menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"

lunedì 12 marzo 2018

Nero – Dramma in provincia. Giancarlo Giuliani racconta

Il nuovo social thriller di Giancarlo Giuliani con la non troppo amata Pescara attuale sullo sfondo

Giancarlo Giuliani, è nato a Pescara in anni troppo lontani per essere citati”, mi dice con consueta letizia in grado di contagiare l’umore e rasserenare, guardandomi dritto negli occhi con iridi grigioazzurre altrettanto sorridenti che comunicano energia ed intraprendenza.
I suoi limpidi occhi esprimono la sua filosofia di vita di scrittore, poeta, letterato, grecista, latinista, cultore infaticabile di lingue e letterature straniere contemporanee, traduttore, saggista, esperto d’editing editoriale, insegnante di Lettere e di scrittura creativa presso i Licei, scopritore infaticabile di giovani talenti autoriali.
Pur risiedendo nel capoluogo adriatico, non ha mai reciso il profondo legame con l’Aquila, martoriato centro dell’entroterra appenninico, che frequenta assiduamente, non disdegnando di recarsi dovunque possa saziare la sua fame di esperienze.
Durante gli anni del Liceo viene segnalato per le sue abilità nella scrittura. Un piccolo volume di poesie esce quando aveva 12 anni. Viene da famiglia benestante. Si laurea in Lettere classiche (vecchio ordinamento) all’Università D’Annunzio di Chieti con il massimo dei voti e la lode. Discute una tesi in Sociologia dell’Arte. Durante gli anni dell’Università si appassiona alla lotta politica e si avvicina a Lotta Continua. Consegue l’abilitazione all’insegnamento in Lettere classiche, vincendo cattedra in Concorso nazionale. In precedenza, aveva conseguito l’abilitazione in Lettere per la scuola media, sempre con il massimo punteggio. Dopo aver insegnato Fotografia e grafica nei corsi professionali della Regione Abruzzo, intraprende l’insegnamento nei Licei, ininterrottamente, dal 1979 al 2014.
Giancarlo è marito di Annarita, che condivide le idee politiche di fondo. Laureata in Filosofia, ha nutrito passione per il vecchio PCI, non essendo convinta delle modalità di lotta dei gruppi extraparlamentari. Si possono immaginare le lunghe discussioni familiari.
L’incontro con Giancarlo Giuliani, intellettuale e scrittore, è occasione ghiotta, degustando insieme un ottimo caffè, per comprendere meglio il perché si stia dedicando, nelle sue ultime prove letterarie, dopo originali, suggestive opere narrative e poetiche, ai temi della criminalità e situazioni appartenenti alle mutevoli e indecifrabili condizioni di vita del nostro tempo. Infatti, a Gennaio di quest’anno, Giuliani pubblica “Nero – Dramma in provincia” nella collana “Giallo” delle Edizioni Tabula fati (Chieti, pagine 160, € 13), presentato Venerdì 16 Febbraio presso la sala Figlia di Jorio del Palazzo delle Provincia di Pescara.
Con quale termine si può opportunamente indicare l’ultima opera di Giuliani ? Espressione della letteratura poliziesca? Sembra, leggendo il romanzo, riduttivo. Confacente pare descriverlo con una «etichetta» non specifica; in effetti, la narrazione di Giuliani abbraccia tutte le tipologie di questo genere letterario – spesso fra loro molto diverse: mystery, procedural, legal thriller, spy-story, hard-boiled ecc. – che nei paesi di lingua anglosassone viene denominato thriller, detective o crime novel, in quelli di lingua tedesca kriminalroman, francese noir o polar, spagnola novela negra. Come è stato correttamente detto, l’avvincente trama, propone “la vita di una tranquilla città di provincia sconvolta da una serie di omicidi, opera di un insospettabile serial killer; dalla fabula, presentata all’inizio dal punto di vista del killer, si scivola presto verso un’analisi delle radici di scelte così estreme. Il libro è la rappresentazione delle parti non conciliate di ciascuno di noi, delle cause dei nostri disagi, nel momento in cui esse emergono con forza e spingono a comportamenti solo apparentemente aberranti”.
Nel presentare questo genere di libri, certo, non va commesso l’errore di svelare, non bisogna cadere nella tentazione di descrivere oltremisura. Tuttavia, il libro in questione – che a noi piace definire social thriller – è una scoperta e – va detto con franchezza – non solo nel genere “giallo”, mediante le rivelazioni e i colpi di scena che, susseguendosi con andatura incalzante, nella loro concatenazione in tre capitoli (“Bisturi”, “L’ombra di N.” – già pubblicati autonomamente ed ora rieditati in “Nero”– e “Il ritorno di Gaia”) divengono fondamentali per il coerente sviluppo della trama.
Il disegno narrativo, in realtà, fin dalle prime pagine, svela una seconda dimensione, incuriosendo ulteriormente il lettore, perché penetra con efficacia – attraverso sublimi pennellate retoriche – nell’antropologia d’una relazionalità provinciale, quella pescarese nella fattispecie, assimilabile, nel “male”, ai non-luoghi metropolitani della contemporaneità globale.
L’impianto del romanzo, senza smarrire la lucidità scenografica, si apre al realismo sociale (le allusioni sono, da un lato, all’opera pittorica di Lorenzo Viani, 1881-1936, dall’altro al legal thriller “La grande truffa” di John Grisham, edito da Mondadori, da Gennaio nelle librerie) con l’ideazione di approfonditi elementi psicologici e culturali dei protagonisti che captano dalla cronaca omicidiaria pescarese di questi tempi interessanti prototipi. Con l’ambigua e carsica reciprocità dei contegni dei personaggi, Giuliani ci restituisce un vitale affresco delle miserie umane e di un’etica individuale che da esse, caparbiamente, risorge, quasi che la degenerazione, in alcune persone, incontrando forme di vita “istituzionali” e un “dover essere”, assuma sembianze di mani tese per il riscatto.
Come afferma con cura Maria Elena Cialente, a proposito di “Nero”, «c’è un elemento di raccordo che accomuna la vita dei protagonisti di Nero, un fil rouge che va oltre la linea di sangue lasciata dal bisturi di Marco Naldi e di Gaia Altieri, così come da alcuni personaggi secondari: il dolore. Un dolore sordo, rancoroso: il dolore della perdita, delle aspettative tradite, della violenza ancor più atroce e ingiustificabile se agita da chi, al contrario, avrebbe dovuto proteggere. Ma è anche un dolore morale, che nasce dalla sete di giustizia, dal bisogno di ricomporre in una struttura più accettabile e comprensibile, le dilanianti incongruenze del mondo, dal tentativo di addomesticare in qualche modo il male, anche qui spesso concluso nel cerchio della sua ottusa banalità. La sete di vendetta accomuna i personaggi la cui condotta può suscitare sdegno nel lettore, ma anche un ufficiale di polizia che non riesce più a domare il fantasma che lo strazia dentro: la frustrazione dovuta al continuo procrastinarsi di una giustizia che tarda a manifestarsi diventa metafora dell’universale impossibilità di ricondurre la vita ad una sequenza di fatti comprensibili