menti in fuga - le voci parallele

menti in fuga - le voci parallele / menti critiche / @Giovanni_Dursi / Atomi reticolari delle "menti critiche", impegnati nella trasformazione sociale e "messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale"

sabato 8 ottobre 2016

YES Women Empowerment in STEM

Nuovo eBook Wister: YES We_STEM

L’8 Marzo 2016 il MIUR, con il sostegno della sede italiana della Commissione Europea, ha lanciato il progetto “Le studentesse vogliono contare! Il mese delle Stem” promuovendo iniziative e approfondimenti per combattere gli stereotipi di genere e le discriminazioni.
“Il mese delle Stem” (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuole sensibilizzare gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado allo studio delle discipline scientifiche e tecnologiche, superando il divario di genere.

La rete WISTER (Women for Intelligent and Smart TERritories) ha colto l’occasione per organizzare presso la sede della Commissione Europea a Roma un evento intitolato Yes WE STEM (Women Empowerment in STEM) i cui lavori hanno generato questo eBook. Infatti, i contributi dei vari capitoli dell’ebook  vanno oltre gli interventi dell’evento e racchiudono ulteriori approfondimenti, elaborazioni e dati. E proprio le competenze, l’esperienza, la sensibilità, l’impegno e lo sforzo di ciascuna/o  delle autrici e degli autori hanno permesso di costruire un libro che rappresenta un prodotto editoriale ricco e originale, curato da Luciana d’Ambrosio Marri, Flavia Marzano e Emma Pietrafesa.
L’introduzione di Simonetta Di Pippo, Direttrice dell’Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico delle Nazioni Unite (UNOOSA) e le conclusioni diCatalina Oana Curceanu, prima Ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) e membro del Foundational Question Institute  (FQXi), rendono questo eBook ancora più prezioso.

Convegno internazionale su DECISION MAKING

Decision Making in Economic and Social Sciences between traditions and innovations

Si terrà dal 13 al 16 Ottobre 2016 a Resita (Romania) il Convegno internazionale su "Decision Making in Economic and Social Sciences between traditions and innovations" - ("Decisioni in economia e nelle scienze sociali fra tradizione e innovazione"), organizzato dall'Università di Resita (Romania), insieme all’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e dalla Mathesis, Società Italiana di Scienze Matematiche e Fisiche.
Ci sarà una vasta partecipazione come relatori di Docenti di Università italiane, romene e della Repubblica Ceca, oltre a Docenti della Mathesis. La Mathesis è soggetto qualificato per la formazione del personale della scuola ai sensi del DM n. 177/2000 e della Direttiva n. 90 del 2003, come risulta dal D.M. del 26 luglio 2007. Ai sensi della Nota MIUR -Direzione Generale del Personale della Scuola Prot. n. 0003096 del 02/02/2016 “le iniziative formative promosse da soggetti definitivamente accreditati come enti di formazione da parte del MIUR ai sensi della Direttiva 90/2003 sono riconosciute dall'Amministrazione Scolastica e quindi non necessitano di specifico esonero. Le stesse considerazioni valgono per ciascuna delle due Università di Resita (Romania) e di Chieti-Pescara. 
Il Convegno si propone di fare il punto sui modelli decisionali in ambito economico e sociale e di confrontare le culture e le tradizioni di Romania, Italia e Repubblica Ceca. Una particolare attenzione sarà rivolta alle decisioni in ambito scolastico, ad aspetti pedagogicie al recupero / valorizzazione delle tradizioni, viste come espressione della cultura dei popoli e punto di partenza per ogni processo innovatore. La parola chiave "decisione" è stata utilizzata per esprimere la volontà non solo di studiare e approfondire i vari aspetti culturali, economici, sociali ed educativi, ma anche di formulare proposte concrete per l'innovazione nel rispetto delle caratteristiche di ogni popolo. 
Il pomeriggio del 13 Ottobre sarà dedicato alla accoglienza dei partecipanti, alla reciproca conoscenza dei gruppi dei tre paesi e alla presentazione di particolari aspetti culturali e sociali. La mattina del 14 Ottobre vedrà la presenza delle autorità accademiche e scolastiche, ci sarà la presentazione di conferenze generali legate alle tematiche della pianificazione e delle decisioni nelle Scienze sociali, delle attuali problematiche economiche e del valore delle tradizioni. Seguiranno nel pomeriggio del 14 Ottobre numerosi interventi che riguarderanno le varie problematiche della società, della scuola, del welfare, e molte altre. La giornata del 15 Ottobre, mattina e pomeriggio, sarà dedicata alla scoperta delle tradizioni popolare romene, al loro confronto con quelle italiane, allo studio dell’ambiente e del territorio, anche con visite guidate nel territorio dell’Università ospitante. Coordinatori del Convegno sono la Professoressa Cristina Ispas, Docente di Pedagogia dell’Università di Resita, il Professore Gabriele Di Francesco, Presidente del corso di laurea in Servizio sociale dell’Università di Chieti-Pescara, e il professore Antonio Maturo, in rappresentanza della Mathesis (Società Italiana di Scienze Matematiche e Fisiche dal 1985), Ente nazionale di formazione degli insegnanti. I risultati attesi sono la formazione a livello europeo degli insegnanti dei vari ordini di scuola, la messa a punto dello stato dell’arte sui processi decisionali in atto nel sociale ed i recenti trend. Il focus del Convegno verte sul tema delle decisioni nelle scienze sociali, tema interdisciplinare per tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, per il cui profilo professionale sono rilevanti il problema delle decisioni nell’organizzazione della classe e dei collegi deliberanti, delle decisioni nella valutazione, nella progettazione, nelle strategie didattiche, e la conoscenza delle varie esperienze in ambito nazionale e internazionale.
Il tema delle decisioni viene illustrato in modo interdisciplinare da relatori di diverse aree scientifiche in un confronto di esperienze europee, con la partecipazione come relatori del Convegno di esperti di diverse nazioni.

