menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"
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mercoledì 11 aprile 2018

Contributo per una didattica innovativa

PNSD, così il blog a Scuola aiuta studenti e insegnanti

Fruibilità online ed offline di materiali strutturati, registrazione di informazioni e contenuti multimediali, catalizzazione collettiva di conoscenze condivisibili: l’uso didattico del blog stimola l’uso della rete, la scrittura creativa, l’interazione e la cooperazione. Ecco come servirsene per innovare la didattica.

È possibile realizzare blog, nell’ambito delle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale, per la condivisione di materiali didattici in formato digitale a garanzia d’una più proficua e funzionale informazione e formazione, da consultare per approfondire l’utilizzo di alcuni tool web 2.0 per la creazione di Learning Objects in direzione della didattica per competenze.
Il blog, per sua configurazione tecnica, può essere in continua implementazione e tutto il corpo docente può utilizzarlo a fini educativo-didattici. Pubblicabili, su questo particolare spazio web, anche best practices per valorizzare le risorse creative delle classi in grado di ideare, progettare e realizzare blog inter-trandisciplinari permettendo un’orizzontalità originale delle attività d’insegnamento e d’apprendimento. È possibile ritenere che, per le caratteristiche tecniche e culturali intrinseche, il weblog – prodotto ipertestuale della comunicazione formativa – esprima l’intera morfologia delle rete: fruibilità online ed offline di materiali strutturati (FaD), registrazione di informazioni e contenuti multimediali, catalizzazione collettiva di conoscenze condivisibili.

Blog, formazione e innovazione

Con l’Azione #25 – Formazione in servizio per l’innovazione didattica e organizzativa del PNSD si può prevedere una valorizzazione dell’esperienza pluriennale nelle molteplici iniziative della blogger community:
  • formazione come accompagnamento e aggiornamento, come progetto formativo e non mera erogazione di corsi;
  • stabilità, continuità, sostenibilità e verifica qualitativa della formazione effettuata, attraverso un rinnovato sistema di reti formative territoriali;
  • formazione su una molteplicità di modelli metodologici confortati dal confronto europeo e internazionale;
  • indirizzo nazionale e regionale della formazione rispetto agli obiettivi del Piano, ma dando un ruolo ai territori, permettendo alle migliori innovazioni di esprimersi e consolidarsi;
  • ruolo importante, grazie anche all’animatore digitale (vedi Azione #28), per la formazione interna alla scuola, sulla base dei bisogni comuni e lo stimolo alla partecipazione nelle attività formative.
E’ noto che l’uso didattico del blog costituisce tanto nel contesto internazionale (rif. Richardson, 2006) quanto nel contesto italiano (Mancini e Ligorio, 2007; Fiore e Formiconi, 2008; Bruni, 2009; Friso, 2009) un’esperienza consolidata che ha portato da tempo al formarsi di comunità ampie e attive. Grazie alla sua pervasività sta compiendo un’azione integrativa nel patrimonio delle conoscenze basilari di ogni giovane europeo della “cultura digitale” dando piena attuazione al piano eEurope che ha avuto inizio diciassette anni or sono.
Le azioni del PNSD possono essere incanalate – con apposite iniziative blended learning – nel consolidamento della figura professionale dei docenti quali formatori per la didattica della comunicazione in grado di:
  • progettazione didattica e comunicazione di prodotti culturali attraverso l’uso di linguaggi e strumenti multimediali;
  • progettazione e impiego di strumenti e strategie di valutazione che prevedono l’integrazione di linguaggi multimediali;
  • attivazione di processi di analisi dei testi mediali e multimediali;
  • progettazione e gestione di un curriculum multimediale nel sistema-scuola;
  • gestione di attività di monitoraggio e valutazione di un processo formativo
Si osserva che «il blog […] si trova in una fase di necessaria ri-definizione a fronte della pressione di nuove piattaforme web, come Twitter, Plurk, Facebook, Flickr, Friendfeed […] la progressiva specializzazione discorsiva delle diverse interfacce citate prefigura già un declino del genere blog a fronte del nostro interrogarci sulla sua ascesa» (Festi, 2009, p. 26). Va indubbiamente preso atto di come gli utenti della rete – principalmente le nuove generazioni, ma non solo – trovino il loro spazio più in servizi di social networking come Facebook piuttosto che nel blog. Non si tratta né semplicemente di recepire il successo più o meno momentaneo di uno strumento o di un servizio, né di difendere in modo aprioristico un «genere» come il blog, ma di cogliere eventuali nuove potenzialità in termini di processi di apprendimento e insegnamento.

Il blog contro il knowledge divide per una didattica innovativa

L’idea di sviluppare la “cultura digitale” anche attraverso la sollecitazione di peculiari competenze (qualsiasi progetto di copywriting per il web e inserimento di articoli in back office richiede tempo e padronanza) trova radicamento nella duplice esigenza di 1) contrastare il fenomeno del knowledge divide e 2) avvicinare gli insegnanti all’uso delle soluzioni sistemiche di e-government messi a disposizione on line dalla Pubblica Amministrazione.