e, in qualche misura, accettabili. E in questo “pasticciaccio” di gaddiana memoria che è la vita, il “giallo” si pone come strumento gnoseologico e di ricerca di un ordine. Tuttavia in “Nero”, con disincantato distacco, il narratore ci chiarisce da subito chi siano i responsabili e forse anche le loro motivazioni: il gomitolo aggrovigliato che lega i delitti efferati si dipana dinanzi agli occhi del lettore con armoniosa chiarezza. Il narratore onnisciente, che sa più dei suoi personaggi, lascia solo il commissario Giorgi dinanzi al mistero del movente. Ma il lettore è davvero tranquillizzato dalle spiegazioni fornite? C’è veramente un modo per rendere comprensibile e accoglibile nella dimensione dell’umano il male, sia pur frutto della sete di giustizia? Giuliani sembra lasciarci soli dinanzi a questi interrogativi: Marco Naldi si riduce ad una creatura fragile e indifesa che sarà sacrificata dalla donna che crede di amarlo; Gaia Altieri, la cui bellezza è solo apparentemente stridente con il gorgo nero che si trascina dentro, vive la sua stessa bellezza come una dannazione. Donna fatale e strega, Gaia non avrà la consolazione del riscatto e del risarcimento affettivo a cui in realtà ambisce, perché privata anche dell’unico, vero bene in cui le sia capitato di imbattersi dopo l’incontro con Ludovica. Ma Gaia Altieri non avrà neanche l’opportunità di redimersi e pentirsi, di fare del luogo di reclusione uno spazio in cui finalmente confrontarsi con il mostro che, come in ognuno di noi, le si dibatte dentro. Romanzo avvincente, capace di inchiodare il lettore fino all’ultimo rigo, “Nero” è una storia di solitudini che si incontrano senza riconoscersi e illuminarsi: un tentativo di discesa nelle paludi tetre e maligne dell’animo umano da cui non si fa ritorno senza la guida di quella ragione e di quella capacità di empatia che, seppur sotto scacco, si pongono come unici strumenti di riduzione del mondo e della collettività a qualcosa di quantomeno tollerabile».
Avviamo il dialogo.
Gentile Giancarlo, puoi parlarmi della tua formazione professionale, quali sono e come sei arrivato ad acquisire le tue competenze?
Mi chiedi una risposta impegnativa. Tutto in realtà ha avuto inizio quando, avevo 6 anni, mio padre mi arredò la stanza con due pareti a libreria, piene di libri. Non disse nulla, non diede prescrizioni. Un giorno mi trovò seduto a terra mentre strappavo pagine illustrate da un prezioso (sul momento ovviamente non me ne rendevo conto) volume sui miti germanici. Invece di inquietarsi, si sedette a terra vicino a me e mi aiutò a strappare le pagine che volevo poi conservare. Fu quello il momento in cui cominciai a trovare familiari i libri. Ben presto sono diventato un lettore direi vorace.
La scelta degli studi classici e l’interesse per la Sociologia vanno di pari passo con la passione per l’Astrofisica: fin da relativamente piccolo non ho mai concepito barriere tra le varie branche della cultura.
Dove vivi e lavori?
Vivo a Pescara, città che ben poco amo, e lavoro, adesso che ho lasciato l’insegnamento, come editor e consulente di alcune case editrici.
Leggendo alcune tue opere letterarie e poetiche, s’avverte la sensibilità artistica, coniugata ad una solidissima erudizione, tale da generare un’esaltazione della parola e dell’immaginario narrativo; quale delle due attività che ti sono proprie – l’insegnamento e la scrittura – prevarrà sull’altra ? Oppure saranno sempre complementari?
Viene subito da dire “complementari” e probabilmente è così. Ma alla radice di tutto c’è il fatto che concepisco la cultura come condivisione. Se dalla vita ho, senza presunzione spero, avuto il dono della cultura, considero mio dovere aiutare chiunque ne abbia voglia a trovare la propria strada. Di qui la scelta dell’insegnamento, dopo aver considerato la via della vita politica in gruppi extraparlamentari.
Come è nata l’idea di realizzare “Nero – Dramma in provincia”, che poi non è romanzo del tutto nuovo, considerando “Bisturi” e “L’ombra di N. – Radiodramma in 26 quadri” (2015) che sono una sorta di prologo, editi entrambi per Tabula fati?
Per caso, credimi. Non avrei mai pensato che la mia scrittura potesse prendere anche questa direzione. Ho letto un ponderoso volume, in americano, sulla “mente” dei serial killer e ho pensato che, nel solco del mio interesse per la natura umana, potesse essere interessante costruire delle storie sull’argomento.
Dopo le impegnative e riuscite prove di poesia (ricordiamo, tra le ultime raccolte, “Nel mio regno non vi sono filosofi“) e dei romanzi storici “Diospolis. Una storia del VI secolo a. C.” e “Nemesis. Una storia del tempo antico”, come mai la scelta della letteratura poliziesca – ut ita dicam – e di un aggancio a temi sociali e psicologici per raccontare tragedie umane che sono prodotte nella vita di relazione, spesso nascondendo la piena trasparenza delle personalità in gioco?
È un po’ quello che ho detto prima: non pongo limiti di alcune genere, così ritengo che occorra considerare tutti i lati della natura umana, anche quelli più oscuri. Inoltre, a ben rileggere “Diospolis” e “Nemesis”, si potrebbe notare che i lati cosiddetti oscuri dell’animo umano sono affrontati anche in quei due romanzi, sia pure con la distanza data dall’ambientazione.
Non piazzo barriere tra la realtà sociale, in tutte le sue dinamiche e l’apprezzamento per le libere forme d’espressione culturali quali l’arte, la letteratura, il teatro, il cinema che portano luce e conoscenze, a volte sublimando le tangibili vicende umane ascendendo a grande altezza morale e spirituale; ritengo che occorra considerare tutti i lati della natura umana, anche quelli più oscuri; la scrittura si presta a questa dialettica realtà-immaginazione, la prima, caratterizzata soprattutto per la varietà dei temi, la seconda, con variegate scelte formali, che permettono di declinare in modi diversi il richiamo alla realtà; le possibilità espressive sono davvero tante.
Diventato di uso comune a partire dal 1929, anno in cui Lorenzo Montano e Luigi Rusca diedero vita, per Mondadori, alla collana «I Libri Gialli» il termine thriller può essere riferito a “Nero – Dramma in provincia” oppure non contiene tutto della narrazione; meglio designare questa creazione con ciò che appare, avvinti dalla trama, l’intento dell’autore: un social thriller con la non troppo amata Pescara attuale sullo sfondo?
Hai proprio ragione. Mi piace la definizione di “social thriller“. Aggiungo solo che ritengo Pescara una città che mi piacerebbe non fosse entrata, per varie ragioni, nella mia vita. Ma va bene così, era scritto, probabilmente.