Gianmaria Testa FULL Live @ Stand by Me - Racconti di un'estate

Gianmaria Testa in uno dei suoi ultimi concerti presso Scuola Holden a Torino nell'ambito della rassegna Stand by Me - Racconti di un'estate. Ecco il video

sabato 1 ottobre 2016

Alta formazione, tante contraddizioni


L’Università tra apocalittici e integrati

di Massimo Carlo Giannini

Un recente articolo di Sergio Rizzo ha puntato l’indice contro il familismo che alligna nell’Università italiana, facendo alcuni esempi impressionanti di figli, mogli e mariti che lavorano nei medesimi Dipartimenti. La denuncia nasce da alcune frasi di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anti-corruzione, circa i numerosi esposti sui concorsi universitari e il fatto che la fuga dei cervelli sarebbe legata alla chiusura dell’Università al merito. Il medesimo “Corriere della Sera” pubblica anche l’intervista a Roberta d’Alessandro, una studiosa italiana che insegna a Leida e racconta la sua esperienza di emigrazione accademica. La questione è stata poi ripresa da altri quotidiani in un fuoco di fila di denunce e racconti di casi personali, di fronte ai quali è facile cadere nella consueta disputa tra favorevoli e contrari, puntualmente manifestatasi nei social network. Da un lato, coloro i quali condannano la decadenza dell’Università italiana, sentina di ogni vizio nazionale, a cominciare dal familismo dei “baroni”. Dall’altro, coloro i quali affermano che si tratta di un attacco ingiusto, frutto di un complotto per screditare l’Università, e che il vero problema risiede nel sotto-finanziamento della ricerca.