L’alfabetizzazione informatico-telematica e l’informazione tecnica sulla gestione professionale e sociale dei new media rappresentano oggi i due bisogni fondamentali, prioritari a cui dare una risposta in sede di pianificazione dell’offerta formativa. Si intende colmare tale gap con 1) capillare organizzazione nel territorio di attività formativa corsuale e non, inerente l’alfabetizzazione multimediale e digitale degli insegnanti – uso curricolare dell’I.C.T. – e con 2) realizzazione di mirate iniziative sperimentali di formazione tarate sulle competenze digitali (graduale allineamento degli skill professionali agli standard internazionali, miglioramento della produttività del sistema scolastico).
Si tratta di fornire ai docenti in servizio gli strumenti per gestire e diffondere l’apprendimento online tra gli studenti e modalità di didattica innovativa tra insegnanti. Il Blog è uno spazio della rete che consente a tutti di pubblicare contenuti in modo facile e veloce: si realizza in poco tempo, anche senza avere alcuna nozione tecnico-informatica, e si gestisce ed aggiorna con altrettanta semplicità. Inoltre, l’uso didattico del Blog consente di integrare (convergenza digitale) efficacemente applicazioni, dispositivi e diversi linguaggi espressivo-comunicativi innescando processi di ricerca, creatività e produzione di contenuti multi-inter-transidisciplinari originali da parte dei gruppi Classe (studenti, docenti e, auspicabilmente, figure genitoriali).
Poiché l’uso didattico del blog stimola il servirsi della rete, la scrittura creativa, l’interazione e la cooperazione, sollecita attività di studio, raccolta, pubblicazione sul web di ricerche e materiali, genera cooperazione nel problem solving, condivisione e confronto di esperienze cognitive e relazionali, migliora la comunicazione tra scuola e famiglia-insegnanti, studenti, genitori, promuove la condivisione di risorse didattiche e lo scambio di conoscenze tra docenti, sviluppa una didattica di supporto per gli alunni dsa o non italofoni, integrativa di quella curricolare, accresce l’efficienza delle attività di recupero e di avanzamento integrative di quelle curricolari, migliora le attività di supporto per alunni impossibilitati a frequentare regolarmente, consente d’organizzare e distribuire materiale didattico in formato digitale, permette di valutare l’apprendimento mediante modalità interattive, fornisce supporti didattici per lo svolgimento dei compiti a casa, promuove la conoscenza (rif. costruttivismo) ed un uso consapevole dell’ICT tra studenti, promuove il loro utilizzo tra docenti, favorisce forme di collaborazione e di condivisione di contenuti o di esperienze tra docenti e studenti, può essere proposta alla comunità professionale la partecipazione a mirate iniziative d’aggiornamento. Un inerente piano mirato  trova negli Uffici scolastici regionali gli “agenti” promotori di questa ulteriore innovazione.
Un piano mirato ha come focus presentare, in modo comprensibile e pratico, una struttura d’unità di apprendimento (1) che scuole di diverso ordine e grado adottano nei rispettivi Piani triennali dell’offerta formativa – vagliati in sede collegiale e dai Consigli d’Istituto – nell’ambito dell’Information and Communication Technology (2) correlate ad una fruizione didattica inter-transdisciplinare. Tale piano 1) si avvale della collaborazione professionale dei Docenti Animatori digitali e dei Team per l’innovazione 2) è ispirato alle Indicazioni nazionali per il primo ciclo d’istruzione e per i Licei, così come alle Linee guida per gli Istituti tecnici e professionali, che articolano i risultati di apprendimento per competenze (3), 3) rappresenta un programma per la formazione culturale specialistica e per le competenze digitali, definendo come proprio target privilegiato di riferimento, ma non esclusivo, i professionisti in servizio presso le scuole (e per la formazione dei futuri), con l’obiettivo d’acquisizione, consolidamento e integrazione delle competenze digitali per la crescita professionale, l’allineamento degli skill agli standard internazionali, il miglioramento della produttività del sistema scolastico.
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Note
1 L’UdA è intesa come evento formativo che si realizza nel rispetto di un insieme di indicazioni metodologiche e si avvale di alcuni documenti e strumenti operativi; un insieme, coerente ed organico, di indicazioni metodologiche, un metametodo volto a promuovere la trasformazione delle capacità di ciascuno nelle sue competenze, tramite la valorizzazione delle conoscenze e abilità. Pertanto, le UA, individuali, di gruppi di livello, di compito o elettivi oppure di gruppo classe, sono costituite dalla progettazione: di uno o più obiettivi formativi tra loro integrati (definiti anche con i relativi standard di apprendimento, riferiti alle conoscenze e alle abilità coinvolte); delle attività educative e didattiche unitarie, dei metodi, delle soluzioni organizzative ritenute necessarie per concretizzare gli obiettivi formativi formulati; delle modalità con cui verificare sia i livelli delle conoscenze e delle abilità acquisite, sia se e quanto tali conoscenze e abilità si sono trasformate in competenze personali di ciascuno.
2 Insieme delle tecnologie che consentono il trattamento e lo scambio delle informazioni in formato digitale (tipicamente: codifica di circuito o dispositivo che può variare solo per un numero finito di livelli o stati, come per esempio 0 e 1).
3 La definizione di riferimento delle competenze è quella data nella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 Aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (2008/C 111/01): “Comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilità e autonomia”.
Fonte: 
AGENDA DIGITALE
 

venerdì 3 novembre 2017

A Cattolica torna la rassegna "Che cosa fanno oggi i filosofi ?"