Pagina dopo pagina, in “Nero” si manifestano verità ultime che sempre sfuggono, o forse, che si preferisce non scoprire, temendo di trovare in esse anche la propria. Giuliani costringi il lettore a una scelta decisiva: continuare a seguire le tracce, conducendo una vita di impulsi e razionale furbizia, emancipandosi da una vita destinata alla solitudine, oppure tentare finalmente un’autenticità limpida, faticosa, una coerenza negli affetti, una lealtà che tuttavia pare ormai di non poter recuperare votandosi ad un’idea d’umanità – proprio perché socialmente determinata – non edulcorata, mai pregna solo di buone intenzioni o di mercantile redenzione. Ho interpretato bene?
Talmente bene che mi piacerebbe che mi scrivessi un’ampia recensione. Non mi permetto di dire che io sia riuscito in quello che tu metti in evidenza, ma certamente ve ne era l’intenzione.
In contrapposizione al noir, quando le indagini raccontate portano all’individuazione e all’eventuale punizione del colpevole dei crimini narrati, l’intreccio di “Nero – Dramma in provincia” lascia vedere altro, quell’altro che colora l’esistenza di ciascun protagonista del dramma esistenziale. Un cammino narrativo che conduce dal male al bene ed anche, viceversa, dal dolore del male all’accettazione della personalità sociale che codetermina gli Io. È così nelle tue intenzioni?
Non avevo un’intenzione precisa, all’inizio, ma credo che alla fine sia venuto fuori proprio quello che tu sottolinei. Una volta scritta, infatti, la prima scena, è stato come se si aprisse una diga. I tre capitoli di “Nero”, secondo alcuni tre brevi romanzi, in verità, sono stati scritti in meno di 20 giorni. Ovvio che poi vi sia stato un lavoro attento e artigianale, uso questo termine con orgoglio.
Sempre a proposito del nuovo libro “Nero – Dramma in provincia” appena presentato a Pescara (17.02) ed uscito a Febbraio che cosa puoi dirci che non sia stato già detto dai recensori?
Che era nato per essere letto ad alta voce. Era la mia aspirazione più vera, ma non ho accesso alle sacre porte della radio.
A proposito di nuove idee e progetti, qualcosa è trapelato, come sta andando la stesura della nuova silloge? Puoi fornire, donare qualche anticipazione? Che collegamenti ha con le altre prove d’autore? Il ruolo di Professore l’hai dismesso? Puoi parlarne in dettaglio?
Il poemetto che sto scrivendo parte da alcuni stimoli della lingua e cultura islandese, altra mia passione ancora “in atto” e segue il percorso iniziatico di un viandante alla ricerca di se stesso. Il titolo è “Poema minimo”; è un poema in realtà non tanto minimo, visto che consta già, a oggi, di 842 versi. Racconta l’itinerario mentale, tra sentieri diritti e ritorni improvvisi, di un viandante in cerca di risposte che sa già che non troverà mai. Eppure, sente che l’essenza della vita, la sua stessa individualità, dipendono proprio dal cercare, indipendentemente dalla fiducia nell’esito. C’è influenza della lingua e della cultura norrena, di cui sono appassionato, ma anche l’eco della mia ineliminabile curiositas per tutto ciò che non conosco. Non l’ho scritto nel curriculum, ma sto studiando anche l’islandese.
Se si sceglie la professione di insegnante per un forte bisogno interiore, si resta professori per la vita. È così per me. Ho rifiutato di occuparmi di un’azienda di costruzioni elettriche e telefoniche, di famiglia, per ESSERE, non “fare” il professore di lettere. Continuo con corsi di scrittura e laboratori vari, smetterò solo se le circostanze me lo imporranno.
In merito alla professionalità docente pensi che si possa aprire a nuovi orizzonti anche mentali nella scuola di oggi?
Sono pessimista. DEVE aprirsi, ma ci sono forti resistenze in chi ha scelto la comoda routine invece che il mettersi ogni giorno in gioco. Così, la vita scolastica diventa spesso vuota ripetizione, senza che si voglia (non dico “si riesca” perché spesso ne manca l’intenzione) darle vita aiutando giovani menti a trovare se stesse.
Usi dei programmi o tecniche di scrittura creativa per realizzare i tuoi progetti?
Assolutamente no. La stessa parola “creativa“, associata a “scrittura” è per me quasi inconcepibile. La creatività non si apprende e i programmi-guida per la composizione, quasi tutti americani, tendono a costruire stereotipi. Custodisco in me l’antica vocazione all’artigianato, al limare quella improvvisa esplosione nella mente che è un primo verso o un’idea.
Quali sono i libri o documenti che approfondisci o che leggi come interlocutori dello sviluppo del tuo pensiero letterario?
Non so rispondere. Sono un lettore vorace, credo di averlo già detto, ho letto più di duemila libri e a casa ne ho ancora 2-300 da leggere. Oltre a ciò, ho cercato esperienze di vita che mi insegnassero a “stare” nel mondo e tra le persone. Ho una fortissima e incancellabile vocazione alla condivisione e, già detto da altri, non so essere “felice” se vedo qualcuno che non lo è. Bisogna lottare perché tutti abbiano uguali possibilità. Si viene spesso sconfitti, ma la lotta, in questo senso, ha comunque valore di per sé.
Un’ultima domanda: cosa pensi degli scrittori italiani contemporanei viventi e, più in generale, dell’attuale produzione letteraria nazionale?
Se si riesce a distinguere il libro da supermarket e a isolare quello che nasce da un vero bisogno di scrittura e di espressione, probabilmente si riesce a trovare anche molto di buono, ma nessun discorso sul libro può prescindere da considerazioni sui canali e sulle motivazioni commerciali, sull’accesso ai mezzi di comunicazione, insomma a molto di ciò che circonda la scrittura e che spesso, a mio parere, la mortifica riducendola a una splendida confezione senza però vero contenuto.
Termina questa lunga chiacchierata con Giancarlo Giuliani che ringrazio pubblicamente, anche a nome del team di Mentinfuga, per avermi concesso un po’ del suo tempo.
Giovanni Dursi
Chiunque voglia approfondire e discutere con Giancarlo Giuliani può mettersi in contatto con lui tramite il suo web site Verb-um (http://www.giulianigiancarlo.it/).
Bibliografia dell’autore
Dentro e oltre le parole (antologia/rapporto), Palermo 1980
Quotidiano indicibile (antologia/rapporto), Palermo 1980
Quale immagine? (Note sul ruolo della fotografia nella società attuale), Pescara 1980
Ulisse non è mai partito (poesie), Roma 2008
Liber Alchemicus (poesie), Pescara 2010
Libro Perduto (poesie), Pescara 2011 (in parte tradotto in lingua rumena)
Bisturi (Radiodramma in 30 quadri), Pescara 2011 (ora in Nero (Dramma in provincia), Tabula fati, Chieti 2017)
Caos Ipermetrico (poesie), Tabula fati, Chieti 2012
Diospolis. Una storia del VI secolo a.C., Tabula fati, Chieti 2013
Nel mio regno non vi sono filosofi (poesie), Tabula fati, Chieti 2017
L’ombra di N. (Radiodramma in 26 quadri), Tabula fati, Chieti 2014 (ora in Nero, Tabula fati, Chieti 2017)
Nemesis. Una storia del mondo antico, Tabula fati, Chieti 2016
Nero (Dramma in provincia), Tabula fati, Chieti 2017
Traduzioni:
Alano di Lilla, Quasi Liber, IkonaLiber, Roma 2013
Alano di Lilla, De Planctu Naturae, IkonaLiber, Roma 2013 (e-book)
Arthur Schnitzler, Der Schleier der Pierrette, IkonaLiber, Roma, 2014