I meccanismi della comunicazione, come è noto, giocano su sentimenti elementari: empatia o indignazione. In questa contesa tra apocalittici e integrati, per rubare la celebre definizione coniata da Umberto Eco, si rischia, però, di perdere di vista alcuni elementi importanti e di non compiere alcuna analisi costruttiva. In primo luogo, è sotto gli occhi di tutti il sostanziale fallimento della legge Gelmini di riforma dell’Università, varata nel 2010, che, lungi dall’abbattere il potere dei “baroni”, lo ha ampliato e cristallizzato. La legge prevede il divieto di assumere coniugi e parenti nel medesimo Dipartimento universitario. Ma è davvero questo il principale problema? Secondo i dati forniti da Giuseppe De Nicolao sul sito Roars parrebbe di no. Il vero guaio è che la legge Gelmini non solo ha chiuso le porte della stalla quando i buoi erano fuggiti, ma ha consentito (casualmente?) che la scelta dei docenti fosse demandata, in pratica, all’arbitrio di rettori e direttori di Dipartimento. Questi agiscono senza alcun contrappeso né responsabilità, purché riescano a soddisfare gli interessi dei gruppi d’interesse e di potere.
Dobbiamo dunque guardare ai meccanismi di reclutamento. Accanto all’abilitazione scientifica nazionale - una sorta di patente per la docenza universitaria, cui non corrisponde, però, un posto - concessa senza alcun tetto, la legge Gelmini ha previsto un sistema cervellotico di concorsi locali: alcuni riservati agli abilitati “interni” (coloro i quali già lavorano nell’Università che bandisce il concorso), altri “aperti” (interni ed esterni all’Ateneo che bandisce il concorso) e altri ancora, una percentuale infima, riservati ai soli “esterni”. Il fatto stesso che ogni singola Università abbia norme diverse per tali concorsi ha finito per creare una condizione di assoluta opacità, che favorisce, da un lato, chi detiene le leve del potere accademico e, dall’altro, impedisce la mobilità dei docenti fra Atenei, l’ingresso di “outsider” e di studiosi non italiani, all’insegna del più ferreo localismo. Con quali esiti sulla meritocrazia tanto evocata da ministri e rettori è facile intuire. Questa situazione è stata ulteriormente complicata dal fatto che i diversi governi hanno preferito aggiungere svariati canali straordinari di reclutamento (le varie tipologie di “chiamate” dall’estero): meccanismi che non hanno risolto la crisi della docenza universitaria e, a ben vedere, sono un vero e proprio monumento all’incapacità di metter mano a riforme incisive.
Rappresentare l’Università come il concentrato di tutti i mali italiani ha il sapore dell’ipocrisia in un Paese in cui si ama parlare di promozione del merito solo se riguarda qualcun’altro. Spesso poi si discetta di ciò che non si conosce: ad esempio i mass-media raccontano che i “cervelli in fuga” all’estero conquistano posizioni e stipendi molto più elevati di quelli che elargisce l’Università italiana, come se ciò fosse la riprova della corruzione accademica. In realtà essi ignorano che, da almeno due decenni, l’Italia paga i docenti di Scuola e Università molto meno di quanto faccia il resto dei paesi industrializzati. E, allo stesso modo, nel resto del mondo, si vincono le cattedre universitarie, in un’età che il sistema gerontocratico italiano definisce “giovane” (fra i 30 e i 40 anni). Insomma chi ha ottenuto un posto all’estero non è pagato di più perché più bravo di molti colleghi italiani, ma solo perché all’estero i docenti universitari sono assunti nell’età di maggior capacità intellettuale e pagati per ciò che sono e non come impiegatucci cui far timbrare il cartellino. Quello che fa la differenza - e tanto - è il sistema di selezione, che in Italia non riesce a uscire dalle secche di una cooptazione poco trasparente.
Come uscire da questa situazione? Se proviamo a ragionare a mente lucida, vediamo che le ricorrenti campagne di denuncia contro il familismo distolgono l’attenzione dal fatto che esso va affrontato con pragmatismo. Nelle tanto esaltate Università degli USA, la scelta dei professori è discrezionale - sulla base del curriculum - ed è prassi normale e perfettamente logica consentire all’eventuale partner del vincitore di trovare lavoro nelle medesime strutture universitarie, nel settore amministrativo, oppure, ove ne abbia le competenze, come docente. Alla base vi è l’idea che, se al Dipartimento interessa una o un docente, deve metterla/o nelle condizioni di avere anche una vita familiare serena, così da poter ottenere da lei/lui il massimo. Il tutto avviene nella massima trasparenza, senza alcuno scandalo. Nel caso italiano, al contrario, tutto è lasciato al retto sentire di rettori, direttori di Dipartimento e delle commissioni di concorso. Il che significa che regna l’irresponsabilità: le commissioni valutatrici - se vogliono - possono consentire l’ingresso nei ranghi accademici a personaggi degni del cavallo di Caligola fatto senatore, perché nessuno sarà chiamato a rispondere delle sue decisioni. Con l’effetto che basta un solo caso scandaloso a gettare discredito su tutto e tutti senza distinzione.
Un primo rimedio, se si vogliono impedire dinastie e localismi, sarebbe stabilire per legge che l’accesso ai vari ruoli (ricercatore, professore associato e professore ordinario) non possa avvenire nella medesima Università, né all’interno della stessa regione. In questo modo si incentiverebbe una mobilità virtuosa che farebbe circolare aria nuova nell’Università italiana e, forse, la renderebbe interessante per gli studiosi stranieri o emigrati.
La soluzione più semplice e radicale sarebbe poi sbaraccare il farraginoso e opaco sistema di reclutamento, in cui leggi e regolamenti servono solo a essere regolarmente aggirati, per liberalizzare la scelta dei docenti. Se il Dipartimento X vuole come professore un asino, che sia libero di chiamarlo. Ciò deve avvenire alla luce del sole e a patto che la produzione scientifica del vincitore sia sottoposta a una valutazione a posteriori da superare con almeno un “buono”. Qualora i risultati in termini di produttività e di qualità della ricerca del vincitore non fossero adeguati, la commissione che l’ha selezionato e il Dipartimento che l’ha scelto dovrebbero subire una penalizzazione economica: perché no, una significativa decurtazione dello stipendio ai selezionatori e ai fondi del Dipartimento. In questo modo sarà salva l’insindacabilità del giudizio scientifico delle commissioni di concorso, i cui membri saranno, però, finalmente responsabili delle loro scelte di fronte alla collettività.