Dal 5 Novembre 2017 al 4 Febbraio 2018 tornano gli incontri domenicali con studiosi che si interrogano sul tema scelto per quest'edizione: l'educazione

Dettagli dell'evento:

Quando dal 05/11/2017 alle 00:00 al 04/02/2018 alle 00:00

Dove Cattolica, Biblioteca comunale, Galleria

Recapito telefonico per contatti 0541 966603

Domenica 5 novembre alle 17, nella Galleria della Biblioteca comunale di Cattolica, lo storico Emilio Gentile, professore emerito dell'Università di Roma La Sapienza, terrà una conferenza dal titolo "Un'educazione senza storia?".
Inizia così il nuovo ciclo della rassegna "Che cosa fanno oggi i filosofi?" che sotto gli auspici di Umberto Eco ha avuto luogo per la prima volta nel lontano 1980.
Promossa dal Comune e organizzata dalla Biblioteca comunale di Cattolica, anche la nuova serie della rassegna è stata affidata allo storico ideatore, Marcello Di Bella, che ha proposto come tema l'educazione.

 Il programma

NOVEMBRE 2017
Domenica 5 novembre
EMILIO GENTILE, Professore emerito, Università di Roma La Sapienza
Un'educazione senza storia?


Domenica 12 novembre
MARIA PIA VELADIANO, Preside e scrittrice
Che cosa significa insegnare


Domenica 19 novembre
VALERIA DELLA VALLE, Professore di Linguistica, Università di Roma La Sapienza
Prima la parola


Domenica 26 novembre
ELENA CATTANEO, Professore di Farmacologia Università di Milano e Senatore a vita
Cosa significa conoscere scientificamente [Come conoscere le nostre cellule e smascherare i millantatori]



GENNAIO 2018
Domenica 7 gennaio 2018
DIEGO FUSARO, Docente di Storia della Filosofia Università San Raffaele Milano
Pedagogia unica? Critica del pedagogicamente corretto


Domenica 14 gennaio
FEDERICO CONDELLO, Professore di Letteratura Greca, Università di Bologna
Istruzione umanistica, istruzione classica: un capitale simbolico e il suo destino


Domenica 21 gennaio
MARCO GALLIZIOLI, Docente di Storia delle religioni
Il sacro può essere insegnato?


Domenica 28 gennaio
CARLO TOFFALORI, Professore di Logica Matematica nella Università di Camerino
Calculemus


FEBBRAIO 2018
Domenica 4 febbraio
REMO BODEI, Professore di Filosofia, Università of California, Los Angeles
Estetica


Ogni incontro prevede la proiezione di un breve estratto scelto tra i più rilevanti dall'archivio filosofico video della Biblioteca, pertinente per analogia o differenza.
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Cartolina

mercoledì 11 ottobre 2017

Cerchiamo ancora: Capitalismo e società all’inizio del XXI secolo

Cerchiamo ancora: capitalismo e società all’inizio del XXI secolo - Giovedì 19 ottobre l’incontro inaugurale del ciclo di seminari formativi organizzato dal CRS e curato da Alessandro Montebugnoli

Contenuti, ispirazione, propositi
Il capitalismo di oggi sullo sfondo del capitalismo di sempre, il capitalismo al tempo delle piattaforme digitali sullo sfondo del capitalismo ‘in quanto tale’; e poi la vita del sistema e quella della società, il funzionamento dei mercati e l’orizzonte normativo dello ‘sviluppo umano’. Ragioni sostanziali fanno sì che il quadro degli argomenti e degli interessi di ricerca difficilmente potrebbe essere più largo. Almeno in parte, però, l’ampiezza di un panorama può essere riscattata dalla specificazione del punto di vista o del layer – che si adotta. Meglio ancora, l’estensione di un territorio può essere compensata dalla comunicazione, prima di partire, del cammino che si pensa di percorrere.