By mentinfuga - Marzo 2018

venerdì 3 novembre 2017

A Cattolica torna la rassegna "Che cosa fanno oggi i filosofi ?"

Dal 5 Novembre 2017 al 4 Febbraio 2018 tornano gli incontri domenicali con studiosi che si interrogano sul tema scelto per quest'edizione: l'educazione

Dettagli dell'evento:

Quando dal 05/11/2017 alle 00:00 al 04/02/2018 alle 00:00

Dove Cattolica, Biblioteca comunale, Galleria

Recapito telefonico per contatti 0541 966603

Domenica 5 novembre alle 17, nella Galleria della Biblioteca comunale di Cattolica, lo storico Emilio Gentile, professore emerito dell'Università di Roma La Sapienza, terrà una conferenza dal titolo "Un'educazione senza storia?".
Inizia così il nuovo ciclo della rassegna "Che cosa fanno oggi i filosofi?" che sotto gli auspici di Umberto Eco ha avuto luogo per la prima volta nel lontano 1980.
Promossa dal Comune e organizzata dalla Biblioteca comunale di Cattolica, anche la nuova serie della rassegna è stata affidata allo storico ideatore, Marcello Di Bella, che ha proposto come tema l'educazione.

 Il programma

NOVEMBRE 2017
Domenica 5 novembre
EMILIO GENTILE, Professore emerito, Università di Roma La Sapienza
Un'educazione senza storia?


Domenica 12 novembre
MARIA PIA VELADIANO, Preside e scrittrice
Che cosa significa insegnare


Domenica 19 novembre
VALERIA DELLA VALLE, Professore di Linguistica, Università di Roma La Sapienza
Prima la parola


Domenica 26 novembre
ELENA CATTANEO, Professore di Farmacologia Università di Milano e Senatore a vita
Cosa significa conoscere scientificamente [Come conoscere le nostre cellule e smascherare i millantatori]



GENNAIO 2018
Domenica 7 gennaio 2018
DIEGO FUSARO, Docente di Storia della Filosofia Università San Raffaele Milano
Pedagogia unica? Critica del pedagogicamente corretto


Domenica 14 gennaio
FEDERICO CONDELLO, Professore di Letteratura Greca, Università di Bologna
Istruzione umanistica, istruzione classica: un capitale simbolico e il suo destino


Domenica 21 gennaio
MARCO GALLIZIOLI, Docente di Storia delle religioni
Il sacro può essere insegnato?