Per la fotografia © Copyright ANSA - © Istituto della Enciclopedia Italiana

Questions

Islam e laicità francese: un concubinato complesso

di Stefano Carpentieri

Lo Stato rispetta e garantisce la libertà di religione. Ma cosa accade se una religione non rispetta le regole dello Stato

Quando si parla di Repubblica francese, vi sono delle parole che vengono in mente, prima di altre: “libertà, eguaglianza, fraternità”, senza dubbio, ma uno dei termini che meglio contraddistingue la macchina amministrativa francese è “laicità”.
Laicità tenuta in altissima considerazione, perché ottenuta in seguito a una lunga e dolorosa separazione dalla chiesa cattolica, culminata nella legge del 9 dicembre 1905 che pone fine al sovvenzionamento diretto del clero cattolico e sancisce l’assoluto controllo dello Stato sui tutti i luoghi di culto. Si completa quindi un processo di separazione tra Stato e Chiesa che era già iniziato con il Concordato napoleonico.
In breve, lo Stato laico è l’unico proprietario dei luoghi di culto e ne permette l’utilizzazione ai gruppi religiosi garantendone la manutenzione necessaria alla pratica. Per facilitare le relazioni tra l’amministrazione statale e la congregazione, quest’ultima è tenuta a organizzarsi in “associazioni di culto” e a fornire dettagliati rapporti sui fondi utilizzati per pagare i suoi rappresentati, i quali a loro volta pagano le tasse come tutti i cittadini.
Ma come si organizza lo Stato francese riguardo a quelle religioni che non erano rilevanti nel 1905 o rispetto a quei culti che non dispongono di una gerarchia clericale con la quale trattare? Più nello specifico: come si relaziona lo Stato francese all’islam?
All’indomani dell’attentato all’Hyper Cacher il primo ministro Manuel Valls invocava il divieto di finanziamenti esterni per il culto musulmano e il ministro degli interni Bernard Cazeneuve affermava che la Francia aveva bisogno di imam che conoscessero la lingua francese e i princìpi della Repubblica. Queste affermazioni sono rappresentative delle enormi difficoltà che sussistono nell’applicare pratiche di laicità all’islam.
Con un numero di fedeli stimato tra i 4 e i 6 milioni, l’islam è oggi la seconda religione di Francia; nonostante una presenza pluridecennale nell’esagono, i musulmani vivono in una condizione di crescente difficoltà e scissione dallo Stato francese. Senza dubbio un ruolo fondamentale è da attribuirsi ai recenti attacchi terroristici rivendicati dall’Is ed effettuati da sedicenti musulmani, ma le tensioni tra l’islam e la laicità francese hanno radici molto più lontane.
Già a partire degli anni Ottanta diverse personalità politiche si sono poste il problema della costruzione di un “Islam à la francese”; ossia di inquadrare la pratica della religione islamica in modo che lo Stato abbia un controllo diretto dei finanziamenti e possa accertarsi che la dottrina non professi valori contrari a quelli della Repubblica. Già nel 1988 l’allora ministro degli Interni Pierre Joxe cercò di inserire nell’agenda governativa una strutturazione del culto islamico; un secondo tentativo venne effettuato nel 1993 da Charles Pasqua che, assieme al “Consiglio rappresentativo dei musulmani di Francia”, rilanciò il dibattito.
Tuttavia i primi risultati concreti si sono visti solo nel 2003 con la creazione del tutt’oggi esistente Consiglio Francese del Culto Musulmano (CFCM). Questo organismo, strutturato come un’associazione di utilità pubblica (legge 1901) - avente come scopo la rappresentanza della comunità musulmana presso lo Stato francese - non ha di fatto alcun contatto con i fedeli, al punto che lo stesso ex-direttore Mohamed Moussaoui ha definito la sua esperienza “fallimentare”.