Da sempre, il capitalismo ha impresso nella forma merce una verve espansiva che non prevede e non sopporta limiti; da sempre vi ha iscritto l’‘istruzione’ di plasmare quante più aree e quanti più aspetti sia possibile delle vite private e di quella collettiva. Alle soglie dell’età moderna, il mercato ne ha ricavato pretese di validità che in effetti, già nel concetto, configurano un’attitudine di tipo ‘imperialistico’. La messa a fuoco di quest’ultima – della sua natura, degli attori che ne sono interpreti, dei dispositivi grazie ai quali ha sempre dispiegato i suoi cospicui effetti – costituisce parte integrante delle finalità che il seminario intende perseguire.
Al tempo stesso, considerazioni del genere faranno da sfondo a un discorso più ravvicinato. Il grosso dell’attività seminariale sarà infatti dedicato alle pretese di egemonia della forma merce leggibili nell’evoluzione recente e nell’attuale configurazione del capitalismo: l’offensiva neoliberista nei confronti dei servizi pubblici, la colonizzazione mercantile dei mondi della vita quotidiana e della stessa ‘interiorità’, la manipolazione delle questioni legate ai planetary boundaries e altro ancora, compreso lo sfruttamento commerciale delle identità personali in più sensi associato al capitalismo delle piattaforme digitali. Dell’attitudine imperialistica del mercato, il seminario intende appunto documentare le principali manifestazioni che oggi la confermano, e alle quali, anche, appartengono le crisi che in questo inizio di Ventunesimo secolo, come tante altre volte nella storia del capitalismo, hanno fatto da contrappasso alla mancanza di misura delle sue pretese. Che la verve espansiva della forma merce sia insofferente d’ogni limite non significa infatti che non incontri ostacoli, né che sia sempre sicura dei propri mezzi e del proprio modo di procedere.
Così definito, l’argomento si presta bene a tenere insieme un approccio di tipo ‘analitico’ e uno di carattere ‘fenomenologico’.
In primo luogo, è chiaro che la dinamica della forma merce va descritta, ricostruita e spiegata come quel fatto sistemico che in effetti è. Per questo aspetto, il linguaggio del seminario sarà quello delle discipline pertinenti alla sua materia: in generale la teoria economica e la sociologia, aperte ai buoni venti della riflessione storica e condite con una certa dose di filosofia; ma anche discipline più ‘specifiche’, variamente chiamate in causa dalla suddetta operazione di documentazione.
D’altra parte, è pur vero che nella dinamica della forma merce avvertiamo che si tratta del modo in cui viviamo, con il suo inevitabile portato riflessivo – la “vecchia questione”, come dice Beck, del modo in cui vogliamo vivere. In questo senso, un argomento importante ‘per noi’, per il segno che ne ricavano le esperienze delle quali ci capita di essere partecipi, come tale suscettibile di essere affrontato in chiave comprendente. Così, l’impostazione del seminario prevede che vi abbiano diritto di cittadinanza anche le percezioni della realtà depositate nella soggettività dei presenti, ravvisando in esse la dignità di uno specifico modo di conoscere.
Come vogliamo vivere: la domanda fa sì che il discorso non possa non aprirsi a considerazioni intorno al ‘che fare’. Non tanto, o almeno non immediatamente, in chiave ‘propositiva’, quanto, innanzi tutto, in termini di orientamento dell’agire politico. Meglio ancora, nei termini di un orizzonte di senso che collochi il ‘che fare’ all’altezza delle attuali contingenze storiche.
Molti anni fa, su questa lunghezza d’onda, Claudio Napoleoni ebbe a sostenere l’idea che “si tratta di allargare nella massima misura possibile la differenza tra il capitalismo e la società”. Intuitivamente, fatta salva la necessità di dedicare alla ‘società’ un discorso non meno impegnativo di quello sul capitalismo, il collegamento con il tema della verve imperialistica iscritta nella forma merce non dovrebbe essere difficile da cogliere. Così, tra schiette ragioni di consenso e qualche (non trascurabile) distinguo, la parte del seminario più vicina alla politica farà perno sulla formula appena riferita – cercando di precisarne il contenuto ideale, di portarla a esisti più determinati e di mettere a fuoco, anche, il singolare mélange di radicalità e ragionevolezza che la contraddistingue.
Va da sé che il punto di vista che verte sull’imperialismo della forma merce non è l’unico possibile. Senza dubbio, la realtà del capitalismo si presta ad altre critiche, in certo modo, anche, più immediate: basti pensare agli insensati livelli di disuguaglianza raggiunti negli ultimi decenni, che in un certo senso si impongono da soli come argomento di studio e di denuncia. Nondimeno, quello selezionato sembra un punto di vista che non conviene disattendere, e anche abbastanza comprensivo. Prendiamo ancora, come esempio, il tema dell’eguaglianza: a parte la nota domanda di Sen, of what?, che in effetti si sposa bene con il mood del seminario, quest’ultimo comprende anche l’idea che gli attuali livelli di dispersione dei redditi non siano affatto privi di rapporto con le pretese di egemonia della forma merce, e che in effetti convenga partire da queste per arrivare a quelli, perché il percorso inverso non è altrettanto agevole. Cosa ancora più importante, la critica delle pretese di egemonia della forma merce non sembra affatto priva di rilievo dal punto di vista delle strategie da adottare per venire a capo dei problemi legati al binomio occupazione-redditi – che tanta parte hanno nel ‘che fare’ - Qui il PDF.