Domenica 28 gennaio
CARLO TOFFALORI, Professore di Logica Matematica nella Università di Camerino
Calculemus


FEBBRAIO 2018
Domenica 4 febbraio
REMO BODEI, Professore di Filosofia, Università of California, Los Angeles
Estetica


Ogni incontro prevede la proiezione di un breve estratto scelto tra i più rilevanti dall'archivio filosofico video della Biblioteca, pertinente per analogia o differenza.
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Cartolina

domenica 29 ottobre 2017

Nicola Mariuccini: Nighthawks

Un locale che si riempie di avventori silenziosi o desiderosi di fare quattro chiacchiere; un barista che sa offrire il cocktail giusto per ogni momento. Ci troviamo a Monsaraz, in Portogallo, in una nazione ancora alle prese con la memoria del proprio recente passato. Nicola Mariuccini, con una “ragnatela” intessuta con una fitta trama di dialoghi, ci introduce a una sequenza di eventi che possono mettere in forse anche le vite apparentemente più solide.
copertina del romanzo Nighthawks di MariucciniNelle grandi epoche di crisi e di passaggio assistiamo a una trasformazione del linguaggio che non sembra più in grado di fare presa sulla realtà.
Parole, espressioni e paradigmi, che fino a ieri riuscivano a render conto di una situazione e si mostravano fondamentali sul piano della comunicazione, appaiono improvvisamente inutili.
Uno degli aspetti più sconcertanti di un’epoca di passaggio è, a ben vedere, proprio la difficoltà a raccontarsi, a narrarsi e a offrire un ordine del discorso che si faccia atto di conoscenza e di progettazione politica.
La filosofia – così come la sociologia – e la letteratura sono, in questi passaggi storici, frequentazioni quanto mai utili, perché contribuiscono all’azzardo di narrare il nuovo, intuire il mutamento e costruire “ponteggi” per avvicinarlo.
Questo sforzo di avvicinarsi a ciò che ancora non è definito produce, nei casi migliori, un patrimonio di parole, espressioni e formule che finalmente ci aiutano a capire che cosa sta accadendo, e contribuiscono a “assegnare un nome” ai fenomeni che si stanno preparando.
Dove ci conduce, quindi, la lettura di questo romanzo di Nicola Mariuccini?
Citazione 1
Ma scusi lei non era un letterato, un uomo di letteratura, un poeta?”.
Signorina Angela, per tutta la sera ho cercato di spiegare che purtroppo non sono riuscito dalla poesia ad avere le soddisfazioni che forse avrei potuto avere”.
E quindi? Cosa ha fatto nella vita, l’agente segreto?”.
Fuochino, ho fatto il giornalista in una agenzia di stampa”.
L’Aginter Press!”.
Si, Caetano. Fare l’inviato per certe missioni richiede un addestramento particolare. Ora auguro a tutti la buonanotte”.
Il Nighthawks è un locale che deve il proprio nome a un quadro di Hopper. Il Nighthawks si trova a Monsaraz, in Portogallo e deve la sua fama alla volenterosa opera di un barista che insegue un sogno.
Le porte si aprono e la gente entra per fare i conti con i propri incubi notturni o con i sogni che non sempre trovano forza.
Alcuni avventori sono abituali fino al punto da creare una piccola comunità che trova il suo centro nella “filosofia” del drink: con gli occhi abbassati si sorseggia nel silenzio, scrutando il liquido che ci tiene compagnia; con gli occhi ben alzati si può ammirare la bellezza di una donna perduta o presente e incontrare gli altri, come amici per un tratto di strada, o come nemici da eliminare o evitare.
E così le serate passano, aggiungendo dettagli a dettagli, costruendo un quadro sempre più nitido dei personaggi che Mariuccini ci fa incontrare.
La realtà mostra crepe sempre più evidenti e tutto quello che sembrava chiaro assume un tono diverso.
Il Portogallo con la sua storia piena di violenza; la vita di un uomo che, nell’apparenza della sua tranquillità, nasconde intrighi di vario livello; donne segnate per sempre da incontri con uomini senza amore vero: una galleria di personaggi, tanti ingredienti ben calibrati per questo cocktail da definire con un solo nome, Nighthawks.
Il romanzo è tutto costruito da dialoghi diretti, senza alcun intervento a descrivere o commentare. È una tessitura di voci, di rimandi, di richiami; è una tessitura che vuole restituire il “sonoro” di personaggi che s’incrociano per bere qualcosa, di volti che si scrutano, di attese che si fanno pressanti. Una parola dopo l’altra, una conversazione dopo l’altra i personaggi si presentano nelle parole di chi siede appena accanto.
Citazione 2
Tu non fai testo, invece mi dica Caetano, ho sentito molte risposte diverse alla domanda su chi abbia inventato questo cocktail”.
Se ha sentito molte risposte è perché è un cocktail molto famoso e ognuno, pertanto, ne rivendica la paternità; una delle ipotesi più accreditate è che lo abbia inventato Cheryl Cook, la barmaid di un ristorante famoso che volle provare un nuovo prodotto, l’Absolut Citron, ma anche un barman italiano di cui non ricordo il nome ne rivendica la paternità, però…”.
Se è lecito giocare un poco con le parole, senza utilizzarle soltanto in occasioni di riflessione sull’oggi, si potrebbe dire che in una “società liquida” – formula questa che è quasi entrata nell’uso comune per designare alcuni aspetti della nostra epoca – il Nighthawks si presta in maniera perfetta a chiederci quale sia il cocktail della nostra esistenza.
Superate le barriere e le certezze ideologiche, venute meno le grandi certezze sociali e politiche dell’ultimo secolo, ci ritroviamo seduti, a volte allo stesso tavolo, a dover costruire un terreno comune di scambio che sappia tener conto del nostro passato e ci possa proiettare, senza troppe contraddizioni o rinunce, verso un futuro che abbia ancora qualche tratto di utopia.
Il quadro di Hopper richiamato nel titolo è forse quello più celebre dell’artista americano e offre, fin dal suo apparire nel ormai lontano 1942, un’atmosfera rarefatta e sospesa, con un effetto di luci che tiene insieme la solitudine dei protagonisti e il loro disperato bisogno di andarsi ancora incontro, di dirsi ancora una parola, di esercitare, almeno per una volta ancora, il proprio fascino e illudersi almeno di una possibile compagnia.
Nel finale del suo romanzo Mariuccini, uscendo infine dal chiuso del locale, ci ricorda con pochi tocchi e le giuste osservazioni dei protagonisti che la vita continua e che tanti ancora proveranno a inseguire i propri sogni. È tempo di andare, si direbbe; è tempo di uscire all’aperto e inseguire ancora qualche sogno.
Citazione 3
Può essere, ma in tutti i modi c’è qualcosa che non mi torna in questa vicenda”.
Ma quindi Caetano, spiega anche a me che di queste cose non ci capisco nulla, cosa vuoi dire? Secondo te perché montare un caso di stampa su una cosa che è lontana dalla verità?”.
Forse per evitare di riempire i giornali con ipotesi che potrebbero buttare fango sul governo?”.
Come se ne servisse altro; ora è esplosa pure la vicenda della laurea del premier”.
Sì, quella è proprio fantastica, ha provato a difendersi ma ha tirato in cattiva luce anche la facoltà che ha rilasciato il titolo”.
Antonio Fresa
mentinfuga
Nicola Mariuccini Nighthawks
Castelvecchi, 2017
Pag. 134; € 16,50