Non a caso, gli incidenti tra la comunità musulmana e lo Stato francese si sono moltiplicati: dal divieto, stabilito nel 2010, di portare il velo integrale (che sia niqab o burqa), alle continue difficoltà incontrate nella costruzione di luoghi di preghiera adeguati, al mancato inquadramento giuridico del mercato halal, al problema della radicalizzazione dei detenuti e alle partenze per il jihad (la maggior parte degli stranieri partiti per combattere in Siria per l’Is è di origine francese), per terminare, nel 2016, con il recente bando dei burkini (costumi da bagno che coprono integralmente il corpo della donna) da parte di diversi comuni nel 2016.
Tutto ciò su uno sfondo di crescente marginalizzazione sociale dei musulmani, per lo più residenti nelle banlieues (periferie) più povere, che a loro volta si ripiegano sulla loro identità culturale per difendersi dagli attacchi sempre più veementi; attacchi politici, ma non solo, in un Paese ove molte voci si levano per lamentare l’inconciliabilità tra islam e Repubblica.
La dottrina coranica prevede infatti un’unità di Stato e culto; in base a essa la legge sacra (sharia), che regola la vita dei cittadini sotto tutti gli aspetti, prevede che tocchi allo Stato permettere ai fedeli di praticare il culto, tramite la gestione dei luoghi di preghiera e il sostentamento dei predicatori, ossia gli imam. L’imam, a sua volta, non è un esponente di un clero, né è obbligato a seguire una formazione standardizzata, ma è “eletto” dalla umma (la comunità dei credenti) per le sue qualità. Diviene dunque impossibile per i musulmani di Francia ottenere che lo Stato sovvenzioni la pratica religiosa; altrettanto impossibile risulta per lo Stato francese controllare la dottrina predicata dai differenti imam, tanto più che i musulmani in Francia, per quanto si riconoscano in una comune identità opposta alla laicità, tra di loro non condividono la stessa dottrina.
Una commissione d’inchiesta parlamentare istituita lo scorso luglio ha confermato l’esistenza di molteplici comunità musulmane sul territorio francese, ognuna delle quali è legata inestricabilmente al Paese di origine. Le comunità maggioritarie sono la marocchina, l’algerina, la tunisina e la turca. Sono dunque i rispettivi Paesi che finanziano il culto musulmano inviando degli imam in Francia, pagandone gli stipendi e finanziando la costruzione e la gestione dei luoghi di culto. Infatti il Marocco nel 2016 ha versato 6 milioni di euro per il sostegno del culto musulmano in Francia, l’Algeria ha donato 2 milioni di euro alla grande moschea di Parigi, mentre risulta impossibile quantificare il contributo della Turchia, che viceversa transita direttamente sui conti degli imam distaccati.
Si crea pertanto il paradosso di uno Stato francese che, da un lato, vorrebbe integrare i cittadini di fede musulmana e assimilarli ai propri valori, ma, dall’altro, non può intervenire direttamente se non limitando le loro libertà secondo la dottrina della laicità dello Stato o della sicurezza e dell’ordine pubblico.
Nonostante queste difficoltà, l’islam ha sempre dato prova di un’estrema praticità e capacità di adattamento, tant’è vero che per lunghi secoli, tra il Medioevo e il Rinascimento, la cultura islamica è stata predominante nel bacino del Mediterraneo, come testimoniano i numerosi esempi di personalità di fede musulmana perfettamente integrati: uno per tutti Sadiq Khan, il nuovo sindaco di Londra.