 L’articolazione tematica
Di seguito, i titoli dei 25 incontri in programma. L’ordine deve essere ritenuto indicativo, soggetto a variazioni. Cliccando sui nomi delle sezioni si accede a brevi illustrazioni degli argomenti che allo stato degli atti, fatto salvo quanto emergerà nel corso dei lavori, formano il percorso di ricerca che sarà proposto ai partecipanti. Il risvolto della brevità è una discreta densità, dovuta all’intenzione di consentire una presa di contatto abbastanza ravvicinata con le tesi dalle quali, di volta in volta, il seminario prenderà le mosse. Nello stesso spirito, questo link consente di accedere testo della relazione introduttiva che sarà presentata in occasione del primo incontro.
Centro per la riforma dello Stato

1. Cerchiamo ancora
Percorso 1
La visione del capitalismo
2. La figura del processo di accumulazione
3. Innovazioni radicali e profitti straordinari
4. Le “alte vette” della finanza
Le categorie del sociale
5. Il nesso di individualizierung e socializierung
6. La pluralità delle forme di riconoscimento
7. La rosa delle forme nella croce della vita materiale
La forma del problema
8. La differenza di società e capitalismo
9. I capitalisti in un’economia non capitalistica
10. Eticità e politica
Percorso 2
Problemi di storia recente
11. Dalla Golden Age alla Global Turbolence
12. La New Economy
13. Le crisi del 2001 e del 2008
Spazi di crescita e vincoli di ragionevolezza
14. Il paradigma digitale
15. La Green Economy
16. I servizi sanitari
17. Il “capitalismo culturale”
18. Il terziario povero
Cittadinanza, occupazione e reddito
19. Dagli Internal ai Transitional Labour Markets
20. Il contributo del settore pubblico
21. Il reddito e il lavoro nell’arco della vita
A scala globale
22. Le proiezioni geografiche del capitalismo
23. La fine del secolo americano
24. Dove va la Cina?
25. Problemi di ordine monetario internazionale

Docenti
La conduzione del seminario è affidata ad Alessandro Montebugnoli; sono previsti interventi di Cristiano Antonelli, Vincenzo Artale, Laura Bazzicalupo, Salvatore Biasco, Michela Cerimele, Giorgio Cesarale, Giulio De Petra, Alisa Del Re, Lelio Demichelis, Tristana Dini, Nerina Dirindin, Ida Dominijanni, Roberto Finelli, Elena Granaglia, Cristina Morini, Giorgio Rodano.

Per partecipare
L’iniziativa è rivolta a giovani studiose/i di economia, sociologia, scienze politiche, storia e filosofia, o comunque interessate/i ai temi illustrati nelle schede.
Gli incontri si terranno con cadenza settimanale, il giovedì dalle 17.00 alle 20.30.
Il seminario inaugurale si terrà giovedì 19 ottobre, alle ore 17, nella sala conferenze di via della Dogana Vecchia 5.
Sono chiuse le iscrizioni per il cui perfezionamento è possibile effettuare il pagamento della quota di euro 100 tramite bonifico da destinarsi entro il 23 ottobre a:
CENTRO PER LA RIFORMA DELLO STATO ONLUS
Banca di Credito Cooperativo – Agenzia di Roma 21
IBAN: IT96A0832703221000000002925
In alternativa è inoltre possibile effettuare il pagamento direttamente in contanti in occasione del primo incontro previsto per giovedì 19 ottobre.
Coloro che avranno seguito con continuità l’attività seminariale riceveranno un attestato di frequenza e potranno partecipare alla realizzazione di un volume collettivo, dedicato alla documentazione delle idee che avranno avuto modo di sedimentarsi nel corso degli incontri.

domenica 2 luglio 2017

Sulla duplicità aspettuale del corpo

Dalla Prefazione di Silvano Tagliagambe
Perché nel mondo fisico esistono entità dotate di coscienza ed entità che, invece, ne sono sprovviste? Nel dibattito filosofico contemporaneo le teorie che indagano sul rapporto mente-corpo prendono come riferimento una concezione troppo vaga e astratta di corpo. Questa errata formulazione della nozione di corpo ha condotto, negli ultimi cinquant’anni, alla nefasta conseguenza di impedire la piena comprensione della coscienza. Lo scopo di questo libro è spiegare che esiste una sostanziale identità tra corpo e coscienza e delineare una nuova definizione di corpo a partire dalle proprietà che possiede e che determinano, ipso facto, il manifestarsi della coscienza. Per tutto il secolo scorso, fino ai giorni nostri, filosofi e neuro-scienziati, a partire da specifiche problematiche, hanno via via rintracciato nuove proprietà esplicative che caratterizzano l’essere coscienti, senza tuttavia sistematizzare le recenti acquisizioni in una nuova precisa visione d’insieme. «Il corpo cosciente» rappresenta lo sforzo originale e brillante dell’autore di ricomporre il puzzle della coscienza dando una nuova forma teorica alla nozione di corpo e alle sue ancora inesplorate risorse.

Massacra, Laura, Il corpo cosciente

Soveria Mannelli, Rubbettino, 2015, pp. 194, euro 15, ISBN 978-88-498-4389-7

RECENSIONE

sabato 27 maggio 2017

Note per la cultura - 7 - A volte capita di pensare, scrivere, agire ...