mercoledì 25 ottobre 2017

Compagne di lotta libera: visioni Comunicattive a Gender Bender

"Dal 25 Ottobre al 5 Novembre si svolgerà a Bologna la XV edizione di Gender Bender, festival internazionale dedicato alle rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale nella cultura e delle arti contemporanee. 
Ci ricordiamo bene le prime edizioni del festival: noi eravamo, allora, giovani attiviste, ci eravamo da poco incontrate fondando il nostro progetto Comunicattive, e probabilmente in qualche scatolone in garage abbiamo ancora le riprese in minidv di quei primi incontri, che parlavano di genere, generi, corpi e immaginari fuori dalla norma. Una delle iniziative che ci hanno fatto continuare ad amare questa città.

Dopo la bella esperienza dell’anno scorso, anche quest’anno proseguiamo la collaborazione con il festival, che nel frattempo continua a crescere in qualità ed ampiezza, coinvolgendo ormai 20 luoghi della città con oltre 100 appuntamenti.
Torniamo con la nostra proposta di visioni femministe, un percorso – e davvero solo uno dei molti possibili – parziale, situato e personalpolitico come lo è sempre qualsiasi pratica femminista. Si tratta di film, spettacoli, incontri che consiglieremmo alle nostre amiche e compagne, perché appassionano, rendono più complessi gli immaginari, costruiscono memoria, ci interrogano, a volte ci inquietano, e sono “materiale vivo” utile in quel viaggio di liberazione, trasformazione e desiderio che sono le nostre vite. Alcuni progetti ci hanno letteralmente entusiasmate, coinvolte e commosse, altri ci pongono qualche dubbio, ma riteniamo interessante proporveli e magari discuterne insieme. Ci hanno colpito ritratti di donne potenti (nel senso di potenza e non di potere), anche nei momenti di fragilità e incontri con corpi fuori dalla norma, altri sguardi sulla sessualità e altri amori di cui sentiamo tanto bisogno, tentativi di decostruire gli stereotipi che forse possiamo usare qui e ora, pratiche di attivismo, relazioni, passioni, amori e storie che vale la pena conoscere, infine artiste il cui lavoro abbiamo incontrato e sentiamo che ci riguarda.
Questi i film, gli spettacoli e gli incontri che vi consigliamo, buone visioni ..." Scopri di più

mercoledì 11 ottobre 2017

Cerchiamo ancora: Capitalismo e società all’inizio del XXI secolo

Cerchiamo ancora: capitalismo e società all’inizio del XXI secolo - Giovedì 19 ottobre l’incontro inaugurale del ciclo di seminari formativi organizzato dal CRS e curato da Alessandro Montebugnoli

Contenuti, ispirazione, propositi
Il capitalismo di oggi sullo sfondo del capitalismo di sempre, il capitalismo al tempo delle piattaforme digitali sullo sfondo del capitalismo ‘in quanto tale’; e poi la vita del sistema e quella della società, il funzionamento dei mercati e l’orizzonte normativo dello ‘sviluppo umano’. Ragioni sostanziali fanno sì che il quadro degli argomenti e degli interessi di ricerca difficilmente potrebbe essere più largo. Almeno in parte, però, l’ampiezza di un panorama può essere riscattata dalla specificazione del punto di vista o del layer – che si adotta. Meglio ancora, l’estensione di un territorio può essere compensata dalla comunicazione, prima di partire, del cammino che si pensa di percorrere.