Certo, Londra non è Parigi, ma ciò non toglie che per la maggioranza delle persone i musulmani di Francia sono ritenuti francesi a tutti gli effetti. Del resto l’integrazione non si persegue solo attraverso le politiche statali, ma è anche, e forse soprattutto, una questione di pratiche quotidiane.

Per la fotografia © Copyright ANSA

© Istituto della Enciclopedia Italiana

Adonis contro l'Islam totalitario

di Camilla Tagliabue

«La stragrande maggioranza della società araba è ancora dominata dall’ignoranza, dall’analfabetismo e dall’oscurantismo religioso… Purtroppo, bisogna constatare che il pensiero arabo, anche quello che viene definito moderno, rimane dogmatico e prigioniero di una mentalità tribale… Non siamo mai usciti dal Medioevo». A dirlo non è un politico reazionario né un militante di estrema destra né un cronista fallaciano (nel senso di Fallaci, non di fallace), ma un raffinatissimo poeta siriano, di formazione filosofica e studi internazionali, più volte candidato al Nobel e da anni di stanza a Parigi: Ali Ahmad Sai‘id Esber, alias Adonis.


Al di là della feroce invettiva storico-politica contro la confessione musulmana, quel che è più stimolante e inedito, in questo j’accuse intitolato Violenza e Islam, è l’interesse per la forma e metamorfosi linguistiche nel mondo islamico, perché – si chiede lo scrittore – «se la lingua non si è evoluta, come si può creare una modernità?». È la lingua, ad esempio, a smascherare lo strisciante sessismo e maschilismo di quella cultura: «Non esistono parole arabe per designare queste forme di maltrattamento nei confronti della donna, né alcun termine giuridico per nominare lo stupro coniugale». Quanto alla misoginia, «“vergine” si dice solo al femminile e la menopausa è l’“epoca della disperazione”… La donna è scomparsa a tutto vantaggio della matrice; la femminilità è stata ridotta a campo da coltivare per l’uomo». Pure della sessualizzazione del corpo, e viceversa della sessuofobia che costringe a coprirlo e velarlo, c’è traccia nel lessico: esistono, infatti, due lemmi per indicare il “corpo”, di cui uno è per «il corpo erogeno, libidico».
Da poco edito da Guanda (traduzione di Sergio Levi, pagg. 190, € 14,00), il saggio raccoglie lunghe conversazioni tra l’intellettuale e la psicoanalista Houria Abdelouahed, spesso troppo inchiodata al suo credo psicologico, così come Adonis è smaccatamente ateo: è questa duplice radicalità, forse, l’unico neo del libro, che nel complesso ha una encomiabile potenza drammatica e scuote più di tanti studi e variazioni sul tema. Lo choc è riservato soprattutto alle anime belle dell’intellighenzia progressista: qui non esiste il cosiddetto islam moderato perché «c’è un solo islam»: «L’uguaglianza e la democrazia non derivano dal testo coranico, né dalla storia degli arabi, ma dal mondo occidentale». Anche l’Occidente tuttavia ha le sue colpe, che sono – come sopra – in primis linguistiche: la parola “burqa”, ad esempio, non dovrebbe essere usata per designare il velo integrale, poiché significa “pecora, bestia da soma”. Politicamente poi l’Occidente «ha sempre contribuito al mantenimento delle dittature nel mondo arabo. E oggi sostiene i fondamentalisti».
Il pamphlet è decisamente sbilanciato sulla Pars destruens, anche perché, a detta dei due autori, finora poca o nulla è stata la messa in discussione dell’islam, del suo Testo, della sua Storia: «Nel mondo arabo manca dolorosamente, ancora oggi, un lavoro storiografico… C’è evidentemente una mancanza di spirito di ricerca e di innovazione. Si direbbe che agli arabi manchi una sana tendenza a mettere in discussione le cose». Nemmeno la recente “Primavera” è stata «una rivoluzione, bensì una guerra di matrice confessionale, tribale e non civica, musulmana e non araba… Ciò che è in corso a partire dal 2011 è una sorta di ritorno al pre-umano, al selvaggio». Nei secoli, i moti rivoluzionari interni e le rivolte progressiste sono stati pochi e risibili: prima repressi nel sangue e poi epurati dalle cronache ufficiali, senza che si potesse sedimentare alcuna memoria storica o coscienza civile.
L’islam è una religione «totalitaria», intrinsecamente politica, e quindi, per contro, la politica è sempre confessionale. Bandita la laicità, la fede è stata facilmente strumentalizzata a fini di controllo politico e arricchimento economico, come ha dimostrato l’Isis, il quale, «per estendere il proprio potere, si impadronisce dei pozzi di gas e di petrolio e si arricchisce vendendo pillole ai jihadisti. Ancora una volta, denaro e sesso». L’islam «è nato come potere politico ed economico, e fin dall’inizio ha adottato la violenza delle guerre e delle conquiste… L’altro va annullato in quanto altro. Di qui la violenza che pervade il jihad».
La guerra santa non ha risparmiato neanche la mistica e la spiritualità, in una religione, peraltro, «le cui basi erano più pulsionali che simboliche». Il paradiso è diventato una promessa materiale di carne vergine, «bere, magiare e copulare». La donna è ridotta a «un sesso, un oggetto», mentre l’uomo è «un libertino». Altro grave delitto è quello della cultura e dell’arte: la poesia e la filosofia sono state osteggiate e censurate, decretando la scomparsa della «dimensione estetica e di quella scientifica… Questa Umma (comunità, ndr) non ha alcuna presenza creatrice in alcun settore della civiltà umana. Nel mondo contemporaneo gli arabi sono assenti. È la morte». Oltretutto, la fede ha annichilito se non annientato l’io, la soggettività e quindi il libero arbitrio: il futuro, il progresso è tutto e solo nel passato, sempre idealizzato, e «il Testo è più importante della realtà».
Nell’apocalittica visione di Adonis, l’unica «speranza è che l’Isis rappresenti il canto del cigno di questo islam… Se guardiamo da vicino la sua bandiera nera, notiamo che mancano i punti diacritici. Persino la scrittura è invitata a regredire». Più che un Profeta, alla causa araba servirebbe un degno Poeta, o almeno un correttore di bozze.

