Grande importanza emancipatoria viene attribuita al termine "cultura" da parte non solo delle Scienze sociali. Constatabile è che le forme umane di vita evolvono causando una dimensione extragenetica, artificiale, quindi culturale, del vivere associato. L'obiettivo del blog è quello di evidenziare vari passaggi storici ed antropologici nella trasformazione sociale che hanno generato la contemporaneità.
menti in fuga - le voci parallele
menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"
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sabato 8 ottobre 2016
domenica 10 aprile 2016
Tra homo patiens e homo sapiens
Essere, agire, patire: l'anomali della finitezza - Un saggio di Luigi Alici
« “Fuori
splendeva il sole e la gente sbrigava le solite faccende d’ogni
giorno. Una donna si precipitò. Un’altra stava rientrando con la
spesa. Nella mente di Charlotte si affollavano mille domande: Quanto
tempo ci resta ancora ? Come supereremo le difficoltà ? E come
pagheremo i conti ? Dal canto suo il mio vecchio professore era
strabiliato dalla normalità di quanto vedeva intorno a sé: Non
dovrebbe fermarsi il mondo? Non sanno quel che mi è capitato ?
Ma il mondo
non si era fermato, era rimasto completamente indifferente e, mentre
apriva fiaccamente la portiera della macchina, Morrie si era sentito
sprofondare in un baratro” (citazione da M. Albom, I miei
martedì col professore. La lezione più grande: la vita , la morte,
l’amore, tr. it. di F. Bandel Fragone, Rizzoli, Milano 1998,
p.16). Con questa toccante annotazione ci viene descritto il primo
incontro di Morrie Schwartz con il male che lo avrebbe ben presto
portato alla morte; un incontro dal quale, tuttavia, egli sarebbe
riuscito a ricavare e trasmetterci una esemplare lezione di vita. [.
. .] Siamo in ogni caso ricondotti, attraverso questi riferimenti, ad
una corporeità che s’annuncia come una sorta di linea vivente di
frontiera tra la dimensione dell’essere e quella dell’avere: il
‘corpo che abbiamo’ e il ‘corpo che siamo’ attestano una
duplicità, una sorta di ambivalenza originaria, che dischiude, come
ci ricorda Marcel, l’orizzonte del metaproblematico. [. . .] ».
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