Da sempre, il capitalismo ha impresso nella forma merce una verve espansiva che non prevede e non sopporta limiti; da sempre vi ha iscritto l’‘istruzione’ di plasmare quante più aree e quanti più aspetti sia possibile delle vite private e di quella collettiva. Alle soglie dell’età moderna, il mercato ne ha ricavato pretese di validità che in effetti, già nel concetto, configurano un’attitudine di tipo ‘imperialistico’. La messa a fuoco di quest’ultima – della sua natura, degli attori che ne sono interpreti, dei dispositivi grazie ai quali ha sempre dispiegato i suoi cospicui effetti – costituisce parte integrante delle finalità che il seminario intende perseguire.
Al tempo stesso, considerazioni del genere faranno da sfondo a un discorso più ravvicinato. Il grosso dell’attività seminariale sarà infatti dedicato alle pretese di egemonia della forma merce leggibili nell’evoluzione recente e nell’attuale configurazione del capitalismo: l’offensiva neoliberista nei confronti dei servizi pubblici, la colonizzazione mercantile dei mondi della vita quotidiana e della stessa ‘interiorità’, la manipolazione delle questioni legate ai planetary boundaries e altro ancora, compreso lo sfruttamento commerciale delle identità personali in più sensi associato al capitalismo delle piattaforme digitali. Dell’attitudine imperialistica del mercato, il seminario intende appunto documentare le principali manifestazioni che oggi la confermano, e alle quali, anche, appartengono le crisi che in questo inizio di Ventunesimo secolo, come tante altre volte nella storia del capitalismo, hanno fatto da contrappasso alla mancanza di misura delle sue pretese. Che la verve espansiva della forma merce sia insofferente d’ogni limite non significa infatti che non incontri ostacoli, né che sia sempre sicura dei propri mezzi e del proprio modo di procedere.
Così definito, l’argomento si presta bene a tenere insieme un approccio di tipo ‘analitico’ e uno di carattere ‘fenomenologico’.
In primo luogo, è chiaro che la dinamica della forma merce va descritta, ricostruita e spiegata come quel fatto sistemico che in effetti è. Per questo aspetto, il linguaggio del seminario sarà quello delle discipline pertinenti alla sua materia: in generale la teoria economica e la sociologia, aperte ai buoni venti della riflessione storica e condite con una certa dose di filosofia; ma anche discipline più ‘specifiche’, variamente chiamate in causa dalla suddetta operazione di documentazione.
D’altra parte, è pur vero che nella dinamica della forma merce avvertiamo che si tratta del modo in cui viviamo, con il suo inevitabile portato riflessivo – la “vecchia questione”, come dice Beck, del modo in cui vogliamo vivere. In questo senso, un argomento importante ‘per noi’, per il segno che ne ricavano le esperienze delle quali ci capita di essere partecipi, come tale suscettibile di essere affrontato in chiave comprendente. Così, l’impostazione del seminario prevede che vi abbiano diritto di cittadinanza anche le percezioni della realtà depositate nella soggettività dei presenti, ravvisando in esse la dignità di uno specifico modo di conoscere.
Come vogliamo vivere: la domanda fa sì che il discorso non possa non aprirsi a considerazioni intorno al ‘che fare’. Non tanto, o almeno non immediatamente, in chiave ‘propositiva’, quanto, innanzi tutto, in termini di orientamento dell’agire politico. Meglio ancora, nei termini di un orizzonte di senso che collochi il ‘che fare’ all’altezza delle attuali contingenze storiche.
Molti anni fa, su questa lunghezza d’onda, Claudio Napoleoni ebbe a sostenere l’idea che “si tratta di allargare nella massima misura possibile la differenza tra il capitalismo e la società”. Intuitivamente, fatta salva la necessità di dedicare alla ‘società’ un discorso non meno impegnativo di quello sul capitalismo, il collegamento con il tema della verve imperialistica iscritta nella forma merce non dovrebbe essere difficile da cogliere. Così, tra schiette ragioni di consenso e qualche (non trascurabile) distinguo, la parte del seminario più vicina alla politica farà perno sulla formula appena riferita – cercando di precisarne il contenuto ideale, di portarla a esisti più determinati e di mettere a fuoco, anche, il singolare mélange di radicalità e ragionevolezza che la contraddistingue.
Va da sé che il punto di vista che verte sull’imperialismo della forma merce non è l’unico possibile. Senza dubbio, la realtà del capitalismo si presta ad altre critiche, in certo modo, anche, più immediate: basti pensare agli insensati livelli di disuguaglianza raggiunti negli ultimi decenni, che in un certo senso si impongono da soli come argomento di studio e di denuncia. Nondimeno, quello selezionato sembra un punto di vista che non conviene disattendere, e anche abbastanza comprensivo. Prendiamo ancora, come esempio, il tema dell’eguaglianza: a parte la nota domanda di Sen, of what?, che in effetti si sposa bene con il mood del seminario, quest’ultimo comprende anche l’idea che gli attuali livelli di dispersione dei redditi non siano affatto privi di rapporto con le pretese di egemonia della forma merce, e che in effetti convenga partire da queste per arrivare a quelli, perché il percorso inverso non è altrettanto agevole. Cosa ancora più importante, la critica delle pretese di egemonia della forma merce non sembra affatto priva di rilievo dal punto di vista delle strategie da adottare per venire a capo dei problemi legati al binomio occupazione-redditi – che tanta parte hanno nel ‘che fare’ - Qui il PDF.

 L’articolazione tematica
Di seguito, i titoli dei 25 incontri in programma. L’ordine deve essere ritenuto indicativo, soggetto a variazioni. Cliccando sui nomi delle sezioni si accede a brevi illustrazioni degli argomenti che allo stato degli atti, fatto salvo quanto emergerà nel corso dei lavori, formano il percorso di ricerca che sarà proposto ai partecipanti. Il risvolto della brevità è una discreta densità, dovuta all’intenzione di consentire una presa di contatto abbastanza ravvicinata con le tesi dalle quali, di volta in volta, il seminario prenderà le mosse. Nello stesso spirito, questo link consente di accedere testo della relazione introduttiva che sarà presentata in occasione del primo incontro.
Centro per la riforma dello Stato

1. Cerchiamo ancora
Percorso 1
La visione del capitalismo
2. La figura del processo di accumulazione
3. Innovazioni radicali e profitti straordinari
4. Le “alte vette” della finanza
Le categorie del sociale
5. Il nesso di individualizierung e socializierung
6. La pluralità delle forme di riconoscimento
7. La rosa delle forme nella croce della vita materiale
La forma del problema
8. La differenza di società e capitalismo
9. I capitalisti in un’economia non capitalistica
10. Eticità e politica
Percorso 2
Problemi di storia recente
11. Dalla Golden Age alla Global Turbolence
12. La New Economy
13. Le crisi del 2001 e del 2008
Spazi di crescita e vincoli di ragionevolezza
14. Il paradigma digitale
15. La Green Economy
16. I servizi sanitari
17. Il “capitalismo culturale”
18. Il terziario povero
Cittadinanza, occupazione e reddito
19. Dagli Internal ai Transitional Labour Markets
20. Il contributo del settore pubblico
21. Il reddito e il lavoro nell’arco della vita
A scala globale
22. Le proiezioni geografiche del capitalismo
23. La fine del secolo americano
24. Dove va la Cina?
25. Problemi di ordine monetario internazionale

Docenti
La conduzione del seminario è affidata ad Alessandro Montebugnoli; sono previsti interventi di Cristiano Antonelli, Vincenzo Artale, Laura Bazzicalupo, Salvatore Biasco, Michela Cerimele, Giorgio Cesarale, Giulio De Petra, Alisa Del Re, Lelio Demichelis, Tristana Dini, Nerina Dirindin, Ida Dominijanni, Roberto Finelli, Elena Granaglia, Cristina Morini, Giorgio Rodano.