Stupido è chi lo stupido fa!” questa è la frase che Tom Hanks nei panni di Forrest Gump usava per difendersi (intelligentemente) dagli attacchi di chi lo etichettava come stupido nell’omonimo film di Robert Zemeckis (1994).

Forrest aveva ragione perché il concetto di stupidità umana (argomento purtroppo vastissimo e ancora inesplorato adeguatamente dal punto di vista bio-psichico) è relativo e spesso utilizzato a sproposito: quasi sempre sono gli atti, le decisioni, le prese di posizione ed i dogmatismi a essere stupidi, in pratica i comportamenti, a configurare l'essere stupido. Si può essere stupidi di natura, ma spesso lo si è per propria volontà. Lo si è sopratutto quando si tradisce la fiducia degli altri ed intenzionalmente si adottano specifici atteggiamenti negativi denunciando uno stato alterato di coscienza.
Il termine deriva dal latino stupĭdus, derivato di stupēre «stupire»; in letteratura trasla nel significato di “preso da stupore, attonito, sbalordito”; ”che è in una condizione d’incapacità o insensibilità indotta da meraviglia, sorpresa, o da altre cause fisiche o morali”; Dante scrive “Non altrimenti stupido si turba Lo montanaro, e rimirando ammuta, Quando rozzo e salvatico s’inurba“; Manzoni: “sopportiamo non rassegnati ma stupidi il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile”. Nel significato di torpido, ottuso, o che induce uno stato di torpore, di ottundimento dei sensi o dell’intelletto, l'usa il Parini: “Non più serti di rose ... Ma stupido papavero, grondante Di crassa onda letea; come il vate: “succedeva al sopore stupido la quiete naturale del sonno” (D’Annunzio). Nell’uso comune: che ha, o denota, scarsissima intelligenza, lentezza e fatica nell’apprendere, ottusità di mente.
Quando s'affermò la teoria delle intelligenze multiple che sostiene la contestuale esistenza di altre diverse forme di intelligenza oltre a quelle logico-matematica e linguistica (Howard Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza, 1987, 2002), sfidando il tradizionale punto di vista sull’intelligenza considerata come una capacità unitaria che può essere misurata attraverso i tests (tanto cari agli obnubilati INVALSI), non si era ancora pronti a degustare l'idea secondo la quale, nell'intrico delle connessioni neurologiche ove risiedono le localizzazioni neurofisiologiche delle competenze intellettuali autonome, c'è possibilità di altrettante plurime espressioni di ignoranza, ottusità, confusione, offuscamento, deficienza con il corollario di aberranti cedimenti psico-sociali (stereotipi e pregiudizi) e morali (disonestà intellettuale).
Spesso non ci si rende conto, ma la stupidità la si incontra, la si sopporta, la si combatte. Quando affiora il malessere relazionale, la concausa più pervasiva risiede nel comportamento dell'interlocutore portatore di stupidità. Per quanto riguarda i luoghi di produzione culturale – come la scuola, l'Università, l'intelligencija "diffusa" – le condotte evidenziate sono poste al centro di una dissennatezza generalizzata; tale irragionevolezza è data per lo più dalla compresenza d'una lacerazione di una memoria comune (rif. a paraocchi equini) e dallo smarrimento di ogni tensione morale (mors tua vita mea). Spesso la condizione di insania (contraddizioni tra pensiero, eloquio ed azioni) genera edulcorate narrazioni delle situazioni e le voci narranti producono menzogne. Si, è constatabile la contestuale presenza di “formazione culturale” e “stupidità”. Ciascun contributo di balordaggine, qualsiasi reperto d'una quotidianità pregna di oltraggio all'intelligenza, mira a mostrare come alcuni esiti tragici dello scivolamento dal “sapere” all'“essere come se non si sapesse” siano il precipitato di percorsi ritenuti normali, nonostante siano manifestamente la costituzione in medias res di rapporti miopi e poco avveduti. Percorsi sociali e professionali in cui gradualmente i saperi agiti – forse unico caso di autentica inter-transdisciplinarietà ! – nell’apparente e rassicurante oggettività ed equidistanza dalle loro formulazioni, hanno scavato il terreno su cui sono radicate le più rigorose e violente forme di stupidità sociale, perchè in rari casi si vive come il proprio sapere (consentirebbe). Anzi, quante più nozioni si posseggono, tanto più convenzionale ed incolta è la mentalità. Paradossale ?
Non più di tanto, considerata l'esperienza quotidiana.
Il dipanarsi della vicenda della mediazione tra l’essere ed il dover essere, nel percorso di consolidamento delle identità individuali e delle relazioni attori-mondo, lacera il “velo di Maya” che non è più sufficiente a coprire l'immonda ambiguità borghese. Identità, negazione ed alterità soffocata dalla stupidità diffusa, dislocate sul terreno bifronte della contrapposizione e della interiorizzazione reciproca, divengono coefficienti di una percezione di sé e dell’altro che deroga dal processo controverso dell’organizzazione dell’umano. Come si fa – testardamente – a non capire che il diaframma delle identità è via via aperto, seppure indefinitivamente, attraverso l’apporto della dialettica, sino a rivolgere la consapevolezza filosofica dell’essere, di là dai confini dell’autosufficienza, alla sua natura intimamente relazionale. É la stupidità, bellezza ! Stupidità ignara del fatto che il rispecchiamento di Sé nell’altro da Sé diviene, a diversa ragione, catalizzatore del superamento dell’autarchia del soggetto ed elemento qualificante il ruolo delle dinamiche di riconoscimento/misconoscimento nell’ambito della riflessione per migliorarsi. Da questa prospettiva, certo, ben si comprende come un’identità morbosamente bloccata, deprivata del rapporto con la propria base emozionale, “possa volgere tale struttura interiore di terrore e dominio in un terrorismo esterno, avendo proiettato e collocato nell’altro il fondo negativo della propria identità”.
Si tratta di prendere atto, nelle more dell’incipiente giuridicizzazione (la gabbia della formalità costituita) della società occidentale, il senso e la misura di un percorso mai domo di implementazione culturale, di incubazione progressiva e discontinua di stupidità che si mette in gioco e ragione. L’ignoranza dell'altro, innervata a ridosso dell’anticollettivismo premoderno, raccogliendo la vernacolare eredità medievale, precipita negli interstizi della contesa, giuridica ma non soltanto giuridica, tra civiltà e ignoranza. Per ora, nel contesto dato, si mostra solo una perniciosa penetrazione del pregiudizio nei luoghi della ragione.
Sono eliminabili la stupidità e le stereotipie ? È questo l’interrogativo che va acclarato, indagando tra i refusi della dia-logicità di matrice discriminatoria, tutt'altro, quindi, che inclusiva. Emergono intendimenti neotribali ed una diversificata nefasta progettualità che tende al “potere”, quand’anche intrise della medesima cifra di intolleranza e disprezzo dell’alterità. La maniera “civile” borghese è la foglia di fico d'una prassi dell'introversione che connota l’approdo di alcuni "operatori della cultura", unitamente ad altri profili professionali, nel porto sicuro del conservatorismo e della negazione della collaboratività, nel gruppale appello mistico e disperato alla resurrezione dell'innocuità del fare fine a se stesso, nell'ebbra coalizione contro presenze scomode non essendo più in grado di convivere neanche con la rituale tolleranza.
Contro quanto descritto, se il celebre dipinto “L'urlo” (1893) del pittore norvegese Edvard Munch stenta a conservare la sua alta dignità storico-artistica, il semplice urlo dolente ed antagonista formato black bloc fa la sua figura. Purtroppo, non ancora del tutto agli occhi degli stupidi.
La ragione ci comanda più imperiosamente assai d’un padrone;
perché disobbedendo al padrone, sarai disgraziato;
ma disobbedendo alla ragione, sarai uno sciocco - Blaise Pascal

