All the events that build the multiple becoming-body constitute the material field of the bio-image,here and now. This field is the place in the image and the place of temporality where the body produces something, where the body materially produces its field in each singular body-predicate that innovate and create it, at the same time - the series of Courbet’s Waveslike the global wave of occupiers. It is a materialistic field, a resistance field between the body and the undulation of the process of knowledge, as the materiality of general intellect resists, while undulating: the bio-image has a corporeal intensity. Here is the paradigm-virtue of resistance to fate and thus to the linear representation of time and corporeal homogeneity.It is this resistance to any transcendentalism and any predetermination, which is virtue, as an active constitution of the world. If this virtue comes from a will - a will to constitution - it asserts itself immediately as political, and its potency immediately becomes political power of transformation. The subjective and collective affirmation of potency implies an ethical, political and necessarily materialistic statement: the active transformation of substance, of flesh, of power relations, in the temporality of change - courageous openness to risk. Temporality is made as unquiet and restless praxis of Kairòs, which produces truth and subjectivities in the corporeal immersion14. Between Aliaa’s body, who speaks and acts, and what her image says and acts, there is the same unquiet undulation defining the « here » in the field of knowledge and the « here » of the footstool, which is the co-production of this body, this epistemological field and the material footstool. It is the body that produces, as power of determination, the reflexivity of the globalized image as a material field of production, between an « already » and a « not yet »: the difference is reflexive and fully active, generating disproportionately, but embodied. This is the ontological difference of temporality, the fact of being productive - of this singular body – from resistance to resistance, from body to body, from wave to wave, caught in the material and common field of their constitution : the praxis of time.
The genesis of this image, for the common of all the bodies, is that of expression and imagination, that is to say, a biopolitical image.
 
Notes:
1Karl Marx, « Fragment on Machines » (1858), Grundrisse, London, Penguin Books, 1974.
2Paolo Virno, « General intellect », in Lessico Postfordista, Rome, Feltrinelli, 2001, translated by Arianna Bove. http://www.generation-online.org/p/fpvirno10.htm. I emphasize.
3See Franco Berardi, Alessandro Sarti, Run Forme Vita Ricombinazione, Mimesis, 2008.
4Walter Benjamin, « The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction», 1936. See http://www.marxists.org/reference/subject/philosophy/works/ge/benjamin.htm
5« Seeing the Cell Nucleus in 3-D », Berkeley Lab Research Review,http://www.lbl.gov/Science-Articles/Research-Review/Magazine/2000/Winter/features/01seeing.html
6See ChristianMarazzi, La place des chaussettes, Ed. De L’Eclat, (Trad. F. Rosso, A. Querrien)1997.
7See Michael Hardt, « La société mondiale de contrôle », inÉ. Alliez (dir.), Gilles Deleuze une vie philosophique, Le Plessis Robinson, Les Empêcheurs de penser en rond, 1998, p. 359.
8As Beatriz Preciado calls it in Beatriz Preciado, Pornotopie- Playboy et l’invention de la sexualité multimédias, Climats, 2011.
9See Cristina Morini, Per amore o per forza – Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, OmbreCorte, 2010.
10Humberto Maturana, Francisco Varela, Autopoiesis and Cognition. The Realization of the Living, Dordrecht, Reidel, 1980, p. 78.
11Franco Berardi, Alessandro Sarti, op. cit., p. 32
12Idem, p. 32-33
13Mohamed Bouazizi was a 28-year-old university student who burned himself alive when the Tunisian authorities confiscated the fruits and vegetables he was selling to feed his family.
14I am thinking on the wave of Antonio Negri’s Kairòs, Alma Venus, multitude, translated by Judith Revel, Paris, Calmann-Lévy, 2001.