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

domenica 25 settembre 2016

destinazionearte.it compie un anno !

Destinazionearte.it compie un anno !

Intervento dell'artefice ed amministratore dei web site http://www.destinazionearte.it/, nonchè fotoartista, Claudio Cecamore:
https://it-it.facebook.com/public/Claudio-Cecamore
« Qualche tempo fa, saranno almeno un paio di anni, avevo un pensiero, un desiderio che mi girava per la testa: volevo realizzare un sito che si occupasse di arte e di artisti. Volevo contribuire a diffondere la conoscenza sia dei grandi artisti del passato che di quelli di oggi, volevo creare una piazza virtuale, un punto di incontro tra chi l'arte la crea (o l'ha creata in passato) e chi di quell'arte vuol godere. Una mattina, con quei pensieri nella testa, passeggiavo per Francavilla al mare, in provincia di Chieti, quando casualmente incontrai quello che allora per me era soltanto il Professor Pasqualone e che oggi, ma non da oggi, è diventato il mio amico Massimo.
Prendemmo a camminare assieme chiacchierando delle cose che ci avvicinano, del nostro comune amore per l'arte, dei progetti realizzati e di quelli ancora da immaginare e, ad un certo punto, il mio amico Massimo mi dice più o meno queste parole: "Sai Claudio da un po' di tempo c'è un pensiero che mi gira per la testa, mi piacerebbe realizzare una associazione che si occupi di arte e di artisti; una asssociazione con cui contribuire alla diffusione della conoscenza dell'arte, uno strumento capace di funzionare da punto di incontro tra chi l'arte la crea e chi di quell'arte vuol godere."
Simili coincidenze non sono frequenti, per questo quando capitano non vanno ignorate. E così è nata la collaborazione tra l'Associazione di cui parlava Massimo col sito che io immaginavo. E' stato un percorso lungo e qualche volta faticoso quello che è iniziato quel giorno, ma che alla fine ci ha portati fin qui.
Qualche parola sul sito.
La prima scelta è stata relativa all'impostazione complessiva del sito stesso, una scelta  stilistica volutamente semplice ed essenziale perchè nostro desiderio non è quello di stupire con effetti speciali, ma di conquistare il visitatore con la forza dei contenuti. Le sezioni più importanti del sito sono la Pagina principale, le Gallerie ed il Calendario eventi.
Nella Pagina principale pubblichiamo i contributi dei nostri collaboratori, contributi che trattano di eventi attuali (il vernissage di una mostra, la presentazione di un libro o l'uscita di un film) oppure trattano di storie del passato (storie di artisti, di eventi, di opere). A proposito di Collaboratori tengo molto a citare la nostra inviata speciale nel mondo dell'arte, Ada Pianesi Villa, che cura per noi una rubrica nella quale ci racconta dei suoi "incontri" con i grandi autori della storia dell'arte, incontri avvenuti in occasione dei suoi numerosi viaggi in giro per l'Europa e non solo, viaggi durante i quali sempre la nostra amica non perde occasione per visitare mostre e musei. Col suo stile agile e leggero Ada ci porta con se per mano a questi incontri. Grazie Ada.
Altra rubrica molto gradita dai nostri internauti è "La nobile arte di capire il mondo" curata per noi dal Filosofo nostro amico Giovanni Dursi. Recensioni di libri a carattere sociale o filosofico scelti con cura e sviscerati nel profondo con intento divulgativo ne sono l'oggetto. Gli argomenti proposti da Giovanni non sono propriamente argomenti di cui normalmente ci si occupa ogni giorno nel nostro quotidiano, ma proprio per questo vanno vissuti come opportunità per accedere ad un pensiero "altro" che ci serve come chiave se e quando anche noi vogliamo cimentarci nella nobile arte di capire il mondo. Grazie Giovanni. Altra sezione importante del nostro Sito sono le Gallerie con le quali diamo agli artisti che lo desiderano la possibilità di esporre le loro opere. Le gallerie offrono quella visibilità che solo il web può dare (24 ore su 24 