sabato 6 maggio 2017

EMERGENZE E RESILIENZA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA

Il convegno “EMERGENZE E RESILIENZA NELLA SOCIETÀ CHE CAMBIA” è promosso dall’Associazione P.E.A. (Psicologi Emergenza Abruzzo) e dal Centro Culturale SPAZIOPIÙ, realtà entrambe motivate a sviluppare una visione integrata basata sui fattori di protezione e valorizzazione della persona e della comunità. A seguito di esperienze maturate sul campo è nata l’esigenza di un confronto pubblico sul tema della RESILIENZA. Per resilienza – concetto affermatosi sempre più nell’ambito delle scienze psicologiche e sociali – si intende la capacità individuale di affrontare/superare le difficoltà e, in senso più ampio e variabile, la capacità di coping e di un buon adattamento della comunità nonostante l’esposizione a fattori di rischio, stress, traumi. Finalità della giornata sarà, quindi, quella di introdurre il concetto di COMUNITÀ  RESILIENTE, per evidenziare le possibili reazioni positive delle singole persone e dei gruppi agli eventi critici: secondo quest’ottica le comunità sono competenti e capaci di catalizzare le risorse necessarie per reagire agli eventi stressanti

FINALITA’
Il convegno vuole promuovere un confronto/condivisione tra le figure professionali coinvolte nel processo di prevenzione e superamento degli eventi critici, dal punto di vista sia individuale sia collettivo e nell’ambito del contesto pubblico e privato. Il concetto di resilienza di comunità muove, infatti, dalla scelta di lavorare in rete nella medesima direzione: quella dello stimolare le potenzialità creative del sistema sociale in risposta alle avversità, per raggiungere un nuovo equilibrio qualitativamente migliore rispetto all’originario

OBIETTIVI
  • Approfondire i concetti di resilienza e comunità resiliente
  • Conoscere l’identità lavorativa e le esperienze delle diverse figure che operano nel processo della prevenzione e della gestione dell’emergenza
  • Realizzare un confronto produttivo tra i know how degli operatori del sistema pubblico e privato
  • Contribuire a creare un clima di collaborazione, fiducia, flessibilità ed integrazione in un sistema di prevenzione competente ed efficace
  • Valorizzare la formazione come requisito di eccellenza