Per partecipare
L’iniziativa è rivolta a giovani studiose/i di economia, sociologia, scienze politiche, storia e filosofia, o comunque interessate/i ai temi illustrati nelle schede.
Gli incontri si terranno con cadenza settimanale, il giovedì dalle 17.00 alle 20.30.
Il seminario inaugurale si terrà giovedì 19 ottobre, alle ore 17, nella sala conferenze di via della Dogana Vecchia 5.
Sono chiuse le iscrizioni per il cui perfezionamento è possibile effettuare il pagamento della quota di euro 100 tramite bonifico da destinarsi entro il 23 ottobre a:
CENTRO PER LA RIFORMA DELLO STATO ONLUS
Banca di Credito Cooperativo – Agenzia di Roma 21
IBAN: IT96A0832703221000000002925
In alternativa è inoltre possibile effettuare il pagamento direttamente in contanti in occasione del primo incontro previsto per giovedì 19 ottobre.
Coloro che avranno seguito con continuità l’attività seminariale riceveranno un attestato di frequenza e potranno partecipare alla realizzazione di un volume collettivo, dedicato alla documentazione delle idee che avranno avuto modo di sedimentarsi nel corso degli incontri.

domenica 3 settembre 2017

Giorni selvaggi - Inizia la stagione torinese della letteratura internazionale

La grande stagione torinese della letteratura internazionale sta arrivando!
A partire da Settembre, il Circolo dei lettori con il Salone Internazionale del Libro portano a Torino il meglio della letteratura proveniente da tutto il mondo.
→ giovedì 7 settembre ore 21 | Circolo dei lettori RICHARD MASON Il respiro della notte (codice)
con Francesco Pacifico, scrittore
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→ lunedì 11 settembre ore 18 | il Circolo dei lettori FERNANDO ARAMBURU Patria (Guanda)
con Michela Murgia, scrittrice
in collaborazione con Guanda
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→ lunedì 11 settembre ore 21 | il Circolo dei lettori WILLIAM FINNEGAN Giorni Selvaggi (66thand2nd)
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→ martedì 12 settembre ore 18.30 | il Circolo dei lettori ELIZABETH STROUT Tutto è possibile (Einaudi)
con Elena Varvello, scrittrice
in collaborazione con Einaudi, Il Tempo delle donne e Pordenonelegge
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→ mercoledì 13 settembre ore 18 | Biblioteca Civica Centrale YU HUA Il settimo giorno (Feltrinelli)
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→ sabato 16 settembre ore 18 | il Circolo dei lettori NORMAN MANEA Corriere dell’Est (il Saggiatore)
con Andrea Bajani, scrittore ed Edward Kanterian, filosofo
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→ sabato 21 ottobre ore 21 | Scuola Holden COLSON WHITEHEAD La ferrovia sotterranea (Sur)
→ mercoledì 25 ottobre ore 18.30 | il Circolo dei lettori PATRICK MCGRATH La costumista (La Nave di Teseo)
→ martedì 21 novembre ore 21 | il Circolo dei lettori GEOFF DYER Sabbie bianche (il Saggiatore)
→ ottobre | il Circolo dei lettori ANDREW SEAN GREER Less (La Nave di Teseo)
Partner Scuola Holden Storytelling & Performing Arts, COLTI – Consorzio Librerie Indipendenti di Torino, Biblioteche Civiche Torinesi, Torino Rete Libri, Babel Libreria Internazionale
Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

venerdì 18 agosto 2017

festivalfilosofiasullearti 2017

Da venerdì 15 a domenica 17 settembre torna il festival della filosofia con (programma completo) lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli, cene filosofiche, Tra i protagonisti Bodei, Bianchi, Cacciari, Cucinelli, Galimberti, Marzano, Recalcati, Severino, Vegeti Finzi, Lipovetsky, Cliffor.

Il programma è stato illustrato presso la sede della stampa estera a Roma, per sottolineare ancora una volta la valenza non solo nazionale, ma internazionale che ha ormai assunto il festival, giunto alla sua diciassettesima edizione. Una edizione che presenta una novità organizzativa importante, nel segno della continuità. E' il primo festival diretto da Daniele Francesconi, che ha ereditato il compito dalla "mamma" del festival Michelina Borsari ora membro del Comitato scientifico permanente del festival. "Sarà una direzione nel segno della continuità - ha spiegato il neo direttore Francesconi - Ma con le antenne sempre alte per cogliere le novità dei nostri tempi, conoscere e far conoscere i nuovi volti della filosofia e del pensiero contemporaneo" pensatori che quest'anno saranno chiamati a confrontarsi con un tema quanto mai vasto e impegnativo: quello delle arti.
"Se si pensa all'arte il pensiero va subito all'opera d'arte, ai quadri, alle sculture - ha commentato Michelina Borsari - Noi invece vogliamo focalizzarci su quelle che sono le pratiche delle arti, il creare e le forme della creazione. Ecco esploreremo la radice comune e spesso sottovalutato della parola arti, quella che collega le arti alle tecniche che si trasforma negli oggetti fatti ad arte, con la maestria che accomuna artisti e artigiani Fino d arrivare alla messa in mostra di sè che caratterizza buona parte dell'epoca in cui viviamo. Sono tanti gli spunti che meritano di essere approfonditi e che ci aiuteranno a capire tantecose".
Per il territorio modenese questo  tema pemette di mettere in vetrina comuni che dell'arte del saper creare hanno fatto la forza e il traino della propria storia, specie sul piano economico, ma non solo. Gli artigiani del tessile a Carpi, quelli della ceramica a Sassuolo, quelli dei motori a Modena sono solo alcuni degli esempi sottolineati dai sindaci di Modena, Muzzarelli, di Carpi Bellelli, di Ssassuolo Pistoni nel salutare con entsiasmo la scelta di questo tema.