accessibili da ogni dove) e qualche volta anche con ritorni tangibili in termini di richieste di acquisto di alcune delle opere esposte. Per noi le gallerie rappresentano una scommessa che vogliamo vincere e la scommessa è dare la maggior visibilità al maggior numero di artisti e viceversa, dare la possibilità al maggior numero di persone di conoscere Autori ed opere di cui altrimenti forse non avrebbero mai nemmeno sospettato l'esistenza. Il Calendario eventi infine è un calendario appunto che da conto di eventi, sempre di natura artistica, che avranno luogo nel breve; stiamo parlando dunque di un valido strumento attraveso il quale chi organizza eventi può liberamente darne notizia al nostro vasto pubblico e allo stesso tempo dove il pubblico può informarsi su quel che accade di interessante in ambito artistico.
Vorrei dare adesso qualche numero per render conto della penetrazione che il nostro sito sta registrando tra il pubblico: in un anno di presenza sul web le nostra pagine hanno ricevuto mediamente oltre le 4.000 visite ciascuna, mentre il numero complessivo di pagine visitate, calcolate per difetto, si aggira attorno alle 110.000 unità. Niente male direi per un sito che si occupa di Arte e che si regge con le sole sue forze. Vi ho tediato a sufficenza, non mi resta che ringraziare il Prof Massimo Pasqualone per avermi invitato oggi qui, ringrazio tutti i collaboratori di destinazionearte.it che ci aiutano nel nostro lavoro senza alcuna ricompensa oltre la nostra gratitudine e la consapevolezza di aver lavorato per un fine veramente importante.
Ringrazio le autorità presenti, gli amici, gli artisti e tutto il pubblico che ci ha seguito sin qui. Grazie e appuntamento a tutti sulle pagine di www.destinazionearte.it. »
L'anno trascorso è festeggiato con 10 giorni di iniziative presso il Museo Colonna di Pescara (MUSEO D'ARTE MODERNA VITTORIA COLONNA Lungomare G. Matteotti, 131 - 085 428375) e con la seconda edizione del Simposio Internazionale di Arte Contemporanea "Ut Pictura Poesis".
http://www.rete8.it/cronaca/123-arte-al-colonna-gemellaggio-pescara-san-marino/
Il critico d'arte abruzzese Massimo Pasqualone, in qualità di presidente dell'Associazione Irdi-destinazionearte, cura l'evento collegato alle celebrazioni per il primo anno di attività della Associazione e del nostro Sito. Nella occasione, presso le prestigiose sale del Museo D'Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara, ha luogo la seconda edizione del Simposio Internazionale d'Arte Contemporanea "Ut pictura poesis" che vedrà esposte le opere dei nostri Artisti. Ci sarà inoltre un nutrito gruppo di poeti nostri associati le cui opere abbiamo pubblicato in una preziosa collana originale. L'inaugurazione ha avuto luogo il giorno 21 settembre alle ore 17 alla presenza di Sua Eccellenza Giuseppe Maria Morganti Segretario di Stato Istruzione e Cultura della Repubblica di San Marino e di numerose autorità tra le quali ricordiamo:
Lucrezio Paolini Vicepresidente del Consiglio regionale d'Abruzzo;
Umberto Di Primio Sindaco di Chieti;
Enzo D'Ottavio Sindaco di Ortona;
Fabio Adezio Sindaco di Miglianico;
Piergiuseppe Mammarella Sindaco di Vacri;
Lorenzo Di Sario Sindaco di Canosa Sannita;
Enzo Catani Sindaco di Picciano;
Alberico Ambrosini Sindaco di Moscufo;
Walter Di Laudo Sindaco di Celenza sul Trigno:
Katja Baboro Sindaco di Torrevecchia Teatina;
Angelo Radica Sindaco di Tollo;
Riccardo De Dominicis Assessore alla cultura dei Civitella del Tronto;
Mario Giannantonio Vicesindaco di Anversa degli Abruzzi;
Pino Candeloro Presidente Sincarpa;
Gianfranco Marsibilio Presidente Ente Mostra Artigianato Guardiagrele;
Giancarlo Cicolini Presidente Ipasvi Chieti;
Angelo Allegrino Presidente Ascom Abruzzo;
Sen. Tommaso Coletti Presidente Abruzzo Popolare;
Anna Maria Giusti D.S. Itis Chieti.
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2016/09/20/news/museo-colonna-ottanta-artisti-e-venti-poeti-in-rassegna-1.14130432