DESTINATARI
Per rispondere a possibili circostanze critiche è importante la preparazione non solo degli operatori dell’emergenza ma anche delle persone che compongono una comunità. Diventa, pertanto, essenziale il coinvolgimento non solo gli addetti ai lavori ma anche dei cittadini, nella convinzione che le singole persone e le comunità siano protagonisti attivi della promozione di comportamenti e reazioni pro-attive in un’ottica di resilienza e di empowerment di comunità

PROGRAMMA

Ore 9:30: Saluti delle Autorità
Dott. Tancredi Di Iullo, Presidente Ordine Psicologi Abruzzo
Dott. Mario Mazzocca, Assessore Regionale Protezione Civile
Dott. Antonio Blasioli, Vicesindaco con delega alla Protezione Civile – Comune di Pescara
Ore 9:40: “La protezione civile: cultura della prevenzione e adattamento al cambiamento climatico”  Dott. Mario Mazzocca Assessore Regionale Protezione Civile
Ore 10:00: Apertura lavori
“Rinascere nel cambiamento: una visione d’insieme per integrare le competenze”  Dott.ssa Federica Angelone, Direttivo SpazioPiù, socio Pea, Psicologa Psicoterapeuta Bioenergetica, Counselor; Dott.ssa Monica Isabella Ventura, Presidente Pea, socio SpazioPiù, Psicologa Psicoterapueta Bioenergetica, Esperta in Disaster Management
Ore 10:20: “Psicobiologia: resilienza e coscienza”  Dr.ssa Anna Rita Iannetti, Medico di Prevenzione Ausl Pescara, Esperto in Psicobiologia, Master in PNEI, Master in Medicina Biointegrata, Master in Ottimizzazione NeuroPsicoFisica e CRM Terapia
Ore 10:40: “Il Dispatch: dal dramma alla risposta” – Dr. Adamo Mancinelli,  Medico 118 Chieti, Responsabile Maxiemergenze Asl Chieti
11:00 – 11:15: Pausa caffè
Ore 11:15: La strada ed i rischi correlati. La resilienza negli operatori di Polizia Locale”  Dott.ssa Nicoletta Romanelli, Psicologa, Criminologa, CTU Tribunale di Sulmona, Consulente Polizia Locale, Socio Pea
Ore 11:35: Sostegno tra pari: aumentare la resilienza organizzativa e del singolo”  Dott. Berardino Beccia, D.G.S. Vice Dirigente Corpo Nazionale Vigili del Fuoco L’Aquila, Laurea triennale Psicologia, Master in Counseling dell’ Emergenza, Referente Nazionale per il Supporto Pari a Rigopiano
Ore 11:55: Più forze, un’unica direzione” – Stefano Nieddu, Scrittore e Formatore
Ore 12.15: Resilienza e Security” – Rosario Bonomo, Esperto in Security Consultant
Ore 12:35: Resilienza vs Happiness” – Alessandro Rasetta, PhD, Sociologo, Giornalista pubblicista, Innovation Manager, Corporate Happiness Consultant, Liaison Officier for PhD in Business and Behavioral Sciences at University G. D’Annunzio, CH-PE
Ore 12:55- 13:30: Discussione
Ore 13:30-14:30: Pausa Pranzo
Ore 14:30: “L’assistente sociale come esempio di rete e assistenza alla persona”  Dott.ssa Francesca Ficorilli, Assistente Sociale Coop. Sociale Horizon Service, Sulmona (AQ) 
Ore 14:50: “Nekyia: la rinuncia alla paura e la scelta di se stessi. Esperienze di resilienza  Dott.ssa Federica Angelone, Direttivo SpazioPiù, Socio Pea, Psicologa Psicoterapeuta Bioenergetica, Counselor
Ore 15:10: Sostenersi nel gruppo, navigare in emergenza”  Dott.ssa Monica Isabella Ventura, Presidente Pea, socio SpazioPiù, Psicologa Psicoterapueta Bioenergetica, Esperta in Disaster Management
Ore 15:30:  “Gruppo e Resilienza … Istruzioni per l’uso!”  Dott. Sebastiano Carticiano, Consigliere Pea, Psicologo, Psicologo Formatore Esperto in emergenza e formazione dei gruppi, Psicologo dello Sport
Ore 16:15: Equilibrio emozionale per i soccorritori attraverso la pratica della coerenza cardiaca”  Dr.ssa Silvia Di Luzio, Medico Chirurgo, Cardialoga Ausl Pescara, Formatrice, Mbit Coach
Ore 17:00: Dalla vulnerabilità alla Resilienza: il ruolo dei processi informativi, formativi e comunicativi in ambito organizzativo e sociale”  Dott. Luigi De Luca, Direttore del Centro di Formazione nazionale dei Vigili del Fuoco di Catania. Sociologo e Counselor, esperto nella relazione d’aiuto. Master in Psicologia dell’emergenza e Psicotraumatologia
Ore 17:20-18:00: Dibattito
Ore 18.00: Chiusura dei Lavori
spaziopiù

martedì 28 febbraio 2017

CORPOREA